La premier, in campagna elettorale, cerca argomenti per nascondere la sua manovrina. Chiesta l’apertura di una pratica a tutela della gip di Milano. Cosimo Ferri rieletto al Csm

(Giulia Merlo – editorialedomani.it) – In questo autunno caldo di piazze e scontri ogni equilibrio sembra saltato, a partire da quello della divisione dei poteri. A incendiare per l’ennesima volta lo scontro tra governo e magistratura è la decisione assunta dalla giudice per le indagini preliminari di Milano, Tiziana Landoni, di non convalidare la misura cautelare del fermo in carcere per Youssef Siher, nonostante la richiesta della pm. La decisione, assunta in fase di indagini preliminari e motivata, è stata la miccia che ha fatto saltare qualsiasi correttezza istituzionale.
La premier Giorgia Meloni ha definito «vergognosa» la decisione e così è partita una sassaiola di attacchi contro la magistrata, tanto che in tribunale sono state messe sotto monitoraggio le minacce social che la giudice sta ricevendo. Il vicepremier Matteo Salvini ha definito un «brutto segnale smentire una procura», aggiungendo che «non so quanto un giudice pro Pal può essere mentalmente libero a giudicare». Anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio si è detto «sorpreso» della decisione ma ha escluso l’invio di ispettori, aggiungendo però che «penso che la procura impugnerà e vedremo come andrà a finire».
La stessa acrimonia ha acceso anche palazzo Bachelet, dove 13 consiglieri togati, insieme ai tre laici di minoranza, hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela per la gip milanese, proprio in relazione alle parole di Meloni. La richiesta, ora sulla scrivania del Comitato di presidenza, non è stata firmata dai consiglieri conservatori di Magistratura indipendente e i laici di centrodestra hanno stigmatizzato l’iniziativa. Secondo Enrico Aimi «manca il presupposto di un grave turbamento dello svolgimento delle funzioni giudiziarie»; Isabella Bertolini e Claudia Eccher hanno ritenuto che l’indipendenza delle toghe è sì un principio «ma non può diventare uno scudo contro ogni critica alle decisioni giudiziarie». Il risultato è stato un Consiglio superiore spaccato – cosa non rara intorno a questi temi – con una frattura che vede le toghe conservatrici accanto ai laici di centrodestra.

Il nuovo Csm
Questo equilibrio, però, sarà certamente rotto nella prossima consiliatura, almeno a livello numerico. In attesa di conoscere i nomi dei nuovi laici, si è concluso lo spoglio per i componenti togati. L’esito è stato un clamoroso ribaltamento di fronte, con il futuro Consiglio decisamente orientato in favore delle toghe progressiste.
Manca ancora l’ufficialità dei nomi (il calcolo proporzionale di cinque collegi verrà fatto oggi, ma è possibile fare qualche previsione), ma dovrebbero esserci sette eletti per Area, quattro per Md e rete Autogoverno (tre degli eletti vengono dal laboratorio milanese organizzato dall’uscente Roberto Fontana), quattro per Unicost, quattro per Mi. Infine è entrato come indipendente anche l’eterno Cosimo Ferri, già ex consigliere del Csm, sottosegretario e deputato, ma soprattutto protagonista dello scandalo dell’Hotel Champagne e da sempre maestro dei calcoli elettorali, tanto da riuscire a incassare un seggio grazie al meccanismo proporzionale.
Se i numeri dovessero essere confermati, le toghe progressiste avrebbero undici seggi su venti, ottenendo la maggioranza tra i togati. La batosta peggiore è arrivata ai conservatori di Mi, che hanno quasi dimezzato i loro eletti. Una sconfitta così significativa aumenta le tensioni interne alla corrente, dove la spaccatura dopo le dimissioni del segretario Claudio Galoppi e le tensioni seguite alle espulsioni di alcuni candidati che hanno deciso di correre da indipendenti hanno creato un clima incandescente. A caldo prevale l’amarezza, ma nell’aria c’è già chi parla di scissione.

Certamente, tuttavia, sugli esiti del voto su cui ha soffiato un vento progressista ha influito anche la durissima campagna referendaria che, dal fronte del Sì, ha visto attacchi frontali nei confronti della magistratura. Esattamente quelli che il governo è tornato a portare questi giorni – nonostante il gip abbia deciso in disaccordo con il pm proprio come auspicavano succedesse, più spesso, i sostenitori del Sì – e che hanno polarizzato di nuovo il dibattito pubblico.
La campagna elettorale verso le elezioni del 2027, riparte quindi nel segno dello scontro tra governo e magistrati. Il tutto su un terreno, quello dell’ordine pubblico e della sicurezza, su cui la propaganda della destra ha sempre puntato parecchio. Anche per attuare la propria politica securitaria fatta di nuovi reati e misure cautelari. Insomma un ottimo modo per distogliere l’attenzione da una Finanziaria che non affronta nessuno dei problemi reali per cui, oggi, è stato convocato uno sciopero generale.

Meloni avanti tutta
Intanto la premier va avanti, dritta, per la sua strada. Ieri, in videocollegamento con la convention di Sindaci d’Italia-Sud chiama Nord, ha accolto nel centrodestra Cateno De Luca e la sua truppa, ringraziandoli di aver «scelto di mettere la vostra esperienza, il vostro contributo, la vostra determinazione, e direi anche diciamo una certa dose di testardaggine, al servizio di un progetto più grande». Lo stesso De Luca, forse indirettamente, ha svelato che le prossime elezioni politiche si terranno «il 9 e 10 maggio 2027». Chissà, di certo il dibattito sulla data è aperto e non è un segreto che la premier gradirebbe andare alle urne la prossima primavera.
Ma Meloni ha “parlato” anche attraverso la prima anticipazione del nuovo libro di Bruno Vespa Storia della Seconda Repubblica – Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein in uscita il 2 novembre. «Non mi pento di essere stata molto vicina al presidente Trump», ha detto, perché «farlo significava difendere l’interesse nazionale».
Poi una riflessione ai limiti del cospirazionismo, ipotizzando che oscuri gangli dello Stato abbiano tramato contro di lei, visto che agenzie finanziarie internazionali «hanno certificato che già oggi saremo sotto al 3 per cento». Insomma, non solo i magistrati ma anche l’Istat. Per mobilitare le truppe la premier ha bisogno di nemici.
E’ chiaro perché ha bisogno di nemici e di diversivi!
Manovra da 26 miliardi € di cui la metà in deficit
Dopo aver avuto a disposizione 166 miliardi € di PNRR a tassi agevolati o gratis e dopo aver aumentato il debito pubblico di 350 miliardi in 4 anni ed essere finiti in procedura di infrazione per deficit eccessivo, con 100 miliardi da spendere ogni anno per interessi, la Meloni arriva a chiedere all’Europa altri 13 miliardi di prestito da spendere in armi
Un disastro!!!!
Letteralmente un disastro!!!
RIMEDI: LE TARGHE PERSONALIZZATE
Questi ci stanno a prendere per scemi!!
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