Corrao (M5S): “Se usiamo il Mes il governo cade. Di Battista è il leader che serve al Movimento”

CORRAO “SE USIAMO IL SALVA-STATI IL GOVERNO CADE DI BATTISTA È IL LEADER CHE SERVE AL MOVIMENTO”

(Alberto D’Argenio – la Repubblica) – «Se Conte attiva il Mes, il governo cade». Ignazio Corrao è un influente parlamentare europeo del Movimento 5 Stelle. Nel corso di questa intervista sul Meccanismo europeo di stabilità, irrompe la dichiarazione del suo collega, Piernicola Pedicini, secondo il quale c’è un rischio scissione all’interno del gruppo pentastellato a Bruxelles dopo che la scorsa settimana proprio Corrao e Pedicini, insieme a Rosa D’Amato, in dissenso col partito hanno votato contro la risoluzione con le misure Ue per la ripresa economica.

Corrao, c’è rischio scissione?

«Piernicola è stato molto duro ma non credo al rischio di scissione».

Perché?

«Era un voto poco importante, riguardava una risoluzione non vincolante del Parlamento europeo».

Quindi tutto a posto?

«No, che ci sia un problema nel Movimento è evidente».

Lei ha definito il reggente Vito Crimi un “abusivo”.

«Magari il termine è eccessivo, ma Di Maio si è dimesso da capo politico a gennaio, da regolamento il facente funzioni deve convocare elezioni per la leadership entro un mese. Crimi non lo ha fatto e oggi chi porta al governo le posizioni dell’ M5S lo fa senza un mandato politico».

Vuole Di Battista leader?

«Penso che Di Battista sarebbe la persona giusta perché è rimasto fuori da questa fase politica in cui abbiamo dato vita a due governi».

Se l’Italia attiva il Mes uscite?

«Al di là delle condizionalità, il Mes è una specie di spettro ed escludo che il governo lo attivi».

Le condizionalità non ci sono, sono state levate.

«In entrata».

Anche in uscita.

«I soldi li devi restituire, se il tuo debito schizza, tra agenzie di rating e sostenibilità macro quello che succede è chiaro».

Se un Paese fa default, il Mes è l’ultimo dei problemi: i Recovery Bond servono proprio ad evitarlo ma voi avete votato contro.

«Perché c’era il Mes, ci fossero stati solo i Bond li avremmo votato».

Pensa che Conte debba dire no a tutto il pacchetto di misure Ue se non sarà tolto il Mes?

«Se il Mes resta come strumento che l’Italia non usa, non c’è problema».

Altrimenti?

«La conseguenza immediata sarà la caduta del governo. Tutti nel M5S, anche i più moderati, sono sempre stati contro il Mes. Ma non credo che Conte vi ricorrerà, è sempre stato di parola. Se l’ Italia attiverà il Mes, sarà un altro governo a farlo».

SÌ, NO O ANCHE FORSE IL BALLETTO SUL FONDO PER NON URTARE DI MAIO

(Stefano Cappellini – la Repubblica) – Ci sono voluti giorni di slalom lessicali, avanzate e ritirate, parafrasi e omissioni, ma infine Giuseppe Conte ha fatto capire – e nella sede più solenne: il Parlamento – che l’Italia è pronta a dire sì al piano di aiuti europei in arrivo con il Consiglio di domani e che questo sì riguarda anche la dotazione del Mes, il fondo Salva-Stati. «Ora forse non contiene più rischiosi meccanismi di condizionalità e respingendolo faremmo un torto ai Paesi che ne abbiano necessità».

Conte non si è spinto a iscrivere ufficialmente l’Italia tra quei Paesi, ma è chiaro che ha aperto la via alla possibilità. Cosa è cambiato in questi giorni al punto da spingere il presidente del Consiglio a prendere sicuramente una posizione diversa da quella espressa in precedenza, quando aveva respinto il Mes parlando di «trappola» e «stigma»? Nulla di nulla, in verità. L’accesso senza condizione ai fondi del Mes anti-Covid, circa 36 miliardi nel caso dell’Italia, era già stato deciso in sede di Eurogruppo. E allora? Perché questo cambio di toni e prospettiva? La spiegazione è chiara: non lo si poteva dire forte e chiaro che questo Mes all’Italia serve, eccome.

Perché questa evidenza capace di mettere d’accordo persino Romano Prodi e Silvio Berlusconi non convince invece il gotha del Movimento 5 Stelle, compreso Alessandro Di Battista tornato alla ribalta apposta per dire no a questa e a un altro paio di questioni. Tre europarlamentari M5S sono arrivati al punto di votare contro il Recovery Fund, bocciando a Bruxelles ciò che Conte e il governo italiano invocano da settimane.

E allora Conte, che al Mes aveva già aperto con una intervista al Financial Times qualche settimana fa, ha finto di virare sulle posizioni del Movimento, un po’ per ragioni negoziali (l’Italia puntava agli Eurobond) e un po’ per quieto vivere, si è inabissato quando poteva e inalberato quando doveva, pur di rassicurare i suoi ex datori di lavoro.

Ora che, come sempre, la realtà torna a bussare anche alla porta di Di Maio e Di Battista, Conte cerca di prepararli con tutte le cautele di quel “forse non c’è più la condizionalità”. Forse. Si simula una svolta che non c’è per permettere, a chi vuole e a chi ce l’ha ancora, di non perdere la faccia. Magari basterà per mettersi alle spalle questa vicenda. Ma è difficile immaginare un futuro radioso per un governo che pensa di avanzare così, avendo la gigantesca responsabilità di rimettere in piedi un Paese.

1 reply

  1. Di Battista da una settimana sta minacciando Conte, il governo e il M5S.

    Dopo che Conte ha detto che riguardo all’utilizzo del Mes aspetterà di verificare come sarà modificato, Di Battista ha “mandato” in avanscoperta il suo fedelissimo Corrao (eurodeputato 5S):
    “Crimi è un abusivo… e oggi chi porta al governo le posizioni del M5S lo fa senza un mandato politico.
    Se Conte userà il “salvastasti” la conseguenza immediata sarà la caduta del governo.
    Tutti nel M5S, anche i più moderati, sono sempre stati contro il Mes.
    Ma non credo che Conte vi ricorrerà, è sempre stato di parola. Se l’Italia attiverà il Mes,
    sarà un altro governo a farlo”.

    Anche Pedicini (europarlamentare M5S) ieri minacciava esplicitamente M5S e governo, parlando di:
    “Rischio scissione reale nel M5S, non solo a livello del parlamento Ue ma… anche di quello nazionale”

    "Mi piace"