1.000 euro di multa per nascondere 5 milioni

(Luigi Ferrarella – il ‘Corriere della Sera) – Sullo scudo fiscale Attilio Fontana, come ieri in Regione, ha sempre taciuto: tanto da essere sanzionato nel 2017 dall’ Anac per aver omesso nel 2016, da ex sindaco di Varese, l’ obbligatorio stato patrimoniale nel quale sarebbero comparsi i 5 milioni di scudo fiscale in Svizzera nel 2015.

Questo genere di sanzioni amministrative dell’«Autorità nazionale anticorruzione», però, non sono pubbliche nel contenuto delle motivazioni, ma soltanto nel dispositivo, che viene pubblicato nella sezione «amministrazione trasparente» del sito online in questo caso del Comune di Varese di cui Fontana era sindaco (sezione peraltro curiosamente modificata proprio ieri rispetto al precedente ultimo ritocco) con questa espressione: «In applicazione dell’ art. 47, c. 1, d.lgs. n. 33/2013, in esito al procedimento avviato con nota Uvot/2017-001403/rg, l’ Anac ha applicato al sig. Attilio Fontana la sanzione nella misura ridotta di 1.000,00, in conformità a quanto previsto dall’ art.16 della legge 689/1981 (provvedimento Uvot/2017-001408/rg)».

Tradotto dall’ ostrogoto burocratico, per capire di che si tratti bisogna intanto guardare l’ articolo 47 del decreto legislativo n.33 del 2013, che prevede l’ irrogazione di una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 a 10.000 euro (in misura ridotta a 1.000 euro se pagata entro 60 giorni, un po’ come avviene per le contravvenzioni stradali), oltre alla pubblicazione appunto solo della notizia del provvedimento sul sito internet dell’ amministrazione, a carico dei componenti degli organi di indirizzo politico che siano responsabili della «mancata o della incompleta comunicazione delle informazioni e dei dati di cui all’ articolo 14 del medesimo decreto».

Quali sono e di chi? Sono i dati sulla situazione patrimoniale complessiva, al momento dell’ assunzione in carica, dei «titolari di incarichi politici, di amministrazione, di direzione o di governo».

Fontana dal 2006 sino al 21 giugno 2016 era stato sindaco di Varese, dunque tenuto a depositare anche per il 2016 la dichiarazione sul proprio stato patrimoniale relativa al 2015.

Ma a fine 2016 il responsabile anticorruzione del Comune è costretto a comunicare all’ Anac che Fontana, a dispetto anche di molti inviti a livello amichevole, non l’ ha presentata.

L’ Anac chiede lumi, e a alla fine di gennaio 2017 di nuovo il responsabile anticorruzione del Comune conferma che Fontana ha continuato a non trasmettere la dichiarazione di legge benché gli sia stata sollecitata molte volte. Così la dirigente dell’«Uvot-Ufficio vigilanza sugli obblighi di trasparenza», all’ interno di Anac, sanziona l’ ex sindaco leghista con 1.000 euro.

La prospettiva di questo costo, peraltro alleviato dall’ assenza di pubblicità sul motivo della sanzione, nel 2016 deve evidentemente essere apparsa a Fontana di gran lunga preferibile al possibile costo reputazionale (per un politico sottoposto a standard di trasparenza ben più pregnanti che per un cittadino comune) del dover indicare – come altrimenti avrebbe dovuto fare se avesse ottemperato a presentare la dichiarazione 2016 sull’ annualità 2015 – la disponibilità improvvisa di un nuovo cespite: i soldi in Svizzera della «voluntary disclosure» operata nel 2015 per sanare il «mancato assolvimento degli obblighi di monitoraggio fiscale dal 2009 al 2013».

