Massimo Fini: “Patrimoniale per evitare possibili disordini sociali”

(di Massimo Fini – massimofini.it) – L’ultimo rapporto Censis ci dice, in sostanza, che nel periodo Covid i poveri sono diventati più poveri, i ricchi più ricchi. In realtà il Covid non fa che evidenziare un fenomeno, quello del progressivo aumento delle disuguaglianze fra ceti ricchi e ceti poveri, che ha inizio praticamente col capitalismo (al punto in cui siamo arrivati siamo costretti a riutilizzare il linguaggio di Marx). In un documento della Fao che risale a metà degli anni Settanta si dice: “L’analisi storica dello sviluppo dimostra che l’accumulazione del capitale privato o statale, il passaggio dall’economia contadina all’economia industriale e urbana, ha avuto in un primo tempo come conseguenza un aumento delle disuguaglianze”. Del resto Alexis de Tocqueville che visse il passaggio dal mondo contadino a quello industriale nel saggio Il Pauperismo (1835), dopo un viaggio in Europa constata, con una certa meraviglia, che nei Paesi che hanno già imboccato la via dello sviluppo industriale, per esempio l’Inghilterra, ci sono più poveri che nei Paesi che quella strada non l’hanno ancora iniziata. Ma c’è molto da discutere sul fatto che solo “in un primo tempo”, come scriveva la Fao, il capitalismo industriale abbia prodotto un aumento delle disuguaglianze. Se nei Paesi europei si è potuto affermare per più di un secolo e mezzo un forte ceto medio, che faceva da cuscinetto fra i più ricchi e i più poveri, è perché erano da poco risuonate le sacre parole della Rivoluzione francese liberté, égalité, fraternité che proprio la Francia, l’Inghilterra, il Belgio davano inizio al colonialismo sistematico. Cioè rapinavano le risorse dei Paesi terzomondisti. Questa pacchia ebbe fine col declinare del colonialismo dopo la seconda metà del Novecento. È in questo periodo che riemergono nei Paesi europei fortissime disuguaglianze di classe. Prendiamo l’Italia, che è poi il Paese che qui ci interessa. Ne La Ragione aveva torto? (1985), che fotografa la situazione dell’Italia degli anni Ottanta, scrivevo: “Il decile più ricco, cioè il 10% che sta alla sommità della piramide sociale, ha il 29,9% del reddito complessivo rispetto al 2,4% del decile più povero, i ricchi cioè hanno un reddito che è 12,5 volte quello dei più poveri”. Ma il dato più sconcertante lo si ha se si mettono a raffronto le ricchezze invece dei redditi. Nell’Italia degli anni Ottanta il 6,7% delle famiglie deteneva il 42% della ricchezza totale e il 15,8% si spartiva il 66% della ricchezza. Per contro il 47,8%, cioè quasi la metà della popolazione, aveva lo 0,8%. Da allora la situazione in Italia, ma il problema è mondiale, non ha fatto che peggiorare. Secondo un rapporto della Banca d’Italia del 2018, “Nel decennio tra il 2006 e il 2016, i due decili più bassi della ricchezza netta sono passati, rispettivamente, da 2.300 a 1.100 euro e da 12.000 a 6.200 euro”.

Il problema, dicevamo, è mondiale. Forbes pubblica ogni anno un elenco degli uomini più ricchi del mondo che, rappresentando nei rispettivi Paesi l’1% della popolazione, detengono la metà e oltre della ricchezza nazionale. Per esempio negli Stati Uniti l’1% dei più ricchi detiene circa il 38% della ricchezza Usa. Lo stesso fenomeno si riscontra peraltro nei Paesi cosiddetti terzomondisti. La Nigeria, che è il Paese più ricco di quella che una volta chiamavamo Africa Nera, ha il più alto numero di poveri. Ma per tornare in Italia assistiamo, proprio in base ai dati che abbiamo fornito, a una progressiva scomparsa del ceto medio: alcuni entrano a far parte dell’empireo dei ricchi, ma molti di più scendono nella caienna della semipovertà o della povertà tout court i cui livelli si sono ulteriormente abbassati (quelli che nell’Italia di oggi sono sotto i livelli ufficiali di povertà, negli anni Ottanta sarebbero stati considerati dei benestanti o quasi). Le democrazie occidentali dovrebbero essere molto più attente a questo fenomeno perché il ceto medio è storicamente il collante fra i ceti ricchi e i ceti poveri, dando a questi ultimi la speranza di accedere, grazie alla mobilità sociale, a livelli superiori. Fra le cause che portarono al Fascismo ci fu anche il forte indebolimento nel dopoguerra del ceto medio (i ricchi, speculando, erano diventati ancora più ricchi e i poveri ancora più poveri). Ecco perché la proposta di Beppe Grillo di una “patrimoniale” non ha solo un senso equitativo, ma anche l’obiettivo, molto poco rivoluzionario, di evitare disordini sociali che in Italia, ma prima ancora in Francia, hanno fatto capolino col Covid. In Spagna il governo socialista di Pedro Sánchez e di Podemos una “patrimoniale”, della cui complessità non è il caso di rendere conto qui, l’ha varata. Perché in Italia al solo sentire il termine “patrimoniale” si fa il ponte isterico come le prefiche d’antan?

