Le pugnalate di Floriano

(Raffaele Pengue) – Poveri “ottimi amministratori comunali, seri, impegnati e competenti, disponibili sempre, e perciò amati e stimati”. Avete camminato per un decennio con un enorme ritratto di Floriano in pesante cornice dorata. Un ritratto di tipo impressionista, e l’avete portato dappertutto con voi, a turno, in casa, sul lavoro, in auto, in ogni dove, nelle feste e persino le notti di fine anno per non lasciarlo solo, a vista, in mezzo a una strada. Anzi, un Capodanno avete pranzato con Floriano a capotavola, col suo ritratto che guardava anoressico e quasi disgustato mentre voi mangiavate e bevevate alla salute sua. Una forma di feticismo politico e di maniacale collezionismo, ma non un puro caso. Lo avete commissionato a un’artista locale il ritratto di Floriano. Un pittore di Guardia, un giovane talento che fa per metà il contadino e per metà l’artista, ha dipinto questo ritratto di Floriano su vostro impulso. Lo avete fatto fare senza secondi fini, per pura simpatia politica nei confronti del vostro “Totem”. E lo avete reso pubblico a tempo dedito, quando Floriano non era al top del potere. Per puro, folle, disinteressato amore. In tutto questo tempo la gente che vi ha notati col ritratto sottobraccio vi avrà presi per fanatici affiliati a qualche setta o per venditori di tappeti. C’è chi si conserva il santino di Padre Pio nel portafogli, e chi magari ha il poster in casa del suo gruppo rock preferito, ma un ritratto impressionista da asporto, incorniciato in oro, non ce l’ha nessuno. Qualcuno di voi ha anche pensato a far pagare un ticket per chi lo voleva osservare, tra un trasporto e l’altro, magari nel museo del Municipio, abbinato con le farfalle. Opera unica, con seria possibilità di finire tra qualche anno al Louvre o alla Farciola. Chi ha avuto modo di vederlo afferma che il ritratto è enigmatico, come un Manet; non è il Floriano che conosciamo, gioviale e ridente; ma è un Floriano triste, indurito dalla vita, non dirò cattivo, ma disincantato, amareggiato. Che sembra chiedersi, astraendosi dalla cronaca e immergendosi nella storia: ma fu vera gloria? Ai poster l’ardua sentenza. Il dipinto sembra ritrarre quasi l’anima di Floriano rispetto alla sua immagine pubblica e superficiale. Un ritratto interiore. E non solo. Il giovane pittore, da chi scrive interpellato, ha detto di aver pensato in un primo momento a Napoleone, quasi per assecondare la nota mitomania del personaggio ritratto. Invece si ha l’impressione che il giovane pittore guardiese abbia pensato più a Oscar Wilde e alla sua celebre opera, “Il ritratto di Dorian Gray”. Come ricorderete, Dorian Gray viveva nel culto della sua bellezza e della sua gioventù e in virtù di un suo magico voto, restava sempre giovane: al suo posto invecchiava il suo ritratto. Alla fine, come racconta il web, “Dorian Gray colpisce con un pugnale il suo ritratto e cade esanime e improvvisamente piombato nella vecchiaia, mentre il suo ritratto torna all’originaria bellezza del Dorian giovane. L’opera rovesciava il dogma dell’arte come menzogna e illusione in cui rifugiarci per non vedere la realtà nuda e cruda; qui l’arte era invece la verità di una vita, la testimonianza della nostra caducità, il rifugio del tempo che passa. E la vita era, al contrario, l’apparenza, nel mito estetico e narciso dell’eterna giovinezza”. Tutti noi speriamo che, dopo aver inferto fendenti, Floriano pugnali anche l’opera che lo raffigura, per dimostrare che nel suo caso è finto il ritratto ed è vero lui; lo faccia almeno per quelle anime belle che, mosse dal sentimento, cercano oggi un varco nel vuoto, dopo averci messo l’anima per quell’opera ricevendo in cambio solo coltellate. Il destino vi chiama: “ottimi amministratori comunali, seri, impegnati e competenti, disponibili sempre, e perciò amati e stimati”. Siete già primi al traguardo del quaquaraquà. Consegnate il quadro a Floriano affinché lo esponga a casa sua. Liberate finalmente il vostro portabagagli, ma soprattutto quello di tanti guardiesi.

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