Utili stellari, lavori al palo: perchè la “famiglia è felice”

(di Carlo Di Foggia – Il Fatto Quotidiano) – Sarebbe la storia di uno degli investimenti più fortunati che si ricordino nel capitalismo italiano. Se non fosse che non c’è stato nessun investimento. La famiglia Benetton, che insieme a un’allegra compagnia di soci ha preso Autostrade a inizio degli anni 2000 ha incassato una fortuna senza, per così dire, soldo ferire. Una redditività stellare, in un settore senza concorrenza, gestendo un monopolio naturale. Per usare le parole di Gianni mion, da 30 anni tutore finanziario della famiglia, intercettato dai pm genovesi, “il vero problema è che le manutenzioni le abbiamo fatte in calare, più passava il tempo e meno facevamo… Così distribuiamo più utili… E Gilberto e tutta la famiglia erano contenti…”. Gilberto, morto a ottobre 2018, è l’artefice della trasformazione finanziaria del gruppo di Ponzano Veneto, racchiuso nella cassaforte Edizione, che controlla il 30% di Atlantia, che a sua volta controlla Autostrade per l’italia (Aspi). I numeri illuminano la “contentezza ” della famiglia.

Dalla privatizzazione (1999) a oggi, Aspi ha distribuito quasi 11 miliardi di dividendi. Solo dal 2009, parliamo di 8 miliardi, la quasi totalità degli utili fatti dal concessionario e confluiti in Atlantia, che a sua volta ha staccato quasi 7 miliardi di dividendi. A Edizione è andato circa un terzo di questo flusso gigantesco di denaro: poco più di due miliardi (e ben oltre 3 miliardi se si parte dal 1999). E questo senza considerare il vantaggio patrimoniale di controllare un colosso che, grazie al bancomat Aspi, è diventato un impero infrastrutturale e che pre-morandi valeva 20 miliardi in Borsa. A queste cifre andrebbero aggiunti i 7 miliardi di debiti contratti per scalare Autostrade ormai 20 anni fa e poi scaricati sulla società. Benetton e compagnia non hanno speso un euro di tasca propria. Come ha magistralmente ricostruito l’economista Giorgio Ragazzi ( La svendita di Autostrade, Paper First) già cinque anni dopo essere entrati in Aspi, avevano quintuplicato il valore di quanto speso “senza aver costruito nemmeno un chilometro di rete e avendo realizzato meno di un quinto degli investimenti previsti nella concessione”. Straordinario.

Aspi ha avuto negli anni in media un margine operativo lordo del 50%, scandalosamente alto per la gestione di un monopolio naturale e con pochi eguali nel mondo delle infrastrutture. Come è possibile? Dal 2008 – primo anno di gestione effettiva di Giovanni Castellucci (l’uomo che oggi i Benetton e Atlantia accusano di aver fatto tutto da solo) – fino a oggi, Aspi ha ottenuto un aumento del 27% dei pedaggi grazie a ministeri compiacenti nonostante un traffico in lieve calo: è dunque bastato tenere a freno le manutenzioni per trascinare gran parte di quell’aumento in profitti destinati ad Atlantia.

La spesa per investimenti di Aspi è passata da 1,15 miliardi del 2009 a 475 milioni nel 2018, quella per manutenzioni ordinarie è stata sempre inferiore ai 300 milioni l’anno. È la stessa Aspi che ammette di aver lesinato: oggi l’ad di Autostrade, Roberto Tomasi (già numero due di Castellucci), promette di “raddoppiarle nei prossimi 5 anni”. Finora ha detto che le avrebbe aumentate del 40%. Se va bene sono 400 milioni, poco più di quanto fatto dopo il disastro del Morandi.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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7 replies