8 replies

  1. Perché di patrimoniali ne paghiamo di già anche troppe: IMU, bollo di circolazione, accise sulla benzina etc.
    A me basterebbe che Amazon, Google, FIAT( comunque si chiami ora), Eni ( che è pure di Stati) pagassero le tasse in Italia e non in Olanda.
    Costui ( che si atteggia a professore di Storia dimentica che le Rivoluzioni americana e poi francese originarono da problemi di TASSE. Ne vuole vedere un’altra di persona?
    Altre tasse? No, grazie.

    "Mi piace"

    • @paolodiamante Roma
      Non è buona norma mescolare tra loro cose diverse nello stesso cesto: si rischia di aumentare la confusione
      che già regna sovrana di suo.
      Quelle che tu hai citato sono tasse, imposte, bolli, gabelle, accise e quant’altro, ma ben poco hanno a che vedere
      con una patrimoniale sulle grandi ricchezze.
      Per quanto possano essere odiose le tasse, non esiste altro modo per assicurare ai cittadini, anche a quelli che
      non dispongono di cespiti sufficienti, servizi essenziali quali Sanita, Scuola, Tutela giudiziaria, Difesa, Ordine pubblico,
      Protezione civile, etc.etc.
      Si può discutere su come sia poi organizzata la divisione e la distribuzione delle risorse, ma non sul fatto incontrovertibile
      che non può esistere e funzionare uno Stato se tutti i suoi cittadini, ognuno secondo le proprie possibilità, non
      contribuiscono a fornire quelle risorse.
      La patrimoniale di cui scrive Fini e di cui si discute in questi giorni, spesso in toni apocalittici, è un contributo straordinario
      da parte di chi può permetterselo a vantaggio dell’intera cittadinanza.
      Si può essere in totale disaccordo sia per motivi pratici che ideologici, ma richiamare alla memoria le Rivoluzioni
      americana e francese riducendole ad una querelle innescata da problemi di tasse, pur se quei problemi furono importanti
      e pesarono non poco, mi sembra quanto meno un eccesso di semplificazione. Cordialità

      Piace a 1 persona

  2. paolo diamante Roma
    Egregio è vero ci sono troppe tasse, tanti balzelli che pesano nella quotidianità, perchè i politici sono dei codardi, tanti piccoli oboli distribuiti non s’incolpa nessuno in particolare.
    I problemi sono due, a parer mio, la mostruosa evasione ed ELUSIONE e la poca distribuzione della ricchezza.
    Le tasse dovrebbero servire anche per una più equa redistribuzione del reddito, costituzione docet.
    Riguardo all’ aggressiva e scorretta concorrenza sulle tasse delle imprese o holding, la battaglia deve essere fatta all’interno delle istituzioni europee, come ha ricordato all’Olanda Conte, in occasione della riunione per i fondi del Recovery

    Piace a 2 people

    • Egregio Adriano, per completezza: la battaglia con l’Olanda si farà nelle sedi europee opportune, A me piacerebbe ( ma è un SOGNO) che un governo italiano dicesse a brutto muso: vuoi guadagnare in Italia? paghi le tasse qui, Se no, no. E fai pure ricorso all’UE, intanto qui da noi non vendi uno spillo e se ci provi ti sequestro, per motivi di SICUREZZA nazionale, sedi, stabilimenti e magazzini. Perché quella che ci stanno facendo è una GUERRA.
      Altrettanto feroce dovrebbe essere la repressione del traffico di droga.
      Poi, naturalmente, arriverebbero i collusi (o i consumatori) con tutta la loro artiglieria pesante di propaganda e pseudo economisti/ scienziati/ politici/ giornalisti al seguito.

      Piace a 2 people

      • paolo diamante Roma

        egregio
        ti sei dato la risposta da solo
        c’è sempre chi fa parte della QUINTA colonna

        per i millennials:
        Una quinta colonna è un’organizzazione a carattere militare (più o meno informale) che opera clandestinamente all’interno di una nazione o città per favorire l’invasore o il nemico.

        "Mi piace"

  3. un esempio tanto per gradire e capire di quello che stiamo parlando

    “Alberto Forchielli indagato: evasione fiscale per 3,9 milioni di euro”

    "Mi piace"

    • Egregio, grazie dell’info. Ho scoperto che mentre io giuravo varie di ” essere fedele alla Repubblica, di osservare fedelmente la Costituzione e tutte le sue leggi, per il pubblico bene” costui, figlio di un professore universitario e nipote di un parlamentare DC di subito dopo la guerra, si laureava e prendeva un master alla Harvard business scuola di Boston per finire una carriera di privatizzazioni e imprenditoriale con lo scrivere il libro ” Muovete il culo! Lettera ai giovani perché facciano la rivoluzione in un paese di vecchi ed. Baldini &Castoldi 2018″.
      Se poi uno finisce indagato per evasione fiscale, non mi stupisce.

      Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...