Guardia Sanframondi: “Floriano Panza, l’uomo che sussurra ai potenti”

Floriano Panza ha completato il suo tragitto. Non potendosi ricandidare come sindaco, ormai sarà profezia che si autoavvera, ma ci sa che l’eroe incontaminato della Valle telesina, lavorando d’immagine, a fine settembre coltivi la segreta speranza di approdare su uno scranno di Palazzo Santa Lucia. E infatti ai suoi confessa negando: “Io candidato alla Regione? Faccio il pensionato”. Il che significa che ha già messo al lavoro parenti, eserciti di compari, impiegati comunali, social media manager, gli stessi che nell’ultimo decennio hanno lavorato alla costruzione della sua effigie. È di questi giorni infatti la chiusura dell’operazione monstre (20 liste) cui lo “stracandidato” uscente ha da qualche mese delegato Nello Mastursi. Uno, cioè, che, secondo la sentenza, ha patteggiato 18 mesi di reclusione (pena sospesa) per “induzione indebita a promettere” (la vecchia concussione). Davanti al nostro Floriano, depositario di un (???) pacchetto di voti e Falanghina, che ha resistito a tutte le “transizioni”, dolorose e no, della storia della Dc nel Sannio, ovviamente Mastursi ha srotolato un tappeto rosso: correrà non con la lista del Pd ma con una delle “civiche” (quella dei sindaci) che sosterranno il tentativo dello stracandidato di succedere a se stesso. Il nostro Floriano in passato non è mai stato, come lui stesso rivendica in un articolo di qualche anno fa con candore leggermente spudorato, fan dello “sceriffo” quando questi era sindaco di Salerno, anzi. Ma da quando De Luca in Campania viene inteso della stessa sostanza della Divinità con il portafoglio gonfio e con un calice di Falanghina tra le dita, lo ha eletto a Suo Padreterno in terra, lo ispira. Se per alcuni il Panza è un grande della politica di provincia di certo è un grandissimo come impresario, fondatore e ideatore di eventi cultural-gastronomici. In questi dieci anni ha influenzato tanto la società guardiese e ha accompagnato più di ogni altro la sua trasformazione da rustica in radical, da proletaria in neoborghese, da popolare in elitaria, da credente in supponente, da Guardia a Parigi e negli States, con scalo ideologico a Edinburgo. È fissatissimo col “territorio”: con Sannio Falanghina ha stretto protocolli praticamente con tutti i 78 Comuni della Provincia di Benevento. Alcuni probabilmente li ha visti solo su Google Maps. Ma conosce i nomi di tutti i sindaci. Non è un vezzo: è la sua idea del territorio. Manco l’avesse disegnato di persona. Accelerazione, rilancio, futuro, cibo, vino. “Guardia è locomotiva della Valle telesina” (ma non era Telese? O adesso lo è d’Europa, grazie alla Falanghina?), e infatti lo slogan di Sannio Falanghina – Città Europea del Vino 2019 era “Il Sannio sarà la Capitale Europea del Vino”, perfetta traslitterazione panziana al peperone imbottito, pura tautologia, significante senza significato, virtuosismo senza virtù.

Non vi dirò della sua vita non politica, della sua ammissione di essere narciso, innamorato del suo Ego, della sua “pomposa estimazione di sé”. Né risalirò agli esordi come bancario, manager sanitario, presidente di provincia, esperto in scienza e tecnologia e poi sindaco di un ameno borgo del Mezzogiorno. Non vi racconterò di figli, nuore, generi e dintorni, parenti e compagni di ventura. Questo breve testo ha il merito di risparmiarci la sua apoteosi come sindaco di Guardia (abbiamo già dato); o la prosopopea per le grottesche rappresentazioni estive. O di come abbia usato la faccia e la quotidianità come programma d’intrattenimento. Sappiamo tutti ormai che l’unico obiettivo dell’ex-sindaco di Guardia è il potere per il potere. E infatti, eccolo, il nuovo eroe agreste della Valle telesina, benvisto ormai dai giornaletti locali, avviarsi in direzione Napoli, accarezzato dai suoi concittadini, dagli artisti, dai vecchi e nuovi cantinieri e dai più di duecento “ospiti” stranieri, commensale del Palazzo che conta. Chissà se l’uomo che sussurra ai potenti, dopo aver fatto per una vita slalom tra poltrone, consulenze e finanziamenti, lo vedremo finalmente aggirarsi torvo tra i Palazzi della Politica che conta come una specie di folletto malefico o come o un corvo che svolazza su Palazzo Santa Lucia; come Jep Gambardella, il personaggio de la Grande Bellezza di Sorrentino. Noi, ce lo auguriamo.

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