Willy e la vera lotta contro le belve

(di Antonio Padellaro – Il Fatto Quotidiano) – “Le mafie non stanno a guardare, sono tra noi e si nutrono del nostro consenso. Stanno comprando e compreranno ristoranti, alberghi, pizzerie, attività commerciali, latifondi che sono in crisi. Il coronavirus avvantaggia le mafie”Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, ospite di “Otto e Mezzo”

Proviamo a incrociare le parole di Gratteri con le dichiarazioni sui fratelli Bianchi accusati del massacro di Willy, raccolte a Colleferro da Vincenzo Bisbiglia e Marco Pasciuti, e pubblicate sul “Fatto”. Questa in particolare: “lavorano su commissione, chi ha un credito e non riesce a farsi restituire i soldi manda loro dal debitore. Arrivano picchiano e tornano con i soldi”. Stiamo parlando di usura, di strozzinaggio: sedicenti finanziarie dietro le quali operano le varie cosche e camorre locali, e anche “cravattari”che agiscono in proprio ma con la medesima metodologia mafiosa. Perché oltre a incamerare con pochi spiccioli le attività commerciali messe in ginocchio dalla pandemia (e non soltanto), i boss agiscono sui soggetti più deboli con i sistemi sopra descritti. Ti presto i soldi per mandare avanti il bar o la bottega ma se non mi ridai quattro o cinque volte tanto entro quella data, prima ti meno e poi mi prendo tutto. In questi casi attenzione all’uso sempre più diffuso della violenza fisica, di gran lunga preferita dai criminali per comprensibili ragioni. Risulta assai meno rischiosa rispetto, per esempio, all’uso di armi da fuoco o da taglio perché le botte si sentono ma non si vedono. E se i picchiatori agiscono in modo “professionale”, quasi mai è necessario il ricovero al pronto soccorso e dunque l’intervento dei carabinieri. Esiste poi accanto quella fisica la violenza psicologica e morale del pestaggio, spesso volutamente esibito alla presenza dei familiari, della donna e dei figli del debitore. Umiliazione e sottomissione da cui le vittime escono totalmente annichilite, disposte da quel momento a obbedire senza se e senza ma agli aguzzini pur di non subire altre devastanti “lezioni”. Non sappiamo se per contrastare il dominio economico dell’illegalità sarà sufficiente, come chiede Gratteri, la distribuzione dei fondi europei accompagnata da regole stringenti per evitare che finiscano, anch’essi, sotto il controllo mafioso. Così come, sul piano parallelo, non abbiamo neppure la certezza di “condanne severe” per i responsabili del massacro, come chiesto dal premier Conte al funerale di Willy, e dal coro delle forze politiche. Ciò non perché manchi la determinazione di inquirenti e magistrati, impegnati a rendere giustizia al giovane italiano di Capo Verde. Preoccupa invece il clima di omertà diffusa che può avere contagiato Colleferro a causa dei professionisti della paura (“quando entrano loro scende il silenzio”). Pochi sono disposti a dire qualcosa ai giornalisti, e sempre sotto il vincolo dell’anonimato. Non per viltà ma per quel clima di angoscia destinato, probabilmente, ancora a pesare e a condizionare i comportamenti di quella comunità quando i riflettori di giornali e tv si spegneranno. Chiusa l’indagine saranno infatti anche e soprattutto le testimonianze rese in aula a rendere giustizia a Willy. Speriamo senza ritrattazioni, senza improvvise amnesie ma con la volontà decisa di liberarsi tutti, e una volta per tutte, da quella peste, da quelle bestie.

5 replies

  1. L’ho scritto subito e da queste bande.
    Sono scettico sulle testimonianze, compresa quella dell’amico per cui è avvenuto il pestaggio degenerato in omicidio.
    Il coraggio non si può dare ed i piccoli ambienti peggiorano la situazione.
    Avevo anche sostenuto che i 4 sono delinquenti comuni in carriera, in cerca perenne di datori lavoro ma sono stato contraddetto da chi deve per forza farci entrare il dato politico.
    Nel corso della mia vita e per il lavoro che ho svolto ne ho visto di ogni, compreso centinaia di ritrattazioni di testimonianze e persino di confessioni.
    Apprezzo che Padellaro si sia mantenuto neutrale e condivido tutto, compreso l’invito a non abbassare la guardia a microfoni spenti.
    Al momento, se non altro, il clamore è servito a far cambiare il capo d’imputazione.
    L’omicidio preterintenzionale non stava né in cielo né in terra.
    Dirò dippiu’ e per la seconda volta. Personalmente avrei rilevato anche un’associazione a delinquere, erano in 4.
    Già solo questa contestazione, una volta acclarata, prevede sino a sette anni di carcere(minimo 3).

    "Mi piace"

  2. Non vorrei disilludere nessuno ma la richiesta dei beltomi di essere sottoposti a regime carcerario protetto, mi appare strumentale e finalizzata ad operare un distinguo rispetto alla criminalità organizzata e comune.
    È qualcosa che su suggerimento dei legali tende ad alleggerire la responsabilità dei soggetti.
    Se sono a rischio ritorsioni vuol dire che non sono criminali abituali in carriera,questo sarebbe il teorema posto in essere.
    Ora, chi conosce un minimo le logiche che regolano la vita nelle carceri, sa benissimo che la tipologia del reato in questione, non viene considerato particolarmente abietto dai detenuti.
    Diverso sarebbe nel caso la vittima fosse stato un bambino o nel caso di pedofilia.
    L’uccisione volontaria o meno, in un contesto di rissa o scontro di un adulto per giunta non italiano, lascerebbe il tempo che trova.
    Oltretutto i soggetti sono in odore di criminalità organizzata e godrebbero del “rispetto” dovuto a chi milita anche saltuariamente in una organizzazione.
    Mi sembra una furbata leguleia per far credere quello che non è ed eventualmente attenuare i carichi.

    "Mi piace"

  3. Filippo Lumini, italiano figlio di italiani.
    Morto nel medesimo modo, ma ucciso a Spoleto da albanesi.
    Nessun membro del governo al suo funerale; per Willy, addirittura Conte.
    «Gli animali sono tutti uguali, ma alcuni sono uguali degli altri»

    "Mi piace"

    • “articolo del 19 agosto pubblicato da La Nazione, con cui emerge la tesi del giudice che ha poi mandato ai domiciliari i tre accusati dell’omicidio di Bastia Umbra per percepire enormi differenze tra i due delitti.

      Il gruppo di Filippo Limini, infatti, aveva attaccato i tre con aggressività addirittura superiore. La morte del ragazzo è scaturita da una repentina manovra con l’auto, nella quale i tre ragazzi italo/rumeni (per i quali resta l’accusa di omicidio ed una relazione da cui emerge uno scarso autocontrollo) si erano rifugiati per evitare di avere la peggio. C’è una maggiore componente di casualità rispetto ai fatti di Colleferro, dunque, oltre al fatto che Willy a differenza di Filippo non voleva litigare.”
      https://www.bufale.net/non-e-opera-di-albanesi-lomicidio-di-filippo-limini-dettagli-rissa-diversi-rispetto-a-quella-di-willy/

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.