
(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Gira voce che Grillo starebbe per tornare in politica, dove d’altronde non era mai andato davvero. (Ci aveva mandato i grillini: prima in politica e poi a quel paese, cioè nel posto in cui aveva già mandato tutti gli altri). Il cofondatore dei Cinquestelle si accingerebbe a creare una nuova lista «a sinistra del Campo Largo», che è come dire «a ovest di Paperino». Un luogo onirico, una specie di Rifondazione Grillina, il Vaffa e Rivaffa. Ma che cosa potrebbe mai spingerlo a lasciare il suo eremo per diventare Grillacci, il Vannacci degli altri? Certo non l’ambizione: Grillo è un artista, e del potere non gli è mai importato niente. Gli importava del pennacchio, però ormai ha raggiunto una età che induce anche i narcisi alla riflessione più che all’azione.
Esclusa l’ambizione, rimane la rabbia. Grillo è il cantore della rabbia, fin da quando irruppe giovanissimo nei programmi di Pippo Baudo e nelle nostre vite indossando una salopette di jeans e una voce stridula e insolente. Lui non parla, si sfoga. Però in passato si sfogava su bersagli larghi: le banche, i politici, le multinazionali. Adesso è ossessionato da un singolo individuo: il calmo e astuto avvocato d’affari che, a colpi di carte bollate, gli ha sfilato le Cinquestelle per farne un’altra cosa. Una cosa dove uno non vale più uno, ma vale per tutti e soprattutto pensa di valere più di lui. Grillo si sente come il Conte di Montecristo: animato da sacrosanto spirito di vendetta. Solo che stavolta il Conte è quell’altro.
Tacciare di egoismo ed egotismo una persona, l’unica nei tempi recenti, che ha varato misure per il popolo, quello vero e dimenticato dai politici lobbisti, è meschino e falso.
Gramellini il gramo( in Piemontese cattivo) non si smentisce mai…
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Le misure per il popolo le varò il M5S a cui Conte aderì anni dopo.
Di apostolo ne abbiamo già uno, due sarebbero troppi. Contenetevi.
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Pagnottello: di grazia chi era Presidente del Consiglio? Grillo forse? ma fatti furbo!!!
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Molto gramo ,neppure la mer@a grama si può più sopportare!
Gram supporter della ditta Liquami e affini di Bibbiona!
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Tutti uniti da destra a sinistra incartatotani e conduttori di programmi politici spazzatura comici e cantanti saltimbanchi quando c’e da affossare Guiseppi prima che avvengono le elezioni politiche🤔
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Tutti i cantastorie di partito o di governo ora che i 5S sono stati sdoganati a partito tradizionale e Di Battista è temporaneamente fuori servizio, non hanno più nulla da temere.
Salvo un ritorno di Grillo e dei vaffa nominali gridati in piazza.
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Lo dicevo che il richidente dei 300.000 sarebbe ritornato a rompere i @@!
Rimane sempre la solita domanda chi c’è dietro il grillaccio?
Io lo so e te’
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Ricordo bene che Alessandro di Battista, fu preferito a favore di Di Maio?
All’interno della gestione del Movimento 5 Stelle, la figura di Luigi Di Maio fu progressivamente blindata e preferita per i ruoli istituzionali di primo piano rispetto a quella di Alessandro Di Battista. (https://www.google.com/search?q=alessandro+di+battista&kgmid=/m/0_qf80r), il quale incarnava l’anima più radicale, movimentista e “di piazza” del partito.Più che di un aperto ostracismo iniziale, si è trattato di una scelta strategica di posizionamento politico da parte dei vertici del Movimento, in primis Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, che nel tempo portò all’isolamento delle tesi di Di Battista.
Il momento di massima preferenza formale per Di Maio è avvenuto nel settembre 2017, quando è stato ufficialmente incoronato capo politico del M5S e candidato Premier per le elezioni del 2018. In quell’occasione, Di Battista scelse di non ricandidarsi in Parlamento, ufficialmente per dedicarsi a progetti personali e di scrittura all’estero, ma molti analisti lessero la mossa come il riconoscimento dell’impossibilità di mediare con la svolta governista imposta da Di Maio.
Governo e Istituzioni vs. Sguardo Esterno: Durante il governo Conte I (M5S-Lega), Di Maio ha assunto la guida dei ministeri chiave e la vicepresidenza del Consiglio. Di Battista è rimasto fuori dalle stanze dei bottoni, agendo spesso da “spina nel fianco” critico dell’ala più moderata del partito, venendo costantemente percepito dall’ala governista come un elemento destabilizzante per la tenuta dell’esecutivo.
La rottura definitiva (2021): Il vero e proprio allontanamento (e la conseguente uscita di Di Battista dal Movimento) si è consumato a febbraio 2021. Di Maio e i vertici spinsero fortemente per l’ingresso del M5S nel governo Draghi. Di Battista, da sempre contrario alle larghe intese e alla figura dell’ex presidente della BCE, si oppose fermamente e, vistosi in minoranza e di fatto emarginato dalla linea prevalente, decise di lasciare definitivamente il partito.
Negli anni successivi, i rapporti tra i due si sono interrotti bruscamente, culminando in duri attacchi da parte di Di Battista, che ha accusato Di Maio di “trasformismo” e “poltronismo”, specialmente dopo la scissione interna attuata da quest’ultimo nel 2022 con la nascita di Insieme per il Futuro.
https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/luigi-di-maio-sul-libro-di-di-battista-mi-sono-incazzato-con-lui-dibba-replica-polemica-montata-ad-arte-_3216052-201902a.shtml
https://www.la7.it/dimartedi/video/di-battista-attacca-di-maio-la-scissione-una-scemenza-e-il-principale-responsabile-della-caduta-del-06-09-2022-450485
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