
(di Massimo Gramellini – Vorrei congratularmi con Wanna Marchi e con sua figlia Stefania Nobile, esperte in tecnica del raggiro e autorevoli ricercatrici di pacchi e impacchi, per l’importante riconoscimento appena ricevuto in Campidoglio: il «Premio Internazionale della Cultura», nientemeno.
Leo Longanesi diceva che i premi non basta rifiutarli, bisogna non meritarli. Ma, a parte che nella sua vita Longanesi non riuscì a vendere neanche una confezione di crema scioglipancia, questo premio è meritato, meritatissimo. Una condottiera che passerà alla storia per avere sostenuto che «gli sciocchi vanno ingannati» (traduzione riduttiva, lo so) ha tutto il diritto di essere consacrata sul colle di Roma che ospitò i trionfi di Scipione e Giulio Cesare.
Qualcuno obietterà che si tratta di un riconoscimento autoreferenziale, dal momento che a organizzarlo è stato lo stesso editore che pubblica i libri delle due pensatrici. Ma si sa come funziona l’industria dei premi in Italia. Come la crema scioglipancia: una cordiale messinscena che per sembrare autentica ha bisogno che tutti fingano di credervi. Resta il fatto che a consegnare una delle sale più prestigiose del Campidoglio alla colta compagnia è stato un consigliere comunale già del Pd e poi con Calenda, ora battitore libero. Libero e affranto: Dario Nanni sostiene di avere concesso l’autorizzazione senza conoscere la lista dei premiati. Insomma, si sente truffato anche lui. Dovrebbero dargli il «Premio Internazionale Wanna Marchi».
Wanna Marchi premiata in Campidoglio, la figlia: “Rosicate. La cultura siamo noi, non Pirandello”
E ho detto tutto.
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