Allo studio anche le modalità per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip

(di Emma Bonotti – repubblica.it) – MILANO – Parte l’effetto traino sperato dal governo di Giorgia Meloni. Dopo l’annuncio di Eni, anche Ip si impegna a fissare un tetto ai prezzi del carburante commercializzati sul mercato italiano. “Il valore del prezzi” e la data, si legge in una nota, “verrà stabilito in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori”.
In questo modo, la compagnia azera Socar, che dallo scorso maggio è proprietaria di Italiana Petroli, “aderisce all’appello del Governo italiano di andare incontro alle necessità di famiglie e imprese, che ormai da oltre sei mesi si confrontano con prezzi dei carburanti straordinariamente alti a causa del contesto di forte instabilità geopolitica che impatta le catene di approvvigionamento globali”.
Il limite verrà applicato progressivamente, a partire dalla rete a marchio Ip, “garantendo un significativo supporto ai partner e ai retisti”. Allo studio anche le modalità per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da Ip e distribuiscono attraverso i propri marchi in tutto il territorio nazionale.
Non capisco la mossa.
E se fra 15 giorni il petrolio va a 150 dollari al barile ENI che fa? Continua a tenere il tetto andando in forte rimessa? Non credo proprio che possa farlo, nemmeno volendo, visto che lo stato è in minoranza (credo) e il resto è in mano a fondi per nulla intenzionati a venir incontro alle esigenze delle famiglie. Non gliene può fregare di meno delle famiglie, se non forse nel senso che se i consumatori cominciano a rinunciare e vendere la macchina sono poi persi definitivamente. Ma sarebbe una logica troppo logica per gli squali della finanza, che non si interessano di economia.
Lo stato le compensa le perdite? Non credo sia giusto, e nemmeno legale forse, nei confronti delle altre compagnie. Venderebbe carburante solo la Esso, sostenuta dallo stato, e fallirebbero le altre. E chi abita vicino alla frontiera verrebbe a fare il pieno a spese della Esso?
Sanno qualcosa che noi non sappiamo? Non credo che il prezzo sia destinato a scendere, non a breve direi. La Cina si è rimessa a comprare petrolio, segno che prevede rialzi possibili … ne sappiamo più della Cina e di tutti gli altri? Possibile perchè tutto è possibile, ma improbabile.
Poi il fatto che la repubblica sia entusiasta è un altro elemento che non torna.
Sono curioso di capire il motivo di questa strana mossa, posto che fra l’altro nessuno dei coinvolti ha realmente a cuore le sorti del paese. Così a occhio mi sembra più una caxata ingenua che altro.
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Intanto partiamo col dire che Eni è una SpA di cui lo Stato Italiano è il principale azionista, con circa un terzo delle azioni; nonostante questo, lo Stato non può essere messo in minoranza dagli altri azionisti, nemmeno teoricamente, perché detiene il controllo attraverso il meccanismo denominato Golden Power (ex golden share), che gli consente tutta una serie di veti e blocchi che normalmente non sarebbero permessi.
Ciò premesso, quella del tetto al prezzo dei carburanti è una misura di carattere squisitamente politico messa in atto dal Governo Meloni, il cui scopo principale ritengo sia quello di tranquillizzare utenti e mercati (e generare imitazioni, come sta avvenendo), visto che si tratta di una misura temporanea, flessibile e revocabile in qualunque momento, essendo un’iniziativa commerciale autonoma di Eni e non un obbligo di legge.
Oppure potrebbe essere tutto un complotto.
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Infatti sono curioso di vedere come va a finire, anche perchè hanno parlato di 30 giorni eventualmente poi rinnovabili, ma se appunto fra 15 giorni il prezzo del petrolio vola loro vanno in rimessa, a meno che non chiudano le pompe. Che io sappia sono gli unici che hanno adottato un provvedimento simile, se fosse sostenibile immagino che lo stesso provvedimento politico lo adotterebbe subito anche trump, il cui destino è legato abbastanza fortemente al prezzo dei carburanti.
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Non succederà nulla del genere: innanzitutto perché Eni ha piena facoltà di rimodulare o sospendere il tetto; inoltre, ti ricordo che la stessa Eni estrae petrolio in mezzo mondo, per cui se il prezzo al barile dovesse salire anche i loro guadagni salirebbero di conseguenza, in modo da compensare (e probabilmente anche superare) le eventuali perdite sul mercato italiano.
Se l’hanno fatto, evidentemente avranno avuto le loro informazioni.
Riguardo a Trump, ritengo che un provvedimento del genere negli USA sarebbe estremamente impopolare, soprattutto proprio nella base MAGA, perché da quelle parti il libero mercato è una vera e propria religione, di conseguenza un intervento statale di questo tipo sarebbe considerato troppo “comunista” e gli si ritorcerebbe inevitabilmente contro.
