“Se si vogliono combattere le autocrazie bisogna spendere in cultura”

Giovanni Floris: “Il potere teme il senso critico: toglie alla scuola e dà più soldi alle armi”

(di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – Nel corso dell’intervista lo ripete più volte, come a raccomandarsi: “I tagli alla scuola sono il simbolo di qualcosa di più grande e più grave, mi creda. Il discorso è molto più largo”. Giovanni Floris, conduttore di Dimartedì, ha appena pubblicato I fuoriclasse, primo volume della collana Le Scelte della Solferino. Parla di istruzione, scuola e di tutto ciò che ruota attorno a questi due settori vitali per una democrazia. Come chiarisce il sottotitolo: Scegliamo: ignoranti o liberi?.

Le forbici che il governo ha imposto alla scuola, con altri 7mila tagli a insegnanti e personale Ata, ci renderanno meno liberi?

In Italia la scuola è diventata quello che non dovrebbe essere, ossia un elemento politico. E questo rientra in un problema che non è affatto solo italiano.

Cioè?

Appena rieletto, Trump ha indicato le università come il suo primo nemico, mentre in Texas hanno imposto la lettura della Bibbia nelle scuole, e vogliono appendere i dieci comandamenti in ogni aula. Abbiamo avuto Orban in Ungheria, che i libri voleva farli scrivere e riscrivere. Invece in Italia abbiamo un ministro dell’Istruzione, Valditara, a detta del quale l’umiliazione è formativa, mentre la ministra dell’Università Bernini ha insultato degli studenti che protestavano, bollandoli come “poveri comunisti”. Sono tempi terribili.

Tempi con queste destre, no?

Assolutamente sì.

Domanda basica: perché?

Perché la scuola deve insegnarci il senso critico, grazie a cui si impara a dubitare e a fare domande. Ma il potere non gradisce le critiche e i dubbi.

Il governo attuale poco o nulla, certo. Anche per questo si taglia sulla scuola?

Certo, ma non limitiamoci a guardare il dito. La luna è qualcosa d’altro, ovvero il non voler progettare il nostro futuro anche sulla scuola. A pagina 192 del mio libro elenco gli investimenti previsti per le armi da qui ai prossimi anni. Soldi che non saremo mai in grado di spendere, come sanno tutti. E allora mi chiedo: perché non prevedere stanziamenti di quella portata per l’istruzione? È meglio un’utopia basata sul combattere che sull’imparare?

Le risponderebbero che la Russia è una minaccia, e via discorrendo.

Avrebbero anche ragione a dire che dobbiamo tutelarci da ogni minaccia possibile. Ma io allargo la visuale: se abbiamo davvero paura delle autocrazie, non dobbiamo anche fare i conti con i nemici interni? Trump è un “mostro” generato dalla stessa America. Non l’ha invasa.

Dove si diffonde ignoranza, crescono autocrazie.

È un fatto. E una minaccia.

Con i tagli in Italia siamo sulla buona strada, a naso, anche se da destra sostengono che ci saranno meno insegnanti perché si fanno meno figli. Lo dissero anche l’anno scorso, quando di posti ne tagliarono 7800.

Se è per questo hanno anche nascosto i tagli nella conferenza stampa di presentazione della manovra. E in passato hanno usato i soldi di scuola e cultura per finanziare i decreti sulle accise: bruciamo i libri per farci caldo. Dopodiché l’equazione basata sul calo della natalità è un trucco: così le classi scoppiano. Per rilanciare la scuola servono molti più fondi. Poi si potrebbe anche discutere di come riorganizzarla.

Lei è convinto che il tema dei tagli alla scuola interessi alla gente?

Io credo che le persone stiano tornano a porsi certe domande di fondo. E una è questa: “Volete o no crescere con la libertà per voi e i vostri figli? Volete che si insegni il senso critico?”. In quest’ottica, il tema interessa, eccome, alla gente. E d’altronde lo si è visto anche nel referendum sulla giustizia. I cittadini non hanno votato no alla riforma in sè, ma hanno risposto a una chiara domanda: “Volete o no difendere la Costituzione?”.