Cioè il fatto di aver utilizzato la legge per il rientro dei capitali illecitamente detenuti all’ estero, legge che Fontana, a titolo di erede dopo la morte in giugno della 92enne madre Maria Giovanna Brunella, nel settembre 2015 usò per «scudare» 5 milioni e 300.000 euro detenuti in Svizzera da due «trust» (strumento giuridico di origine anglosassone per proteggere il patrimonio), creati alle Bahamas nel 2005 (dopo un inizio nel 1997) quando Fontana presiedeva il Consiglio regionale, e nei quali la madre dentista figurava «intestataria», mentre Fontana risultava in uno il «soggetto delegato» e nell’ altro il «beneficiario economico».

Nel 2018, invece, sul sito della Regione compare normalmente lo stato patrimoniale dichiarato (ai fini dei medesimi obblighi di trasparenza) dal presidente della Regione relativo al 2017: stato patrimoniale che a quel punto può indicare senza più controindicazioni, cioè senza rischio di divulgare anche il sottostante utilizzo della «voluntary disclosure» nel 2015, il tesoretto di un «mandato fiduciario misto» da 4 milioni e 456.000 euro che appunto l’«Unione Fiduciaria» gli gestisce a Milano: semplicemente il segno di un avvocato benestante, ricchezza sulla quale difatti nessuno trova niente da ridire.

Nel silenzio sulla «voluntary» del 2015 serbato anche ieri da Fontana in un’ ora di discorso in Regione, la vicenda della sanzione Anac sembra poco conciliarsi con quanto il presidente appena l’ altro ieri aveva proclamato: «Nelle dichiarazioni richieste dalle norme sulla trasparenza sono riportati nel dettaglio i miei patrimoni e non vi è nulla di nascosto».

9 replies

  1. Quindi, al di là del caso specifico dell’incopetente Fontana, si evince che il politico di turno non è affatto “obbligato”
    a dichiarare il proprio stato patrimoniale. Può benissimo non farlo e cavarsela con una modica sanzione.
    La palla a questo punto va ai partiti di governo (uno dei quali ho malauguratamente votato) per sanare la situazione.
    Stiamo a vedere se qualcuno si muove, possibilmente oggi stesso, grazie.

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  2. chi viola il codice della strada può arrivare a multe salatissime e perfino il ritiro della patente che per riaverla poi necessita pagare profumatamente una scuola guida…!
    chi nasconde 5 milioni di euro al fisco 1000 euro di multa…!!!

    come dire:
    – se si é un povero impiegatuccio che deve prende la macchina per andare a lavorare e capita di violare il Codice della Strada… un salasso che stende a terra come un pugno di myke tayson…!
    – se si é potenti e ricchi (5milioni sottratti alle imposte?) al massimo una multa da mille euro… praticamente un solletichino sotto i “penduli” fatto da una “olgettina”…!

    e c’é qualcuno che ancora crede che questo é un paese democratico…!!!

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  3. Ricordo che nel lontano 1997, da artigiano, fui sanzionato con la cifra di 2.000.000 di lire (del 1997!) per aver inviato
    la comunicazione del cambio di indirizzo della mia attività (dal 22r. al 34r. dello stesso caseggiato) solo alla Camera
    di Commercio e non anche all’Ispettorato del Lavoro (pur non avendo dipendenti!).
    La cosa mi procurò un travaso di bile e la vissi come un’odioso pretesto per “cavar sangue dalle rape”.
    Ma se sei una “rapa” politica, allora puoi stare tranquillo: nessuno verrà a cavarti il sangue!

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  4. La cosa importante e che la multa su cinque milioni e’ costituita da un cinquemillesimo dell’importo.

    Se io non pago il biglietto sul treno la multa e’ di quaranta, un biglietto da Utrecht a Groningen costa ventisei e cinquanta.

    Mille euro per cinque milioni significa invitare alla frode e non vi e’ alcuna giustificazione, costituirebbe una incitazione alla delinquenza. Abituale, sembra.

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  5. Ero accecato dal livore e confermo di aver mancato il contenuto dell’articolo. Controfirmo il senso del commento: delinquere conviene solo ai ricchi e ai fortunati e l’atto viene indirettamente incoraggiato.

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