Inchiesta De Luca, se l’informazione infastidisce il viceré

(AURELIO MUSI – napoli.repubblica.it) – La questione dei vigili promossi, non si sa per quali meriti sul campo, nello staff di segreteria del governatore De Luca, presenta profili di natura diversa. Su quello giudiziario non mi esprimo, né è compito dell’informazione emettere giudizi e, tanto meno, sentenze. Ma sul merito della vicenda e sui suoi profili politici i media hanno il dovere e la piena legittimità di intervenire. Qui non si tratta di essere pro o contro l’inchiesta della magistratura. E non aiuta il cittadino nemmeno il solito ricorso all’argomento della bomba a orologeria piazzata dal giudice per colpire il candidato governatore a pochi giorni dalle elezioni. Osservatori che non fanno di mestiere i cancellieri si sono esibiti in un coro imbarazzante. Il coro dice: archiviano, stanno archiviando, anzi hanno già archiviato.

Piuttosto l’informazione ha il compito di non andare sempre a rimorchio della giustizia, ma di prevenire le sue inchieste: altrimenti succede che la giustizia svolge una funzione di supplenza non solo nei confronti della politica, ma anche nei confronti dei media. E allora fermiamo l’oscillazione del pendolo tra deluchiani e antideluchiani e cerchiamo di ragionare. L’ultima vicenda induce ancora una volta a riflettere sui metodi adottati dal governatore, con la arroganza tipica e ormai ben nota del personaggio, per ampliare la ricerca del consenso ben al di là dei limiti consentiti non tanto dalla legalità quanto dalla opportunità politica.

Lo “stracandidato” in questa campagna elettorale sta superando quei limiti. Oltre all’uso spregiudicato della pandemia, oltre alla proliferazione di ordinanze che hanno generato anche qualche disorientamento nei cittadini, oltre alla gestione non sempre oculata della sanità con vistose lacune nella programmazione e poco chiari legami della Regione con strutture private, con la discrezionale promozione dei vigili De Luca ha definitivamente messo in chiaro la sua visione della politica: un affare personale, familistico, radicato nel suo territorio di provenienza; il governo di un sistema di potere insofferente a qualsiasi confronto e controllo; una macchina guidata da un solo manovratore che non ammette interferenze. De Luca decide sempre in ultima istanza e la sua “politica del fare” senza se e senza ma, uno slogan risalente al tempo del suo primo mandato come sindaco di Salerno, è la vera e unica misura della politica. Se una libera e incondizionata informazione riflette e invita a riflettere, anche in campagna elettorale per le regionali, sui doveri di trasparenza, di contenimento della spesa pubblica e soprattutto di meritocrazia da parte di un esponente apicale delle istituzioni, deve domandarsi se tutto questo infastidisce il viceré?

Non sembra cruccio da democrazia. L’informazione svolge solo il suo compito naturale soprattutto in un momento in cui nemmeno all’interno del partito di riferimento del candidato governatore si sono levate e si levano voci critiche. Con la conseguenza che il Pd campano è destinato ad essere totalmente dipendente dal suo governatore invece di dispiegare la sua funzione critica di rappresentante dei militanti e di pungolo per un migliore governo del territorio. « ‘O zappatore nun se scord’ ‘a mamma», dice a Conchita Sannino uno dei vigili promossi. E forse questo suggestivo e ruspante proverbio dice di De Luca molto più e meglio di quel che può dire il modesto commentatore.

3 replies

  1. Non so come andrà a finire la vicenda giudiziaria. Però diffido degli scoop e dei proclami legalitari, etici e compagnia bella di “Repubblica”. Non mi scordo delle 10 domande a Berlusconi e della successiva affermazione di Scalfari che B. era politicamente più affidabile di Di Maio o della vicenda Marra/V.Raggi conclusasi con l’assoluzione completa della Sindaco insultata e calunniata per mesi e mesi.

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  2. Non so se sia una persona per bene o meno, ne cerco di sostituirmi a chi dovrebbe deciderlo, però certamente De Luca rappresenta un modo di fare politica, probabilmente ancora molto radicato specie al Sud, per cui non stupirebbe che, come Achille Lauro, r,regalasse una scarpa agli elettori promettendo l’altra ad elezione felicemente conclusa

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