Le scelte a Destra

(di Virginia Della Sala – ilfattoquotidiano.it) – Quasi 15mila posti cancellati dagli organici della scuola statale. E il Fondo sanitario che cresce in euro, ma perde peso sul Pil. Intanto, in parallelo, più risorse alle scuole paritarie e mancette elettorali ai privati sulla salute. Nella manovra 2027 del governo Meloni si preannuncia un filo che lega quelli che dovrebbero essere i due pilastri del servizio pubblico e del sostegno dello Stato ai cittadini: un filo che li indebolisce e che rinforza i servizi privati, continuando a percorrere il sentiero del definanziamento e dell’assenza di investimenti.

Stando a quanto trapelato a luglio, l’aspirazione del ministro della Salute Orazio Schillaci era quella di poter contare su 5,5 miliardi aggiuntivi. Il Ddl Bilancio, invece, ne aggiunge solo 2,365 al Fondo sanitario per il 2027 (con apparente soddisfazione del ministro), portandolo a 146,3 miliardi. Bene, si dirà. Non proprio: tralasciando che la stessa cifra è stata trovata per l’esenzione del bollo auto, il rapporto con il Pil si riduce, passando dal 6,14% nel 2026 al 6,11% nel 2027 e al 5,83% nel 2029. Si tratta di “risorse – spiega la Cgil – che, non coprendo i costi inflattivi e l’incremento di alcune voci di spesa, diventano automaticamente in tagli ai servizi”. Inoltre, 500 milioni aggiornano le tariffe ospedaliere andando anche a beneficio degli erogatori privati accreditati, 300 milioni finanziano prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa e 380 milioni aumentano le indennità di pronto soccorso, senza incrementare gli organici. Cento milioni sono invece, riservati all’assistenza per Alzheimer e demenze ma solo per un anno. Tradotto: nessun potenziamento strutturale degli ospedali pubblici. Solo 138 milioni sono invece quota esplicitamente lasciata alla libera disponibilità delle Regioni.

Fuori dal Fondo sanitario, vengono stanziati anche 1,645 miliardi nel 2027 per una Carta da 300 euro per gli over 75 con pensioni entro 28mila euro. Si potrà usare per beni e cure non coperte dal Ssn (e che definirà un apposito decreto). La misura appare come una mancia elettorale (voluta da Forza Italia) che finirà spesa in farmaci da banco, visite specialistiche e cure odontoiatriche nel privato. Infine, si aumenta anche di tre punti percentuali il tetto agli acquisti di prestazioni da privati accreditati. L’effetto stimato è di 365 milioni annui per aggiornare le tariffe che, per lo meno, sono per buona parte già stanziati. Intanto Gimbe ha calcolato in 18,8 miliardi i “tagli invisibili” nel 2023-26 e l’Istat spiega che nel 2025 oltre 5,6 milioni di persone hanno rinunciato a una visita o a un esame.

Non va meglio sulla scuola. Lo abbiamo anticipato ieri: il Ddl di Bilancio prevede dal prossimo anno la riduzione di 4.925 posti nell’organico dei docenti e 2.049 tra amministrativi, tecnici e ausiliari (Ata). Una “rimodulazione” voluta dal Pnrr e non un taglio, secondo l’ultima versione di Fdi, eppure la relazione tecnica calcola 83,9 milioni di risparmi nel 2027 e 251,7 milioni annui dal 2028. La legge di Bilancio 2025 ne aveva già cancellati 5.660 tra gli insegnanti e 2.174 fra gli Ata. Il totale delle due manovre sale così a 14.808 dipendenti. Ed è solo l’ultimo capitolo, dato che il dimensionamento avviato dalla manovra 2023 ha ridotto le istituzioni scolastiche autonome da 8.136 nel 2022/23 a 7.389 nel 2026/27, secondo Flc Cgil: 747 in meno. Meno dirigenti scolastici e direttori amministrativi e più plessi da coordinare. Non ci sono neanche soldi nuovi per i docenti, che negli ultimi decenni secondo la Cgil hanno perso oltre 20mila euro di potere d’acquisto. Ci sono però quelli per le scuole paritarie: per il programma “Istituzioni scolastiche non statali” i fondi sono saliti, ad esempio, da 754 milioni nel 2025 a 886,5 nel 2026: 132,5 milioni in più, secondo la Camera. Gli stanziamenti comprendono fondi per la disabilità e scuole dell’infanziat. Nel 2026 è inoltre confermato il bonus fino a 1.500 euro per l’iscrizione alle scuole paritarie: 20 milioni di euro.