Il M5S attende segnali sul tavolo del campo largo e sulle primarie

Programma, la fretta dei 5S “Il Pd è fermo, che aspetta?”

(estr. di Luca De Carolis – ilfattoquotidiano.it) – […] Giuseppe Conte entra nella buvette di Montecitorio con il sorriso di chi è di ottimo umore. Ordina caffè e distribuisce battute, mentre i cronisti gli chiedono del tavolo prossimo venturo sul programma del campo largo, ancora senza data. L’avvocato posa la tazzina e risponde: “Noi siamo pronti, aspettiamo gli alleati. Non possiamo mica riunirci da soli…”. Sorride ancora, Conte. E i suoi ci tengono a precisarlo: “Non voleva polemizzare con nessuno”. Ma da qualche ora tutto il Movimento lo ripete, e senza sorrisi: dov’è il Pd? O meglio, quando ci sarà modo e tempo di confrontarsi sulle proposte di governo e anche – o soprattutto – sulle regole per le primarie, non ancora ufficiali, ma in apparenza inevitabili?

Lo chiede il M5S che i compiti a casa, fanno notare, li ha già fatti, facendo votare agli iscritti i 20 punti di programma di Nova, la scorsa settimana. Non a caso nel pomeriggio lo stesso Conte lo ribadisce con un video sui social: “Le proposte votate non finiranno in un cassetto, ma verranno trasformate in testi da presentare in occasione della prossima legge di Bilancio”. Idee come l’estensione della no tax area e sistemi per tutelare meglio autonomi, piccoli imprenditori e artigiani, fino a un fondo perequativo con i soldi della sanità privata per ridurre le liste di attesa negli ospedali pubblici. Un’altra via per ribadire che i 5 Stelle hanno una loro rotta: pronta. Sono i dem, è il sottotesto, a essere ancora arenati per i loro problemi interni. “Vogliono imporre a Schlein un direttorio sulle liste per le Politiche” sussurra un big del Movimento.

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Convinto che “Elly avrebbe fatto meglio a fare un congresso, chiarendo i rapporti di forza”. Invece il congresso dem verrà posticipato. Ma nell’attesa, il tavolo e le primarie? “Il tempo è poco” sbuffano i 5 Stelle. Ovviamente lo pensa anche Conte, che ai cronisti lo dice dritto: “Non mi sembra improbabile che la maggioranza si frantumi nei voti segreti sulla legge elettorale”. Ovvero che non superi le colonne d’Ercole della legislatura, in vista per la prossima settimana. L’avvocato ne parla con l’aria di chi pregusta sorprese: “Se franassero sarebbe un fatto politico rilevantissimo”. Ossia, per il governo sarebbe molto difficile tirare avanti. Gli chiedono se non potrebbe essere Giorgia Meloni a cercare l’incidente. Ma Conte è scettico: “Andare al voto dopo che gli fosse saltata l’unica riforma della legislatura? Non sarebbe la condizione migliore”. Poi, pungolato sulla premier che è andata alla Fashion Week a Milano invece che all’Assemblea delle Nazioni Unite, morde: “Mancare un appuntamento dell’Onu in questo momento e in questo contesto geopolitico è stato molto grave”. Saluti. Dietro le quinte, prosegue il lavorìo del M5S per salvare Alessandro Onorato, il centrista che la nuova norma sulla raccolta delle firme – 6mila per ogni collegio – terrebbe di fatto fuori dal Parlamento. Conte, che lo vuole dentro il centrosinistra per contenere Matteo Renzi, ripete ai suoi che “una soluzione si troverà”.

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Ma bisogna fare in fretta, cioè prima dell’approvazione della legge elettorale, da qui a pochi giorni. La prima via resta formare una componente politica con tre deputati, con annesso un simbolo di una forza politica presentatasi alle scorse Politiche. Ma nelle ultime ore, studiando i regolamenti parlamentari, il Movimento avrebbe scoperto che può bastare un senatore, che rappresenti il simbolo di una forza politica in corsa anche alle scorse Regionali. Ergo, Onorato e la sua lista, Progetto Civico, potrebbero presentarsi alle prossime Politiche con il simbolo del Psi di Enzo Maraio, formazione assolutamente affine a Conte. A patto di raccogliere le firme previste dal vecchio Rosatellum, però di quantità decisamente inferiore (1.500-2.000 a collegio). Così vorrebbe l’avvocato che va di fretta e non lo nasconde.