Guardia Sanframondi: “Punto di non ritorno”

(Raffaele Pengue) – Da più di una settimana, col favore della Covid e della vendemmia, quelli della lista “Esserci” sono passati alla semi-clandestinità. Pur conservando una parvenza di impegno serale, sino ad oggi sono rimasti defilati dalla scena pubblica, hanno detto e scritto poco, annunciato meno, usando pantofole felpate per non far sentire i loro passi. In realtà tutti aspettavano la vendemmia di settembre per vedere di nascosto l’effetto che fa. Dopo tanto protagonismo iniziale, dopo alcuni rinfreschini a puntate, dopo One-man-show di svariati mesi, in cui la tela di Penelope, si tesseva di giorno e si disfaceva di sera; in cui si scopriva e si lodava un talento al giorno (sempre lo stesso), che pure (ma solo per alcuni) sembrava partito con tutte le benedizioni giuste, eccetto un trascurabile particolare, il popolo sovrano; il candidato sindaco Paleo-Mastelliano Di Lonardo ha pensato di sparire e manovrare sotto traccia. E come c’era da aspettarsi ha scelto la strada di Floriano, il ghosting o arte di dileguarsi. Arte nella quale Floriano però domina incontrastato, è uno che zitto zitto, sotto sotto, solo solo, e come diceva Totò, tomo tomo cacchio cacchio si è fatto e si fa gli affari suoi. L’altra rappresentazione speculare florianesca di questa surreale competizione elettorale, il candidato-Manager dell’altra lista, qui non conta. Ma anche lui sotto sotto, mansueto e poco sorridente, mosciarello mosciarello, sotto la parvenza di cerimoniose fusa e di compunta presenza in ogni locale pubblico di Guardia con il calice in bellavista, cerca di perseguire i suoi piani che solitamente sono strettamente personali e non dichiarati. E che di solito nasconde dietro l’alone cortese. A poco più di due settimane dal voto tutto è statico e tutto può succedere. Ci troviamo al cospetto di una sorta di gigantesca transizione in cui le “forze” in campo navigano a vista, senza alcun disegno se non quello di sopravvivenza personale. Così viviamo questi grigi giorni di inizio vendemmia tra toni bassi, stile catatonico, sguardo tendente verso il marciapiedi, grigiore come messaggio cromatico-politico, sobrietà fino alla trasparenza e alla narcosi. Ogni colloquio fra umani sembra essere da sala di rianimazione. Lunghi silenzi, timidi sguardi, velate minacce, tacite intese. Occhi che si incrociano, smorfie di schifo. La ripartizione dei ruoli e l’analogia degli stili e dei programmi da parte dei candidati sindaci delle due liste contrapposte sarebbe una pura annotazione di costume se non fossimo alla vigilia di una situazione speciale per questa comunità (che per taluni sarà una vera e propria manna dal cielo). Come se tutto ciò non bastasse, le elezioni incombono, e mentre i Floriano Boys marciano compatti come falange macedone anche se non vanno d’accordo su nulla, quelli della lista “Esserci”, rallegrati per l’accordo con il “nemico” di sempre, procedono in ordine sparso come l’Armata Brancaleone. “I giovani prima di tutto”. Sono commosso. Bene. Finalmente. Ma ai programmi servono fatti. Le cose da fare per questa comunità le conosciamo tutti, non si annunciano: si fanno. Evidentemente non è ancora chiaro che si dovrebbe avere rispetto per gli elettori. Cosa potrebbe convincere o almeno allettare quelli della lista “Esserci” a fare qualcosa di radicalmente nuovo, netto e discontinuo dai Floriano Boys? Semplice. Basta impegnarsi a non copiare gli avversari, a fare l’opposto di quanto da loro fatto o annunciato negli ultimi anni. Perché gli unici padroni dei voti sono gli elettori, e gli elettori non sono tutti analfabeti funzionali, anzi. E non sarà certo un illusorio ravvedimento, peraltro mai palesato pubblicamente, a spostarli. Fare come si è fatto finora è anche peggio dell’inerzia, perché li farebbe incazzare vieppiù. E l’unico risultato che si otterrebbe si chiama astensionismo.

I numeri parlano chiaro. Perciò, cari amici della lista “Esserci”, avete una quindicina di giorni per battere un colpo. Bisogna ripartire dai fondamenti. Occorrono argomenti forti, non retorica. Quali, non dobbiamo essere noi a ricordarveli. In caso contrario perderete ancora una volta: noi perderemo ancora una volta, Guardia perderà ancora una volta, quel ciondolino fastidioso lì, chiamato Guardia, che invece è ancora in alto mare, e anziché incolpare gli altri, dovrete prendervela solo con voi stessi. E, statene certi, anche i guardiesi stavolta sapranno con chi prendersela.

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