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Eni si è impegnata (ho letto su altre fonti, ma non è che riportavano un contratto verificato da notai, magari era un impegno retraibile) a mantenere il tetto per 30 giorni, quindi se non ho capito male non ha facoltà di riaumentare in questo mese, per cui se fra 15 giorni … ecc
Avranno avuto le loro informazioni? Può essere, ma dubito che la Cina non le abbia avute, per cui se ha riaumentato molto gli acquisti immagino si aspetti aumenti del prezzo, non diminuzioni … boh, la barista su questo non si esprime e tantomeno io.
In Usa il prezzo dei carburanti è importantissimo, molto più che da noi per ragioni storiche e geografiche, per cui invece secondo me un provvedimento che limita i prezzi (già si lamentavano col gasolio a 3 al gallone, ora è sopra i 6 se non sbaglio …) sarebbe molto ben accetto. Un conto sono le ideologie, più o meno innestate, un altro il portafoglio.
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Ho l’impressione che stiano tirando a campare, in attesa di vedere cosa accadrà nel prossimo futuro. Certo è Fabri, che per chi conduce il gioco, se il prezzo raggiungesse anche quote imprevedibili al momento, sarà solo un ulteriore opportunità per speculare e fare soldi a palate. Indubbiamente comunque, a questi soggetti, non frega assolutamente nulla delle condizioni delle famiglie, anzi…
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Il prezzo del petrolio è parte del problema.
Attualmente il collo di bottiglia è la capacità di raffinazione.
Anche se il petrolio scendesse a 30$ al barile, la situazione non cambierebbe molto.
In Russia la capacità di raffinazione si è fortemente ridotta (-40; -50%) a causa degli attacchi con i droni che hanno subito.
Nel medio oriente, causa guerra con l’Iran, la capacità di raffinazione è calata del 25%.
In Europa la traiettoria è stata quella di ridurre la capacità di raffinazione; in misura differente nei diversi paesi ovviamente.
Il price cap è una misura temporanea, un tirare a campare, il cui quando dipende non tanto e non solo dal prezzo del petrolio, ma da quanto tempo serve per rimettere in servizio le raffinerie che sono state danneggiate nel corso dei vari attacchi.
La Cina, contrariamente a quanto tu scrivi, ha iniziato a ridurre gli acquisti di petrolio
https://www.reuters.com/business/energy/china-oil-demand-fall-89-2026-sinopec-research-says-2026-09-09/
L’elettrificazione del parco veicoli è una realtà da quelle parti e buona parte del consumo del petrolio in Cina è legato al petrolchimico.
Nonostante questo calo, non si riesce a compensare la mancata raffinazione.
La situazione è alquanto fluida e gli squali della finanza sono coloro che sanno approfittare di questa situazione, ma non sono il problema.
I microbi, se non c’è una ferita, sono innocui; il problema è la ferita, non solo i microbi.
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Sono più o meno d’accordo con quello che scrivi, infatti ho parlato del prezzo del petrolio, ma ho parlato anche di carburanti, perchè so che c’è anche il problema della strozzatura della raffinazione (che immagino sia aumentata solo in Usa, ora che possono rubare il petrolio venezuelano, perdonami l’allusione), diminuita anche in Russia.
Però penso che il problema estrazione e il problema del trasporto non siano secondari e influiranno moltissimo sul prezzo del greggio futuro, anche se la guerra in medio oriente dovesse finire domani, visto che sono stati chiusi dei pozzi e distrutti degli impianti che richiederanno anni per tornare pienamente operativi, e un aumento secondo me probabile del prezzo del greggio si ripercuoterà sui prezzi dei carburanti indipendentemente dal problema della raffinazione, che semmai amplifica l’effetto.
E ovviamente non vale solo per il greggio ma anche per altre merci, tipo il gas se è vero che il Qatar, maggior produttore al mondo (credo), ha stipulato dei contratti di acquisto a lungo termine con gli Usa. Poi ci sono altri gas (l’argon per esempio) e altre merci (tipo i fertilizzanti) che sono destinati a scarseggiare crescentemente, direi soprattutto per la chiusura di Hormuz, e le restrizioni su Bab el Mandeb (o come si scrive).
Per quanto riguarda la cina ti sei perso gli ultimi sviluppi credo, perchè nel terzo trimestre è tornata ad aumentare molto fortemente gli acquisti di greggio. Negli ultimi anni ne sta comprando sempre meno, anche perchè ha investito molto sulle alternative, ma da agosto … Ora non trovo il grafico che avevo visto su telegram, ti mando un link al volo perchè so che sei molto legato alle fonti https://www.lamiafinanza.it/2026/09/cina-aumenta-gli-acquisti-di-petrolio-brent-oltre-107-dollari/ ma lo puoi verificare tranquillamente da solo.
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Fortunatamente non ci sono danni tali da richiedere anni per ripristinare il funzionamento, ma mesi si,
Questo vale per il medio oriente.
