Quelli che… si chiamavano Articolo uno

(Stefano Rossi) – Il ministro Roberto Speranza è di Liberi e Uguali, credo che ora si chiami così, quel partito che ha cambiato nel giro di poco tempo due o tre nomi. Quel partito che avendo al suo interno i suoi leader impresentabili alle ultime elezioni, sono andati in giro a trovarne uno e lo hanno trovato, dopo lunghe ricerche in tal dott. Pietro Grasso. Mi pare siano tutti (tranne Grasso) ex comunisti e atei eppure ogni tanto si ricordano di Nostro Signore.

Prima un certo Giachetti, sia pure del Pd, è andato a leggere i Vangeli, credo per la prima volta in vita sua, davanti la Basilica di San Silvestro che se fosse stato vivo gli avrebbe chiesto se veniva a costituirsi. Ora Speranza. Con quest’aria da consumato bohemien, che fa tanto sinistra consumata, ne ha fatta una da vero democristiano. In tempi in cui si parla tanto di deburocratizzazione ti va a formare la “Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana”, e non ci dormivamo la notte. E chi ha messo a capo di questa indispensabilissima commissione? Sua Eccellenza Reverendissima Vincenzo Paglia, Presidente della Pontificia Accademia per la vita e Gran cancelliere del Pontificio Istituto Teologico per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia.

Nel comunicato del ministero della Salute è scritto che è stato nominato “Mons.” Vincenzo Paglia. Non mi è chiaro se è un clamoroso errore dei ministeriali ovvero una paraculata per sminuire il suo ruolo. In pratica, il “monsignore” come lo hanno chiamato al ministero, è un ministro di Papa Francesco ed è singolare che diventi un collaboratore di un ministro della Repubblica. Per carità, nulla in contrario a queste forme di collaborazione ma in tema sanità io ci andrei cauto. La Pontificia Accademia per la vita è quella che sostiene che il preservativo non sia idoneo a prevenire le malattie veneree e, in particolare, l’Hiv.

Tutti gli scienziati del mondo concordano che il virus dell’Hiv è più grande dei forellini del preservativo che si possono vedere al microscopio elettronico ma niente. Loro sostengono che non è idoneo. Proprio in quel ministero si discute di fine morte, di eutanasia, di contraccettivi, di testamento biologico, di trattamenti di fine vita, e non mi pare che il numero uno della Pontificia Accademia per la vita sia la persona più idonea a farne parte. Ma ci possiamo pure stare.

Ma quello che balza subito in evidenza è che coloro che negli anni passati venivano chiamati “mangia preti”, quelli che si sono sempre dichiarati atei e che lamentavano i buoni rapporti tra Chiesa e i loro più acerrimi nemici in politica, cioè i democristiani,  oggi sono proprio quelli che più spesso si accostano alla Chiesa.

Si chiamavano articolo uno, quello della Costituzione. Ma quell’articolo se al primo comma difende il lavoro, al secondo difende la sovranità del popolo attraverso i suoi rappresentanti politici, appunto, il Parlamento italiano non di un altro Stato. Ma forse, quando ti mettono in un ministero dove non doveva succedere nulla e invece scoppia la pandemia mondiale, anche un Sua Eccell…volevo scrivere un “monsignore” può sempre far comodo.

Eccoli quelli bravi, quelli capaci, quelli coraggiosi.

3 replies

  1. Sì, quelli capaci, quelli che si affidano a Comitati Tecnici che nulla hanno di scientifico e che passano il tempo a ordire follie, mandando in rovina centinaia di migliaia di famiglie e paralizzando scuola e Paese. E GUAI! a contraddire i “sottuttoiotunonsaiuncazzo”! Con quale arroganza e supponenza, insultano gli altri, pretendendo la tacitazione di chi si macchia di “Lesa Maestà”! Guai a invocare la ragionevolezza. Ed ecco, che individui insignificanti e senzaSperanza, si nascondono dietro a Baroni, Burioni e ora Monsignori, e per loro bocca, chiedono la dittatura, unica chance di continuare l’ingozzo.
    Che l’sercito irrompa nelle abitazioni plebee! purchè il popolino, che sta per essere abbandonato a sè stesso (dopo la grande abbuffata dei privati stranieri e delle multinazionali), non si azzardi a bulicare o avanzare pretese. È finito quel tempo, ora siamo entrati nella “nuova normalità”, quella degli oligarchi e dei sottomessi, dei pochi che schiacciano i molti. È finalmente finita l’epoca in cui si chiamava erroneamente “democrazia” quell’errore storico che è il populismo.
    Quando le misure “una tantum” saranno finite (perchè finiranno) e il popolino si sveglierà dal torpore affamato e senza tutele nè lavoro, la premiata ditta senzaSperanza offrirà loro bonus al posto di croissant.
    Buon appetito.

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