Selvaggia Lucarelli: “Milano piegata e i colpevoli che stanno zitti”

(di Selvaggia Lucarelli – Il Fatto Quotidiano) – “Io, col fidanzato fuori regione, condannata alla solitudine”. Cara Selvaggia, mi chiamo Francesca, ho 32 anni e sono di Genova: una delle tante “congiunte fuori regione” che non potrà vedere i propri affetti per l’assenza di una “comprovata necessità”, come si evince dall’attuale dpcm. E siamo in tantissimi, con questo problema. Ma purtroppo non siamo stati presi in considerazione, fin dallo scorso lockdown. Mentre il Governo pensa a come mandare avanti l’economia, in particolare durante il periodo natalizio, noi rimaniamo nell’ombra. I nostri affetti e sentimenti sono forse di minore importanza? Valgono meno di un pranzo o del fatturato? Non chiediamo una sorta di liberi tutti, non chiediamo di fare i turisti, chiediamo solamente di essere ascoltati.

C’è una miriade di famiglie, sorelle, fratelli e fidanzati divisi da questo dpcm che per l’ennesima volta non ha inserito un’autocertificazione con la voce “spostamento per visita ad affetto stabile”. Questo è quello che chiediamo. Una sensibilità maggiore per un argomento così delicato. Continuiamo a lavorare, a produrre, a trascorrere giornate lavorative come se nulla fosse, per poi tornare a casa con la consapevolezza e l’amarezza nel cuore di non sapere se e quando potremmo rivedere il nostro caro. Siamo soli, spesso, in città non nostre, lontani dalle famiglie di origine o da un fidanzato. Prima di questa pandemia, le storie d’amore e d’affetto proseguivano diversamente. Si lavorava tutta la settimana, aspettando il weekend per riabbracciare il nostro amato, o i genitori, o fratello o sorella. Ora invece tutto è cambiato.

Io lavoro in ospedale, con persone malate e sofferenti. Adoro il mio mestiere, ma sapere che nelle giornate di riposo avrei visto il mio amore, mi permetteva di staccare la spina: l’amore si sa, va oltre ogni confine. Ora sono a contatto con pazienti Covid 19 ogni giorno: è stancante, è frustrante e sapere che nei miei turni liberi non potrò rivedere il mio amore, è ancor più avvilente. Ti senti impotente. Mi rivolgo a lei che sa dar voce a battaglie ed ingiustizie. Grazie per l’attenzione.

Francesca Rizzi (una congiunta fuori regione). Cara Francesca, capisco bene il suo punto di vista e le sono vicina, ma credo che dopo quello che è accaduto quest’estate (libera circolazione da nord a sud, vacanze e ricongiungimenti), non possiamo permetterci di far circolare di nuovo il virus ovunque. Se è vero che il Nord, purtroppo, è ormai in una situazione complessa, alcune regioni del centro e del Sud hanno ancora una situazione gestibile. Dobbiamo proteggere gli altri. I fidanzati aspetteranno (e qualcuno eviterà il cenone con la suocera, vediamo il lato positivo).“Chi è responsabile rinunci alla libertà”.

Cara Selvaggia, ieri sera ero sul divano con mio marito a guardare La casa di carta (forse eravamo tra i pochi a non averla ancora vista). Eravamo stravolti, per tanto tempo non abbiamo guardato la tv. Abbiamo due bimbi piccoli e mio marito è un anestesista rianimatore, pertanto la pandemia ci ha tolto quella pochissima libertà che avevamo. Torniamo però al film. Eravamo alla puntata “post colpo”, dove l’ispettore si muove in un mercatino affollato tra la gente. Io e mio marito ci siamo guardati un secondo e abbiamo messo in pausa la tv. Sai qual’è stato il primo pensiero nel vedere quella scena? Ma perché sono tutti senza mascherina? Potrebbe sembrare una sciocchezza se non fosse che davvero solo ieri ho preso consapevolezza di quanto questo virus ci abbia stravolto la vita. Forse non a tutti. Sicuramente a molti. Eppure io, essendo accanto ad una persona che a marzo era all’inferno e che ora ci è tornato, sapevo bene che la guerra sarebbe stata lunga e dura, durissima. Quello che non immaginavo è che avrebbe stravolto la mia mente che ad oggi non riesce più ad immaginare una quotidianità libera. Questo virus ci ha tolto quanto di più prezioso esista al mondo dopo la salute: la libertà. Sicuramente l’ha tolta a chi vive responsabilmente questo dramma. Vivo a Milano e quello che vedo è un disperato bisogno di fare finta che vada tutto bene, ma nulla va bene.

Continuano a snocciolare numeri e colori ogni giorno, ma nessuno parla dei medici allo stremo, costretti a turni massacranti per cercare di assistere quanti più pazienti possibili. Nessuno parla dello loro famiglie, dei loro bimbi, che continuano a chiedere perché il loro papà o mamma è sempre via e perché indossa la mascherina anche a casa. Nessuno dice che lo smart working è una giungla ingestibile, perché unisce vita privata e lavoro in un continuum sine die. E poi i bambini, cui è rimasta solo la scuola (per fortuna), ma al primo colpo di tosse devi tenerli a casa. E li devi gestire mentre lavori, senza aiuti per non mettere in pericolo nessuno e possibilmente isolarli dal resto della famiglia. Dal fratello o dalla sorella perchè possono contagiare altri bimbi. Dal papà (o dalla mamma) che non si può permettere di ammalarsi, perchè un medico in meno oggi fa la differenza. E questo è “solo” il piccolo dramma di una famiglia. Immaginiamo chi ha dovuto chiudere un’attività o ha perso il lavoro, e ora non sa come arrivare a fine mese. Insomma Milano non ce la fa. Vorrei urlarlo a chi ci governa che Milano non ce la fa. Credo però che serva a poco. Con affetto, S.A Milano urlano in parecchi da mesi, ma l’assessore alla sanità Gallera è probabilmente a fare jogging con le cuffiette alle orecchie.

1 reply

  1. Purtroppo questo virus ha cambiato la vita un po’ a tutti, chi negli affetti, chi nel lavoro sfiancante e a rischio dei sanitari, o di chi il lavoro lo ha perso, come dipendente o imprenditore, non possiamo però prendercela con il governo, che di solito ha molte colpe, ma questa volta io non mi sento di incolpare nessuno, tutti dobbiamo fare la nostra parte, proteggendoci, usando il di stanziamento sociale se se serve ad uscire da questa crisi, smettiamo di lamentarci con qualcuno al di fuori, perché non serve a nulla, forse paghiamo uno stile di vita un po da rivedere, questo si potrà fare, se si avrà il coraggio, solo dopo essere usciti da questa crisi globale, ricordiamolo.

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