Per la Russia la situazione è più complessa perchè aveva molte più raffinerie; alcune sono state colpite più volte e temo che i danni siano tali da richiedere un paio d’anni per ripristinare il tutto; altre hanno avuto danni più limitati e l’intervento per le riparazioni potrebbe richiedere “solo” qualche mese.
Sempre che non ci siano ulteriori attacchi, nel qual caso le cose cambiano.
Credo che il motivo per cui questa misura sia stata adottata per un mese (forse 2) sia dovuta anche al fatto che, si spera, almeno le raffinerie del MO riprendano presto a funzionare.
L’aspetto che mi fa riflettere in tutto questo dibattito è che nessuno parla di misure strutturali.
Tassa su gli extraprofitti, riduzione delle accise, price cap.
Sono tutti pannicelli caldi; servono misure più incisive: punti sull’elettrificazione del trasporto stradale? Riattivi le raffinerie dismesse? Potenzi quelle esistenti? Punti sui biocarburanti o su quelli sintetici (Gela e Sannazzaro dei Burgundi sono un esempio)? Potenzi il trasporto pubblico?
Nessuno propone niente, nessuno ha un piano; ha da passà a nuttata; oltre questo non si va
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Ancora dipende da dove prendi le info, io ho letto che per alcuni impianti ci vorranno anni, ma non è questo il punto.
Il punto è che in MO c’è una sorta di stallo, con gli Usa che non possono vincere (salvo atomizzare ma con rischi enormi per la catena di conseguenze) e non possono nemmeno perdere, e che non si sa come evolverà, e non lo può sapere nessuno, perchè nessuno ha mosse risolutive in canna, per cui domina l’incertezza, quindi il rischio, che porta sempre aumenti dei costi.
Penso che in un contesto di simile incertezza e rischio, con anche la situazione russa che amplifica tutto, fare piani sia difficilissimo, soprattutto se la tua sovranità è una facciata di cartone e il tuo padrone, gli Usa, è al crollo finanziario economico e militare.
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Per la Russia non si hanno info accurate, come è normale attendersi.
Le info le prendo da riviste specialistiche; sono iscritto e mi arrivano le newsletter.
https://hydrocarbonprocessing.com/news/2026/07/russian-oil-refinery-runs-at-21-year-lows-after-drone-attacks
O anche il sito della IEA; questo mi permette di capire non solo quale raffineria è stata colpita, ma anche quale unità è stata distrutta e quale prodotto può essere andato perso.
Per il MO ho colleghi che sono coinvolti; i lavori di riparazione sono già iniziati.
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Ma… ho visto che non c’è solo l’Eni, ma anche IP… 🤔
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IP si è accodata (quindi l’espediente meloniano per generare imitazioni ha funzionato), ma pur essendo più esposta ai rischi di cui ha parlato Fabrizio (relativamente ai quali anche IP avrà preso le sue informazioni), evidentemente sperano di coprirli col ricavato (è presumibile che questa pubblicità gli porti più clienti).
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Non hanno bisogno di recuperare soldi da nessuna parte, tutta la filiera dei fossili è in extraattivo per extraprofitti. Basta leggere i bilanci del settore negli ultimi 4-5 anni di guerre. Si tratta di pura speculazione criminale dovuta al fatto che nessun governo dell’Occidente ne di destra ne di sinistra ( si fa per dire) osa imporre tetti ai prezzi e turbare il cosiddetto ” libero mercato”.
Questa vicenda dei fossili nella fase calante della loro storia che ha ormai 150 anni produce oltre a inquinamento, superprofitti e superproduzione anche una consolidata spregiudicatezza sociale. In altre parole un centinaio di plurimiliardari non sono interessati ai destini del pianeta ma producono autarchia e megalomania.
Purtroppo è molto più interessante la vicenda ENI-IP-Esso ( che mostra che basta volerlo e i prezzi al consumo possono calare e che la meloni non è scema ma solo genuflessa alle lobby ) che agitare la “tassa sugli extraprofitti” unico obiettivo delle opposizioni invece di andare a manifestare sotto le sedi di eni, esso, ip, etc al grido di: ” ladri, restituiteci il maltolto “, che è cosa diversa da una tassa-contributo una tantum.
Anche i problemi contingenti di raffinazione sono più precisamente ” problemi di raffinazione a basso costo” specie nell’occidente europeo dove fare il lavoro sporco delle raffinerie è meno redditizio e costa di più. Non è un caso che nelle due guerre regionali in corso si privilegia sempre di più bombardare le raffinerie piuttosto che i pozzi. Di petrolio e gas siamo strapieni, di raffinerie un pò meno.
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“Non è un caso che nelle due guerre regionali in corso si privilegia sempre di più bombardare le raffinerie piuttosto che i pozzi. Di petrolio e gas siamo strapieni, di raffinerie un pò meno.”
Vero.
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Siccome con il diesel a 2,19 continuate a guadagnarci allora mettiamo un bel decreto legge che fissa il prezzo massimo a 1,99
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