Il vescovo di Acerra: “Qui le mascherine servono per i roghi tossici”

(msn.com) – “L’aria continua ad essere irrespirabile. Soprattutto d’estate, con i roghi che ancora continuano, e la puzza nauseabonda che molte volte, soprattutto la sera, dobbiamo respirare. Altro che mascherine per non prendere il contagio, qui ad Acerra la mascherina a noi serve contro la puzza e contro quello che dobbiamo respirare, e niente viene fatto per controllare la qualità dell’aria, le centraline sforano continuamente e intanto ci si continua ad ammalare e a morire!”. È la nuova durissima denuncia del vescovo di Acerramonsignor Antonio Di Donna. L’omelia dell’Assunta in Cattedrale è in gran parte dedicata ai temi ambientali. Ai roghi che non lasciano tregua ma anche a quello che il vescovo definisce “il disegno “diabolico” che vuole fare del nostro territorio – tra Napoli e Caserta, in particolare Acerra – il “Polo dei rifiuti della Campania””.

Ma Di Donna lancia anche un allarme legato al Covid19. “Un fenomeno che mi preoccupa, e speriamo finisca qui. Nel giro di due, tre settimane ultime scorse, ci sono stati tre suicidi, tre persone che si sono tolte la vita. Non sappiamo certo le motivazioni, ma non è difficile capire che dietro questi gesti disperati ci siano i motivi di povertà , di disoccupazione, di mancanza di lavoro, soprattutto in questo tempo di pandemia che sta procurando nuove povertà e la gente non ce la fa ad andare avanti”. E il vescovo assicura che “la diocesi cercherà di essere vicina” alle famiglie in difficoltà. “Certo, non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i problemi, peró almeno la vicinanza o un piccolo aiuto, forse una goccia, ma è importante per sollevare che piange e chi non ce la fa ad arrivare, non dico a fine mese, ma nemmeno alla metà”.

Ma, come detto è il tema ambientale al centro dell’intervento di Di Donna. Il vescovo della città che ospita l’unico inceneritore della Campania e molti altri impianti per i rifiuti, denuncia il progetto per altri due. “E tutto questo senza informare la popolazione, senza consultare i cittadini interessati. Realizzare questi impianti significherebbe affossare per sempre il nostro territorio. Il nostro territorio è saturo: ha già pagato da troppi anni. Mi chiedo spesso: ma perché sempre e solo qui ad Acerra e nel territorio circostante? La Campania è una regione così grande, perché tale accanimento?”. Ma il vescovo denuncia anche “la tendenza a ridimensionare il dramma ambientalequasi negarlo. Dovremmo cioè dimenticare la devastazione che è avvenuta. Certo, a nessuno, neanche a me, piace ricordare quanto è accaduto, e sta accadendo nel nostro territorio. Anche io vorrei poter dire: ‘Ma non parliamo più di Terra dei Fuochi. Ci fa male. Danneggia l’immagine della città, del territorio’. Diremmo con una parola di una canzone napoletana: “Scurdammece ‘o passato’, e andiamo avanti. Ma non si fa così. Non è giusto, non è onesto. Il male non lo si deve negarelo si deve lucidamente e razionalmente riconosceree lo si deve combattere“. Dal vescovo c’è l’impegno “a dialogare con le Istituzioni, sia regionali che locali, ma a una condizione: che si riconosca il problema e non si faccia finta di niente, per dimenticare; che i cittadini vengano ascoltati!”. Ma da Di Donna arriva anche un appello ai cittadini. “Dobbiamo ritrovare il gusto della partecipazione, di essere informati, di essere un popolo sovrano, non suddito, schiavo, pauroso di ricevere ritorsioni, o peggio ancora per avere vantaggi personali. Tutti ci lamentiamo sottovoce, chiacchieriamo, ma non abbiamo il coraggio di partecipare. Lo esigono le regole della democrazia. Lo esige tutto il sangue innocente dei ragazzi e dei giovani morti per cancro in questi anni, quel sangue che grida vendetta al cospetto di Dio”.

1 reply

  1. Solo in un paese condannato ad essere terzo mondo possono permanere e acuirsi questi fenomeni devastanti la cui presa di coscienza può soltanto far venire la pelle d’oca anche pensando agli animali umani che stanno dietro a tutto questo schifo e guadagnano tanto da potersene andare condannando le persone oneste e più povere, gli amici, i parenti, i compagni di scuola ad una vita d’inferno sia per penuria di lavoro che per malattie dovute ai roghi di immondizia. Acerra è una terra simbolo di un sistema che ha perso il coraggio di ampliare i propri orizzonti e il coraggio di aprire e battere nuove strade, nuove possibilità , un sistema, prima di tutto politico, condannato da se stesso, ad una lenta agonia e asfissia e le terre simbolo sono i loro tristi epiloghi. Il povero vescovo come i sacerdoti più veri e coraggiosi non possono tacere, non possono starsene nell’ombra ma quello che schifa è il silenzio dei politici che attesta solo la loro oscura connivenza al sistema e la loro totale incapacità a risolvere questioni annose ormai da tempo sfuggitegli di mano. Si possono immaginare ad un congresso o convegno a sostegno della popolazione della terra dei fuochi, poi tutto resta nella carta inglobato da uno spesso silenzio di millantata ipocrisia.

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