
(di Ettore Licheri * – ilfattoquotidiano.it) – In queste settimane c’è una comunità politica che si interroga su quale sia il metodo migliore per designare il proprio leader. Un tema complesso e delicato che rimanda ad uno dei nodi più antichi del pensiero occidentale: è davvero possibile coinvolgere i cittadini nelle decisioni pubbliche e renderli protagonisti delle scelte compiute nel loro interesse?
Jean-Jacques Rousseau nel suo Contratto sociale osservava che un popolo smette di essere libero quando delega interamente ad altri la formazione della propria volontà politica. Di medesimo avviso era anche Alexis de Tocqueville secondo cui la salute di un ordinamento democratico si misura dall’abitudine dei cittadini a partecipare alla vita pubblica quotidiana .
Riflessioni datate nel tempo, certo, ma mai così attuali. Assistiamo infatti ad un crescente astensionismo che sta minando alle radici la nostra democrazia. Esiste una massa crescente di cittadini che non si riconosce nell’attuale offerta politica e, per questo, sempre più esposta all’irruzione del leader di moda o del premier di turno. Non è difficile coglierne la ragione. La supremazia dell’economia sul diritto e sulla politica diventa ogni giorno più schiacciante e pervasiva. Ciò che è accaduto negli Stati Uniti con Donald Trump rivela quanto ormai sia stretta la saldatura tra i potentati economici, gli apparati tecnocratici e le élite dirigenti dei partiti. La stessa destra al governo in Italia, che un tempo si dichiarava sensibile ai bisogni delle fasce più povere, si è di fatto mostrata tanto spietata con i più deboli quanto servile e accondiscendente verso le gerarchie economiche e le burocrazie europee. Non deve perciò stupire che la politica non sia più vista come la chiave per risolvere i problemi del nostro tempo. Siamo così all’esito naturale di una rappresentanza che ha smesso di rappresentare.
Un processo di regressione democratica, forse irreversibile, ma che si può tentare di arrestare in un solo modo: restituendo concretezza al concetto di “uguaglianza politica” che la nostra Costituzione sancisce e che decenni di liberismo sfrenato e fallimentare hanno spazzato via. A tal fine però, è imprescindibile che la superficialità dell’attuale dibattito non riduca, come invece sta accadendo, il tema “primarie sì, primarie no” ad uno sterile gioco di espedienti o tatticismi. Le primarie non sono uno stratagemma ed il metodo con cui individuare chi guiderà la nascente comunità progressista, per essere democraticamente credibile, dovrà misurarsi con l’essenza più profonda della vita di una nazione: l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini.
C’è una rete di comitati, associazioni, movimenti studenteschi, che chiede di partecipare a pieno titolo alla difesa dei valori della Costituzione italiana, chiede di sfidare ogni forma di corporativismo e di politica classista, chiede di schierarsi contro quella politica cieca e opportunista che vorrebbe l’Europa trasformata in un’economia di guerra. Il popolo dei centomila, sceso a Roma in un caldo pomeriggio di un anno fa per inneggiare alla pace, ha dimostrato di essere più avanti di tanti esperti dirigenti politici. Con il referendum di marzo, molti giovani sono tornati al voto perché interpellati nelle loro coscienze. Gli appelli all’unità servono quindi a ben poco: si vincerà soltanto se si sarà capaci di includere questo patrimonio di forze oggettive in un progetto condiviso.
C’è un capitale di esperienze che reclama ascolto: è tempo di aprirci al nuovo progressismo sociale ripartendo dalla partecipazione attiva della cittadinanza che la nostra Costituzione riconosce e promuove come leva di crescita politica e civile. Da qui prenderà forma la nuova Alleanza per la Costituzione.
* Vice Presidente del Movimento 5 Stelle
Tante parole, la sostanza è che Conte ha la grossa opportunità di ‘contare’ davvero qualcosa, sperando nell’imprevedibilità delle primarie. Altrimenti i 5Stelle rimangono ancorati al loro 9% , succubi del Pd e persino dell’ala renziana che sta rialzando la testa. Le primarie sono una grossa occasione: un Conte candidato premier e vincente alla primarie avrebbe anche un effetto traino sull’elettorato, consentendo ai 5 stelle di prendere più voti. E’ facile immaginare che per distanziarsi dal pd e raccogliere anche i piddini dissidenti e pacifisti, Conte dovrà fare leva sul tema delle armi all’Ucraina. Ossia l’unico grande tema che lo differenzia da Schlein. E’ un’arma a doppio taglio: se le primarie andassero male si rischia davvero la Caporetto. Il (poco) elettorato pentastellato non andrà a votare una Schlein pro armi e persino con un renzi in più in coalizione. Vedremo cosa accadrà
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Il M5S prende voti se fa ed è il M5S. Tutte le altre ricettine sono e saranno un fallimento.
Ricordo che Conte ha puntato tutto sulla guerra russo-ucraina, le armi e il pacifismo alle europee perdendo 7 punti percentuali.
E sta commettendo lo stesso errore anche oggi.
Vedi il nuovo movimento di Vannacci, parla solo d’Ucraina e pace? No, spazia, dall’economia ai diritti civili, dalla geopolitica all’immigrazione ai valori. Fa quello che faceva il M5S vincente del decennio 2009-2018.
E di questo passo non solo supererà il partito di Conte entro l’anno, ma raggiungerà vette altissime pescando dall’astensionismo, da destra e da sinistra.
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IL problema è : ai cittadini interessa i programma o il premier?
Cittadini quelli che tirano la cinghia e pagano le tasse,i pensionati al minimo che manco più si curano,i giovani che fiuggono perchè non hanno futuro,i senza lavoro e quelli che stentano ad arrivare a fine mese,i cassa integratifinche dura… ecco questi sono i cittadini chye debbono decidere non i politici nelle segrete stanze.
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Se poi vogliamo parlare del premier diciamo che la Gioggia ci ha tirato dentro, con la legge elettorale, i gonzi politici che dovranno indicare il premier.
Insomma va avanti il “Premierato”… sminuendo invece i programmi politici che intererssano ai cittadini. Pertanto meglio la poltrona e la permanenza in politica sino alla morte(con funerali di stato ).
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Il Paese sta affondando, il ‘sistema Italia’ rischia di deragliare ma…
tutta l’attenzione dell’estrema è dedicata alla ‘legge truffa’, i cosiddetti ‘progressisti’ pensano solo alle ‘primarie’.
Che dire? Rischiamo di avere di nuove le destre al potere.
Povero Paese, non c’è futuro
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