Guardia Sanframondi: il “borgo baciato dai belli”

(di Raffaele Pengue) – In quest’epoca di pazzi anche nel “borgo baciato dai belli”, nel decennio appena trascorso, non ci siamo fatti mancare …niente. A partire da un ormai ex-sindaco supereroe in posa assertivo-volitiva in cima al campanile, al seguito di figuranti in gonnellino, insieme ai bambini con mascherina e fascia tricolore in suggestivo pendant con le bandiere omonime che gli sventolano sopra la testa. Ci siamo divertiti per il suo linguaggio oscillante tra il modello-possidente di campagna e il modello-top manager. E commossi, per il suo bisogno di torri d’avorio, l’enfatico elitismo, la dichiarazione di appartenenza a una razza superiore e semi-estinta di presiedenti inarrivabili. Teniamo d’occhio da tempo la sua retorica: gagliarda sotto effetto Falanghina, efficentista, proiettata al futuro, sotto Coronavirus s’è fatta a tratti molesta, dissociata, stolida come la mosca intrappolata nel bicchiere. A tratti odiosa a come proteggere i cittadini a colpi di ordinanze e al contempo assicurare agli “amici” la continuazione del loro “stile di vita”, cioè l’esercizio del diritto all’apericena, forma locale del diritto globale alla bellezza e alla felicità dall’alto del “magnifico panorama della terrazza di Garrick”. Sembra un secolo fa, quando i brindisi li faceva lui con la “parte migliore” del Paese. Quando sparava milioni e fuffa, e spesso le due cose coincidevano, gigioneggiava nel suo linguaggio attorcigliato, finto-istituzionale; concedeva, prometteva, annunciava e si piaceva, come si piaceva. Un continuo congratularsi con se stesso. In questo decennio ha fatto il Fenomeno, dicendo che tutto il mondo (grazie a lui) oggi ci invidia e ci imita. Altro che locale: il principio universale del provinciale ex-sindaco supereroe è sempre stato scimmiottare chi sta avanti, “mi aspetto l’arrivo di migliaia di persone, per gustare cibi, fare passeggiate, comprare vino”, fino al “il riconoscimento è visto come un’occasione straordinaria”, tutte priorità in una comunità con una qualità della vita e una moralità umiliata, perché questo è il nostro destino, sfuggire a una visione resiliente e illudersi di essere una grande comunità solidale e internazionale. Uno così si è trovato a governare la comunità, da solo, giocando con quattro partner scimuniti e un paio di pupari ricattati, con una sovranità e una visibilità che manco… Ma poi si dovette fermare per il lockdown. Adesso è un casino riacchiappare quella retorica e riallinearla al rischio Covid-19. Ed ecco quindi la narrazione post-covid, con poco o nulla distanziamento sociale, ma che però rispetta le regole, di nuovo isolata (ma solo dalle auto) per incentivare le persone a scegliere “la quiete e la bellezza del Medioevo”. Una comunità retorizzata sotto steroidi. Intanto l’ex-sindaco supereroe si sente sempre più amato, pronto per una nuova conquista. Floriano’s superstar. Lo splendido isolamento provinciale non gli basta più. Col tempo si è ulteriormente riempito di se stesso, si sente già nella storia. Il faro. For ever. Ha una sola priorità: Io. Ma un Io gonfio d’aria. Sono disposto a tutto. Chiedetemi tutto ma accompagnatemi lungo la strada per Napoli. 

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