Massimo Fini: “Non esiste il diritto alla maleducazione”

(Massimo Fini – massimofini.it) – Nei giorni scorsi Beppe Grillo è stato coprotagonista di uno scontro con un giornalista della trasmissione Diritto e Rovescio, Rete4, Francesco Selvi. Le cose sono andate così. Grillo se ne stava spaparanzato sulla spiaggia di Marina di Bibbona dove ha una delle sue due normalissime case (l’altra è a Sant’Ilario sopra Genova), non le “tante ville” di cui parla Alessandro Sallusti, quelle ce le ha Berlusconi che solo in Sardegna ne possiede sette impestando quella che una volta era la splendida Gallura. Dunque Selvi si avvicina a Grillo e gli chiede un’intervista. Fin qui tutto lecito. Solo che Selvi contemporaneamente accende il cellulare. Da questo momento l’intervista è già cominciata e qualsiasi cosa dica o faccia Grillo fa da già parte di un’intervista non autorizzata. Grillo reagisce alla Grillo, cerca di strappare il cellulare allo scorretto intervistatore, lo spinge e lo manda a ruzzolar giù per le terre. Certo avrebbe potuto comportarsi diversamente, come Enrico Cuccia, già ottantenne, che tampinato da un rompiscatole delle Iene per tutto il percorso che andava dalla sua abitazione agli uffici di Mediobanca, un chilometro circa, proseguì dritto, non accelerando né diminuendo la sua camminata, senza degnare l’importuno di una parola e nemmeno di uno sguardo. O come Indro Montanelli che, settantenne, assillato da un giornalista di questo genere gli disse paro paro: “Non mi rompa i coglioni!”.

Io rimpiango i tempi in cui per incontrare una persona bisognava fargli avere prima il proprio biglietto da visita come fece Nietzsche con Wagner e dando così inizio alla più feconda amicizia che il solitario filosofo tedesco abbia avuto. Del resto allora funzionava così. Per tutti. I giornalisti devono capire che, a parte situazioni limite, guerre, scontri di strada e simili, non hanno acquisito un particolare diritto alla maleducazione. E credo che la prima, vera, urgente e forse unica riforma da fare in Italia sia quella del ritorno alla buona educazione. Anche sul gossip politico e giudiziario cui si è ridotto il nostro giornalismo, ammesso che possa definirsi ancora tale, ci sarebbe poi molto da dire. L’insinuazione politico-giornalistica è diventata l’arma preferita da usare contro gli avversari. Nell’editoriale dedicato da Alessandro Sallusti all’episodio Grillo (Il Giornale, 9.9), che gira tutto intorno al fatto che il giornalista di Rete4 non è stato difeso dalla Federazione Nazionale della Stampa perché presunto di destra (il che non è nemmen vero, la Fnsi si è dichiarata “indignata”) mentre se la stessa cosa fosse capitata a un giornalista cosiddetto di sinistra ci sarebbe stata un’insurrezione mediatica (ma non ti sei ancora accorto, Sandro, che Destra e Sinistra non esistono più, esistono semmai fazioni contrapposte?). Lo stesso direttore del Giornale si lamenta come sia “possibile che a oltre un anno dai fatti ancora la magistratura non abbia deciso se suo figlio (di Grillo, ndr) ha violentato o no una giovane ragazza finita nel suo letto?”. Sallusti deve essere diventato bipolare. Dov’è finito l’ipergarantista a 24 carati che non considera definitiva nemmeno una sentenza di condanna della Cassazione, naturalmente se riguarda Berlusconi, e vorrebbe già al gabbio il figlio di Grillo per il quale non si è ancora arrivati nemmeno a una decisione del Gip? Del resto è il concetto espresso da Madama Santanchè, un’altra del giro, per certi reati e soprattutto per certi presunti autori di questi reati: “In galera subito e buttare via la chiave”. Il processo? In questi casi è un optional. Sallusti, senza rendersene conto, è finito nella filiera iperforcaiola del “siamo tutti colpevoli fino a prova contraria” attribuita a Piercamillo Davigo. Non credo tu possa essere contento di questa comunanza, anche se molto presunta. Alessandro so che scrivi ciò che non pensi, ma pensa almeno a ciò che scrivi.

Massimo Fini

Il Fatto Quotidiano, 12 settembre 2020

9 replies

  1. Di giornalisti che incalzano il potente di turno, facendo domande vere senza accontentarsi di risposte finte, magari averne a decine in Italia.
    Il problema è che quel tipo di giornalismo, a cui allude Fini, è più finto del politico che intende smascherare.
    L’obiettivo di quel tipo di “giornalista” non è ottenere risposte significative ma solo stressare il malcapitato per indurlo a perdere le staffe.
    Montanelli sbotto con un “…e si tolga dai coglioni” non perché lo imbarazzassero le domande (se si fossero seduti a tavolino a parlare pacatamente ma senza peli sulla lingua, Montanelli se lo sarebbe legato ….) ma solo perché gli sbatteva ripetutamente il microfono in faccia facendogli la stessa domanda a cui Montanelli aveva già chiaramente risposto. Incastrava il piede nella porta dell’ascensore per non consentire a Montanelli di rincasare.
    Questa non è maleducazione ma strategia politica per intimorire gli avversari ed indurli a più miti comportamenti, insomma trattasi del famoso “manganello mediatico”.
    Che poi Grillo si comporti a cazzo coi giornalisti, è abbastanza evidente a chiunque guarda ai fenomeni politici con un minimo di obiettività. Grillo mi ha spesso dato l’impressione di avercela con la faziosità della Stampa solo perché non è a lui favorevole. Se lo fosse, Grillo non farebbe un plissè.
    La rubrica “giornalista del giorno” che ne metteva alla berlina alcuni trascurandone altri, ne è una conferma evidente perché i giornalisti menzionati non erano affatto peggiori di quelli salvati. Non lo erano per indipendenza di giudizio, per onestà, per trasparenza, per prosa, per nulla. La linea di demarcazione non era tra buoni e cattivi ma tra PRO e CONTRO il M5S. Niente a che fare con la battaglia per una Stampa più autonoma ed indipendente, che risponde all’elettore e non all’eletto.