  1. E’ sensato pensare che chi ha permesso tutto questo, cioè i politici di destra vera e finta sinistra
    che hanno gestito negli anni il patrimonio pubblico delle infrastrutture, lo abbia fatto per umana
    simpatia nei confronti della famiglia Benetton e annesso sottobosco finanziario/imprenditoriale?
    E’ lecito che i responsabili politici del furto attuato a scapito di tutti gli Italiani, formalmente proprietari
    della rete autostradale, nascondano le loro gravissime responsabilità e complicità dietro le candide
    chiome dei Miracolati di Ponzano Veneto?
    Eppure raramente capita di leggere sulla Grande Stampa nomi, cognomi e appartenenza politica
    di questi autentici “traditori della patria”.
    I Mion, i Castellucci, i Benetton sono diventati il bersaglio dell’esecrazione di una pubblica opinione
    che ha avuto bisogno di decine di morti innocenti per destarsi dal suo sonno letargico, ma chi e perché
    ha reso possibile tutto questo non è affatto stato chiarito né dalla stampa (e come stupirsi?) né dalla
    magistratura (e neanche di questo, purtroppo, possiamo stupirci) né tanto meno dalla politica che
    anzi tenta ancora di spargere cortine fumogene sulla incredibile e dolorosa vicenda.

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    • Domandina per il grande Iula, capo dei ‘sorcini’ del blog: è peggio il vero delinquente (‘destra vera’? Allora W la destra finta!) o chi fa finta di non esserlo (finta sinistra? E quella vera, cosa faceva nel mentre?)?

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      • Sei “sorcino” anche tu visto che scrivi nel Blog. E la tua domanda è vecchia, la risposta la conosciamo tutti da tempo visto che è stato proprio il M5S a smascherare l’inciucio trentennale ai danni degli italiani.

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  2. in un paese serio gli avrebbero attaccato una palla di piombo per piede e li avrebbero accompagnati sui terreni agricoli a vangare…!!!
    prima però gli avrebbero confiscato i beni.. anche ai parenti fino alla terza generazione che non riuscissero a dimostrare la provenienza lecita dei loro beni…!!!
    ma purtroppo siamo nel paese dove a gozzovigliare indisturbati sono gli evasori i politici corrotti e corruttori, i mafiosi, gli ‘ndraghetisti, gli esportatori di capitali all’estero, etc, etc…di destra e disedicente sinistra…!!!
    e pare di capire che quelli del moV, invece di aprire il parlamento come una scatola di tonno, amano reggere il sacco ai sudetti lorsignori…!!!

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  3. Ma osservate lo sguardo da furbo truffatore in guanti bianchi del Maletton della fotografia . Se non sapeste che è un miliardario, non credereste che può essere uno di quegli intermediari finanziari che se la filano coi quattrini a lui affidati da risparmiatori? E, pieni di miliardi come sono, questa famiglia avida cerca di mercanteggiare sul prezzo della cessione di Aspi, dopo quanto si è scoperto sulla loro gestione, con l’appoggio di ben definiti poteri nelle istituzioni. Espropriazione subito delle quote di Atlantia! Lo dobbiamo ai morti di Genova e Avellino e a quelli, sconosciuti ufficialmente, assassinati dalla insicurezza dell rete autostradale regalata per oscuri motivi agli squali di Ponzano Veneto

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  4. si dovrebbe requisire e revocare tutto, per mancato rispetto delle regole sulla manutenzione e conseguente doppia tragedia…dopo che i Benetton hanno pagato la concessione con i soldi dei pedaggi, senza sborsare un soldo, perchè dovremmo noi comprare a peso d’oro quello che loro hanno ricavato dalle Autostrade?,,, potrebbe succedere che adesso diamo altri soldi ai Benetton e poi dovremo pagare con i nostri soldi le mancate manutenzioni…in Italia la corruzione puo’ stravolgere qualsiasi legge…morale e civile

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  5. E ora ke lo stato faccia la sua parte e come fece per il mose abbia a requisire i beni della famiglia perché se è vero ke il manager disponeva il proprietario acconsentiva. Come nella norma della sikurezza il responsabile all apice della piramide è e resta il committente. E visto si e ke il committente non era un ignavio operaio ma bensi un illuminato imprenditore era semplice kapire ke nonstante il lieve kalo del traffico se ka forchetta dell utile si ampliava l uniko momento di guadagno era nelle mancate operazioni di manutenzione. Eh bhe non si puo essere intelligenti ka mattina e stupidi la sera. La legge poi dice ke se i ricavi sono fonte di illeciti questi sono sequestrabili almeno cosi fanno per la mafia ke si prendono anke gli utili derivati da alberghi etc etc comprati con i proventi illeciti. Ke ke be dicano gli ex comunisti.

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