Quel sapore di sessismo anni ’50 dell’ultimo spot di Diletta Leotta

(Selvaggia Lucarelli – tpi.it) – Un giorno bisognerà che qualcuno si prenda del tempo e cerchi di comprendere con l’aiuto della scienza il fenomeno Diletta Leotta. Sì, è bona, gioca sulla sua sensualità, ammicca dai social a un certo pubblico, si occupa di sport, tutto quello che volete, ma l’aspetto enigmatico non è questo. Il vero enigma è: perché gestisce così male la sua carriera? E non è una questione di successo. Quello ce l’ha, ma è cosa fa, le scelte che fa e il percorso che ha intrapreso che lasciano sempre perplessi.

Programmi brutti, un Sanremo brutto, certa radio brutta, le interviste scialbe, utilizzo deprimente dei social e, soprattutto, delle pubblicità di una bruttezza astrale. In cui per giunta o non c’entra nulla col prodotto o c’entra ma recita sempre la parte della donnina sexy e niente più o le due cose insieme. Passi lei con l’abito da sera dietro alla forma di Parmigiano Reggiano venduto, ai tempi, così: “A fianco di casari, mucche e del territorio vedremo Diletta Leotta e Carlo Cracco”, che già. Passi lo spot Intimissimi con lei che sceglie le mutande per lui e quelle gag sceme davanti al camerino da cabaret anni ’90.

L’ultimo spot per le scarpe anti-infortunistiche però è davvero troppo. Roba che non avrebbe accettato neppure Karina Cascella in tempo di magra. A parte che sponsorizza LEI le scarpe infortunistiche con i tacchi che indossa sui campi da calcio, roba che ogni volta rischia di giocarsi il crociato più dell’attaccante alle sue spalle. A parte che non credo che le manchino le risorse economiche per dire qualche no. A parte che io non so chi la consigli, forse lo stesso che le aveva suggerito “la bellezza capita”, ma qui il vero dramma è lo spot.

Io l’ho guardato un paio di volte perché credevo di essere vittima di un abbaglio a mo’ di Tuareg nel deserto. Lei cammina con tubino attillato e tacchi alti (una veste inedita, pura avanguardia), dei tizi che stanno asfaltando la strada la notano e mentre il bitume fuma come fossimo a New York mentre siamo a Milano fiera, uno di loro già invaghito viene inquadrato in primo piano. Tra parentesi, lui ha più fondotinta di Malgioglio a Domenica Live, quindi sembra che più che dalla Leotta sia attirato dalla sua borsa.

Ma è in quel momento che c’è il colpo di scena, quello che nessuno di noi ha mai visto su uno schermo: passa una macchina su una pozzanghera e bagna la Leotta fin sopra capelli. Ergo le cose sono due: o la macchina era un fuoristrada e ha tagliato passando per la fontana o era un liquido caduto dall’alto di cui non vogliamo sapere la composizione. Ed è lì che il lavoratore con la scarpa infortunistica la soccorre, cedendole il suo giubbotto catarifrangente. Lei è già rapita dall’addetto alla manutenzione autostradale, e qui dunque lo spot si sposta dal genere romantico a quello fantascientifico, ma ahimè, lui sparisce come Scardina a inizio estate. Così, nel nulla.

A lei, come feticcio, rimane il giubbotto catarifrangente, cosa di cui in effetti ha bisogno perché le piace poco farsi notare. E nel finale lancia l’appello accorato: “Ragazzi, aiutatemi a trovare l’uomo U-power!”. Ora, a parte che se cerca ancora il tizio col fondotinta secondo me lo trova al Muccassassina appena riapre, ma la vera domanda è: perché esce dalla vasca da bagno e si infila un giubbotto catarifrangente? E soprattutto: perché per pubblicizzare delle scarpe anti-infortunistiche/abiti da lavoro con uno spot così brutto, con quella musichetta vintage da Dado Star, con quel sapore di sessismo anni ’50, deve infortunare, anzi, importunare, così gravemente noi spettatori?

https://video.tpi.it/video/HZFMnIuX/aiuta-diletta-leotta-a-trovare-luomo-u-power-spot-tv-30/

9 replies

  1. Siamo il paese che ha coperto d’oro Natalia Estrada, quando il suo stesso paese la misconosceva. È inutile interrogarsi sui monimenti al nulla (cit.), ne siamo pieni.

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    • La Estrada era naturale al 100% e canta e ballava discretamente.

      Invece la Leotta ha delle forme innaturali che suggeriscono vari ritocchi; mi pare che abbia un fratello chirurgo plastico.
      I ritocchi vanno bene per chi ha difetti, ma non per una bella ragazza che vuole un “DI PIU'” che tanto piace a tv e giornali e che l’hanno fatta arrivare ad essere ospite a sanremo.

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      • “I ritocchi non vanno bene per chi vuole un di più, e vanno bene per chi ha difetti”.
        Li decidi tu i difetti da correggere o c’è un vademecum?
        Il problema qui è tutto fuorché la chirurgia plastica. E sulle qualità della Estrada, mo me le segno.

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  2. canta e ballava discretamente????????????
    no. con tutto il rispetto era una delle tantissime ragazze formose in cerca di fortuna,che si sono avvicendate nelle trasmissioni mediaset.
    Prima impalmata da Mastrota, poi una lunga relazione col minor berlusconi, gli anni delle sue conduzioni e del suo tentativo musicale.
    Infine tornata in Spagna dopo la fine della relazione.

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  3. Diletta Leotta è il prodotto dei nostri tempi.Non sa fare nulla,ha amici danarosi e buone raccomandazioni e il gioco è fatto.Abbismo la tv piena do queste donnine,che guadagnano un mate di soldi mostrandosi mezze nude.Belen è la più famosa. Oggi non va il merito ma le conoscenze,la stravaganza e essere disponibili…a tutto!

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  4. Mai coperta. Ma come giustamente osserva un collega, una delle tante veline che fan carriera giocando sulle loro qualità estetiche più che intellettive offerte generosamente a uomini ricchi e potenti. Fatte con lo stampino. Il nome è un optional

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  5. Sarà quello che vi pare. Ma che la Lucarelli si prenda la briga di suggerire alla Leotta come gestire la sua carriera è il colmo!
    Non è forse anche questo sessismo?
    A maggior ragione se è una donna a farlo pubblicamente, anzi ad infierire, sulle legittime scelte professionali di una collega (entrambe sono o sono state conduttrici televisive), indugiando su pettegolezzi voyeristici, soltanto perché non collimano con le proprie categorie mentali.
    Ovviamente la Lucarelli dice cose, che molti di noi probabilmente pensano, ma metterle nero su bianco in un editoriale, a dispetto del titolo, non è forse una subdola, più malevola, forma di sessimo?
    E poi, da quale pulpito arriva la predica…

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