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  2. Sallusti fa numero con quei giornalisti, i più conosciuti appartengono perlopiù a quatto testate molto conosciute, che sono di parte e poco obiettivi. Il suo giornalismo è un brutto giornalismo perché manipola la notizia fuorviandola a interesse di parte. Pure tra quelli lo ritengo il meno peggiore per una certa aria di tristezza, sic…, che gli intravedo ogni tanto nell’espressione. Con quella,forse, vuole dire più che con le parole.
    La maleducazione, l’ineducazione imperanti, nascono da un ventennio berlusconiano e leghista che oltre ad aver manomesso la crescita economica dell’Italia ne ha fortemente abbassato il senso morale alla popolazione. Vent’anni di imputazioni, scandali e processi e un giudizio politico mai intaccato la dicono lunga al riguardo. Come la dice lunga quel prodotto interno lordo, che sotto quei governi scendeva anno dopo anno, facendoci diventare economicamente la Cenerentola d’Europa.

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  3. Fini ne azzecca qualcuna e ne sbaglia qualche altra.
    Ci può stare, nessuno le indovina sempre tutte.
    Azzecca sulla maleducazione dilagante e sul rincrescimento per i bei tempi in cui l’educazione era la base dell’esistenza umana.
    Esemplare l’esempio dei biglietto da visita per i quali anch’io spendo qualche euro per procurarmeli.
    Azzecca nell’ammirazione per Cuccia che ignorava i molestatori con soave pazienza ma rimane l’unica cosa per cui si può o si poteva ammirare Cuccia.
    Azzecca nel dire che il clown pregiudicato poteva evitare il lancio dalle scale del malcapitato.
    Azzecca quando afferma che dx e sx sono ormai solo due fazioni contrapposte su tutto e che negano se lo afferma una delle due, che l’equinozio autunnale cada il 21 settembre.
    Poi non azzecca il resto, ad esempio quando dice che le due parti abbiano uguale trattamento.
    Non è vero affatto e lo vediamo ogni sacrosanto giorno
    Non azzecca quando dice che Sallusti diventa manettaro perché si chiede come mai il GIP non abbia ancora deciso se c’è stato stupro o meno.
    Non lo vuole al gabbio, vuole che si decida se eventualmente ci deve andare.
    Non ci azzecca quando scrive che le ville di Berlusconi sono una delle cause del dissesto ecologico Sardo.
    Sono tutte di Silvio, le ville in Sardegna?
    Ed è un reato avere tante ville? Sono abusive?
    Insomma, capisco che bisogna pur campare e l’obbligo giornaliero di dire qualcosa che compiaccia il popolo Grillino si deve assolvere ma dovrebbe fare quello che consiglia agli altri.
    Ovvero pensare prima di scrivere!

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  4. Zio Fester applica il garantismo solo ai servi pagliacci che stanno dalla parte del suo padrone e dei relativi amici, ma si dimentica di farlo ai servi pagliacci della parte opposta. Se uno ha il diritto di fare una domanda non ha uguale diritto nell’avere risposta. A proposito di domande, zio Fester perde la memoria nel chiedere al suo padrone alcune quisquilie (inizio sue attività con soldi della mafia, Mangano stalliere, compravendita senatori e giudici, evasione fiscale, nascita di forza Italia dopo stragi di mafia, leggerissimo conflitto d’interessi, piegamento del senato sulle nipotine di Mubarak ed altre simili frivolezze) e si sofferma su un personaggio pubblico che non ricopre cariche pubbliche o politiche. Uno smemorato a targhe alterne.

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  5. Ma non prendiamoci in giro, guardate chi è il proprietario o il maggiore azionista del media di turno per cui lavora il giornalista e saprete se è un giornalista o un propagandista a cottimo.
    Tutto il resto sono solo elucrubazioni mentali, o se volete pugnette mentali facendole passare per politically correct

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  6. Azzecca nell’ammirazione per Cuccia che ignorava i molestatori con soave pazienza ma rimane l’unica cosa per cui si può o si poteva ammirare Cuccia.

    Ludwig, sante parole! Siamo tutti come Massimo Fini: ne azzecchiamo qualcuna e ne sbagliamo qualche altra. Tutti noi. Questa l’ha proprio azzeccata.

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  7. Il giornalismo sempre più servile ai padroni editori di diverse testate rappresenta ormai l’arma di scontro per i diversi interessi delle lobby, della vecchia politica e dei poteri forti di certa imprenditoria. Il suo vero e nobile compito di informare si è perso ormai da tempo e i vari Sallusti, Belpietro e altri sono solo le teste di cuoio per l’assalto finale.

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