Vittorio Feltri: “Il modaiolo Sala trasforma Milano in un velodromo”

(Vittorio Feltri – Libero Quotidiano) – Noi non ce l’abbiamo con il sindaco Sala di Milano. Che è simpatico e ha dimostrato, quando dirigeva i traffici di Expo, di essere un abile amministratore. Piuttosto siamo assai perplessi per la moda, che egli ha incrementato in maniera maniacale, delle piste ciclabili quasi fossero la soluzione di ogni problema cittadino. Ne ha create in numero eccessivo in tutta la metropoli provocando un caos senza precedenti.

Il caso più clamoroso, per citarne uno, è quello di corso Buenos Aires, una delle vie commerciali più frequentate da pedoni e vari mezzi di trasporto, l’ ultimo dei quali, il più fastidioso è il monopattino usato da una banda di scriteriati. Questa strada, ristrettasi a causa degli spazi riservati ai pedalatori – idea idiota – si è trasformata dalla fine dell’ estate a ora in un inferno.

Non vi si circola più neppure lentamente. In pratica adesso è un budello che strangola i milanesi e li costringe a stare in coda per lungo tempo. Nessuno ormai può parcheggiare ai lati dove imperversano ciclisti scatenati che forse pensano di partecipare al Giro d’ Italia, ai quali danno manforte gli stupidini del monopattino – un esercito di forsennati – allo scopo di impedire una circolazione veicolare fluida.

Gli incidenti sono sempre più numerosi, morti e feriti come piovesse, eppure i geni del municipio non prendono provvedimenti utili. Anzi. Si danno da fare per complicare le cose istituendo ogni dì nuove piste della morte. Milano sta diventando un enorme velodromo al confronto del quale il Vigorelli ormai è solo un museo. Non comprendiamo la ragione per cui Sala si sia innamorato dei pedali. Forse si è messo in testa di rendere ciclabile perfino via Montenapoleone e piazza della Scala, così tanto per conferire al capoluogo lombardo connotazioni coloristiche degne di una fiera paesana.

Tutti noi abbiamo nostalgia di Coppi e Bartali, tuttavia rammentiamo a Sala che i due citati campioni si disputavano la maglia rosa e quella gialla sulle Dolomiti e sui Pirenei, non in corso Venezia. Caro sindaco, scenda dalla pianta e la smetta di fare il modaiolo che insegue le fregnacce del momento per avere qualche voto in più che non prenderà.

5 replies

  1. La Nazionale Italiana di calcio aveva all’attivo solo due Coppe Rimet quando Corso Buenos Aires era già in coda fissa: se Feltri non ne ha memoria, pur avendo lavorato a Milano per buona parte della vita, è chiaro indice del fatto che preferisce farsi passare per rincoglionito. Contento lui, contenti tutti: accontentarlo non costa niente, tanto, tolto il livore, il succo dell’articolo non è che il suo personale lagnarsi del fatto che non può più parcheggiare sul marciapiede perchè adesso c’è la ciclabile di mezzo.

    In fondo, che gliene frega? Il suo lettore medio, per lunga selezione naturale, è ormai fisicamente del tutto inabile al pensiero critico, pertanto non si chiederà con che mezzo girerebbero gli attuali ciclisti qualora dovessero fare a meno del ciclo (a me non sembra che siano tutti in giro per sport, e quelli che lo sono non scelgono certo una delle vie con l’aria più irrespirabile dell’intero capoluogo lombardo). Basterebbe uno sforzo minimo per rendersi conto che, se non gli avessero dipinto le righe per terra, i ciclisti starebbero sul marciapiede o direttamente in carreggiata (ancora più pericoloso); in alternativa, userebbero a loro volta l’auto incrementando ulteriormente il traffico.

    Che gli incidenti che coinvolgono ciclisti siano in aumento è certamente una notizia vera, ma questo non vuole automaticamente dire che siano gli stessi a causarli, dimostra solo ciò che già era intuitivamente evidente, ovvero che ci sono più ciclisti in giro (pertanto, con buona pace di Feltri, questo significa anche che le ciclabili sono ancora troppo poche). Sono convinto che, se qualcuno si prendesse la briga di stilare una classifica degli incidenti analizzando caso per caso, verrebbe fuori che la colpa è quasi sempre dell’automobilista.

    Infine, se mai osasse mettere il naso rubicondo fuori dall’italica osteria, il Nostro potrebbe financo scoprire che praticamente ogni grande città europea, non solo le capitali, ha una cultura ciclistica molto più sviluppata della nostra, con infrastruture dedicate che non sono solo le piste ciclabili pensate fin dalla fase progettuale dell’architettura urbana e non rabberciate ex post tirando delle semplici righe gialle su una normale carreggiata, ma anche parcheggi dedicati, semafori appositi, eccetera. Non è mai andato in Svizzera, Francia, Germania, Olanda? Come mai quando c’è da fare qualcosa di intelligente, non “ce lo chiede l’Europa”?

    Va anche detto che l’incremento, innegabile, del traffico di biciclette e monopattini, elettrici o meno, crea nuovi problemi specialmente con i pedoni, e l’intero settore andrebbe finalmente normato, a cominciare dalla riconoscibilità e dei mezzi di trasporto leggeri, elettrici e non, fino all’obbligo di stipula di assicurazioni di responsabilità civile.

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  2. .. che è simpatico e ha dimostrato, quando dirigeva i traffici di Expo, di essere un abile amministratore…
    Azz-o!!!!!!Finché si cementifica e gli interessi collimano…
    “Il vecchio in precampagna elettorale con la voce del padrone”

    Piace a 1 persona

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