
(di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – Il Fatto di qualche giorno fa torna a occuparsi, per la firma di Antonio Patrono, del problema mai risolto delle correnti all’interno del Consiglio superiore della magistratura (Csm). Ineccepibili sono le osservazioni di Patrono. L’appartenenza a una corrente, scrive, segnala inevitabilmente l’ideologia del magistrato e quindi il suo riferimento, sia pur in qualche modo mascherato, a un partito, in qualsivoglia decisione voglia prendere, come l’indicazione, per l’appunto, di quale magistrato debba entrare nel Csm.
Il Csm è attualmente composto da 33 membri e comprende alcuni membri di diritto, fra cui il capo dello Stato che lo presiede e altri magistrati ordinari che in itinere sono entrati nel Csm. Questi sono i cosiddetti ‘togati’.
Poi ci sono dieci membri eletti dal Parlamento, fra i professori universitari in materie giuridiche e avvocati che esercitano la professione da almeno quindici anni, i cosiddetti ‘laici’.
I nostri Padri costituenti, poiché uscivamo dal fascismo, vollero una magistratura assolutamente indipendente dal potere legislativo e soprattutto da quello esecutivo, perché volevano sì una magistratura indipendente, ma non totalmente staccata dalla società civile.
E qui sta la falla del sistema: poiché è il Parlamento a decidere quali membri laici debbano entrare nel Csm, vi mandano dei politici di loro fiducia, camuffati da ‘laici’. Quindi può capitare, e capita, che un avvocato che certamente non è digiuno di diritto, ma che nella sua vita ha fatto sempre il politico, entri in magistratura. Ciò è ovviamente lecito, meno lecito, anzi molto sospetto, invece è che attraverso la trafila delle designazioni arrivi a ricoprire ruoli importanti all’interno del Csm.
Poi c’è il sistema delle cosiddette ‘porte girevoli’. È il caso di Maria Elisabetta Casellati che, prima politica in Forza Italia, il partito di Berlusconi che aveva tutto l’interesse, per i noti motivi, a inquinare la magistratura, è stata indicata dalla stessa Forza Italia per ricoprire incarichi importanti all’interno del Csm.
Ma il problema non riguarda solo il Csm, bensì tutti i magistrati. Un tempo i magistrati si esprimevano solo per ‘atti e documenti’, oggi rilasciano interviste, partecipano al dibattito pubblico, per cui è facile capire da che parte stiano. Paradossalmente, ma non troppo, una magistratura veramente indipendente ci fu durante il fascismo, tanto che dovette inventarsi dei ‘Tribunali speciali’ per piegare la magistratura quando il contenzioso riguardava reati politici. Erano i tempi del Codice di Alfredo Rocco che sarà stato sì fascista, ma era un grande giurista da cui ancora oggi, soprattutto oggi, avremmo molto da imparare.
Ho detto prima che, per la loro partecipazione al dibattito pubblico, è difficile che oggi si possa individuare un magistrato, anche che non faccia parte dei ‘laici’, che non sia legato in modo surrettizio, se non a un partito, a un’ideologia. È ovviamente possibile poi che il magistrato onesto decida, spogliandosi delle proprie propensioni ideologiche. Pensare il contrario è un cattolico processo alle intenzioni.
Ma il magistrato, figura decisiva in una democrazia proprio per le sue delicate funzioni, non solo deve essere onesto ma, come la moglie di Cesare, anche apparire onesto.
Chi non ha la testa vuota ha ovviamente delle idee e un modo di pensare politicamente. Questo però non significa appartenere a un partito e ,peggio, essere un attivista .Credo che l’ indipendenza della magistratura sia fondamentale ai fini dell’ eguaglianza davanti alla legge e che quindi la quota di cosiddetti laici andrebbe abolita.
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