(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] È un’infame calunnia che il Pd voglia battere la Meloni per poi fare le stesse cose. Se dipendesse da Lorenzo Guer(r)ini, “riformista” senza riforme di scuola lodigiana, farebbe molto peggio: “Se saremo chiamati al governo, dovremmo contribuire agli aiuti militari all’Ucraina in maniera più consistente del governo Meloni”. In effetti, fra Draghi e Meloni, abbiamo buttato per Kiev la miseria di 20 miliardi (Osservatorio Milex), senza contare i costi stratosferici delle (auto)sanzioni alla Russia su gas e petrolio, l’attentato ucraino ai gasdotti Nord Stream e i bombardamenti sulle raffinerie russe coi nostri missili che fanno impazzire il prezzo del gasolio. Basta braccino corto: sveniamoci di più. Lo slogan per elettrizzare i progressisti, ingolosire gli astensionisti e scaldare i cuori dei ragazzi in piazza è bell’e pronto: “Votate per noi, così invieremo ancor più armi a Kiev e allungheremo un altro po’ la guerra. Tanto su scuola, sanità, salari e pensioni c’è ancora tanto da tagliare. Altro che Meloni: l’alternativa siamo noi”. Trionfo garantito: converrà transennare i seggi. Già nel 2022, da ministro della Difesa di Draghi, Guerini aveva tentato il colpaccio di portare la spesa militare dall’1,4 al 2% entro il 2024, scatenando le ire di papa Francesco (“Mi sono vergognato per loro, sono dei pazzi!”). Poi Conte l’aveva costretto a rinculare. Ora vuole recuperare il terreno perduto: non sia mai che i guerrafondai Ue&Nato lo scambino per un pacifinto panciafichista.

[…]

Il bello di questi strateghi da divano è che non spiegano mai a cosa servirebbe inviare più armi all’Ucraina, ove mai il centrosinistra vincesse le elezioni del 2027 e l’Ucraina esistesse ancora. Se avessero un piano, uno li starebbe pure a sentire. Ma non risulta. Dall’autunno 2022, quando la prima controffensiva ucraina recuperò alcuni territori presi dai russi nei primi sei mesi, Kiev non fa che arretrare e Mosca avanzare. Il trend, pur lentissimo, soprattutto dall’assedio alla cuspide fortificata (dalla Nato) delle ultime roccaforti in Donetsk, non si è mai invertito in quattro anni in una sola rilevazione mensile. Nel 2025 i russi hanno conquistato circa 5mila kmq e nei primi 10 mesi del 2026 ne rivendicano 6.500, contro appena 100 secondo l’americano Isw e 1.300 secondo istituti più neutrali. Sta di fatto che controllano ormai circa il 21% del Paese, con tutto il Lugansk, il 90% del Donetsk, l’84,5 dell’oblast di Zaporizhzhia, il 65 di quello di Kherson e hanno creato una zona cuscinetto di confine rubando 465 kmq agli oblast di Sumy e Kharkiv. Quanta Ucraina dovrà ancora scomparire e quanta gente morire prima che gli “amici” capiscano che l’unico aiuto utile per Kiev è costringerla a negoziare un compromesso con Mosca finché le resta qualcosa da salvare?