
(estr. di Marco Travaglio – ilfattoquotidiano.it) – […] Apprendiamo con un misto di ammirazione e invidia che il 52,8% degli islandesi ha risposto picche al referendum consultivo indetto dal suo governo per riprendere il negoziati sull’ingresso nella Ue. E ha preferito restare com’era: da sola. Ovviamente, di questa grande isola di oltre 100mila kmq (il quadruplo della Sicilia), alla Ue non facevano gola né la popolazione (meno di 400mila abitanti, 4 per kmq), né le risorse naturali (pesce, ghiacciai e fiumi), ma la posizione geostrategica: fra l’Europa e la Groenlandia, nel bel mezzo della rotta artica che sta scatenando l’ennesimo braccio di ferro fra Usa, Russia e Cina. I molluschi di Bruxelles s’illudevano che gli islandesi, sentendosi minacciati dalle mire di Trump sulla vicina Groenlandia, non vedessero l’ora di gettarsi nelle loro braccia. Invece si sentono minacciati in egual modo anche dalle loro folli regole dirigiste che impongono agli Stati membri quote su tutto (inclusa la pesca) e dalle loro demenziali fregole belliciste e russofobe che rendono la Ue una succursale della Nato e stanno distruggendo l’economia europea. Così il grosso di quel piccolo e fiero popolo ha risposto “né con gli Usa né con la Ue”.
[…]
La notizia è stata accolta con sgomento e costernazione dalle cancellerie europee e dai nostri giornaloni: quelli che da 20 anni non azzeccano un’analisi perché credono che il mondo intero non veda l’ora di entrare nella Ue e, se vota sempre in direzione opposta, non è perché questa Ue fa ribrezzo a tutti, ma perché siamo tutti subornati dalle fake news degli hacker russi che ce ne occultano i balsamici vantaggi. Strepitosi, come sempre, i titoli delle vedove inconsolabili di Rep: “La lobby dei pescatori respinge le sirene dell’Europa”, che “non attrae più” (i potentissimi e putribondi lobbisti con canna e reti da pesca sono inspiegabilmente insensibili al fascino arrapante delle sirenette Von der Leyen e Kallas: ci dev’essere sotto qualcosa), “La delusione dell’Ue: sospetti di interferenze di potenze straniere… Il timore a Bruxelles è che la Russia abbia manipolato la campagna referendaria per assestare un altro colpo all’immagine dell’Ue” (immagine altrimenti splendida splendente, come insegna la Brexit, votata da Putin per interposto popolo britannico). E non basta: “Islanda, la paura dell’esercito europeo: così le fake news hanno spinto il Paese verso il No”. Invece le notizie vere, tipo che chi ha la fortuna di far parte dell’Ue viene continuamente molestato per regalare soldi e armi all’Ucraina e viene sanzionato se non lo fa, ovviamente non c’entrano. Pare anzi che ogni sera gli islandesi montino di guardia in cima agli igloo di vetro e di ghiaccio, scrutando l’orizzonte in attesa dello sbarco dei cosacchi a Reykjavik.
Pesci e molluschi
(Di Marco Travaglio) – Apprendiamo con un misto di ammirazione e invidia che il 52,8% degli islandesi ha risposto picche al referendum consultivo indetto dal suo governo per riprendere il negoziati sull’ingresso nella Ue. E ha preferito restare com’era: da sola. Ovviamente, di questa grande isola di oltre 100mila kmq (il quadruplo della Sicilia), alla Ue non facevano gola né la popolazione (meno di 400mila abitanti, 4 per kmq), né le risorse naturali (pesce, ghiacciai e fiumi), ma la posizione geostrategica: fra l’Europa e la Groenlandia, nel bel mezzo della rotta artica che sta scatenando l’ennesimo braccio di ferro fra Usa, Russia e Cina. I molluschi di Bruxelles s’illudevano che gli islandesi, sentendosi minacciati dalle mire di Trump sulla vicina Groenlandia, non vedessero l’ora di gettarsi nelle loro braccia. Invece si sentono minacciati in egual modo anche dalle loro folli regole dirigiste che impongono agli Stati membri quote su tutto (inclusa la pesca) e dalle loro demenziali fregole belliciste e russofobe che rendono la Ue una succursale della Nato e stanno distruggendo l’economia europea. Così il grosso di quel piccolo e fiero popolo ha risposto “né con gli Usa né con la Ue”.
La notizia è stata accolta con sgomento e costernazione dalle cancellerie europee e dai nostri giornaloni: quelli che da 20 anni non azzeccano un’analisi perché credono che il mondo intero non veda l’ora di entrare nella Ue e, se vota sempre in direzione opposta, non è perché questa Ue fa ribrezzo a tutti, ma perché siamo tutti subornati dalle fake news degli hacker russi che ce ne occultano i balsamici vantaggi. Strepitosi, come sempre, i titoli delle vedove inconsolabili di Rep: “La lobby dei pescatori respinge le sirene dell’Europa”, che “non attrae più” (i potentissimi e putribondi lobbisti con canna e reti da pesca sono inspiegabilmente insensibili al fascino arrapante delle sirenette Von der Leyen e Kallas: ci dev’essere sotto qualcosa), “La delusione dell’Ue: sospetti di interferenze di potenze straniere… Il timore a Bruxelles è che la Russia abbia manipolato la campagna referendaria per assestare un altro colpo all’immagine dell’Ue” (immagine altrimenti splendida splendente, come insegna la Brexit, votata da Putin per interposto popolo britannico). E non basta: “Islanda, la paura dell’esercito europeo: così le fake news hanno spinto il Paese verso il No”. Invece le notizie vere, tipo che chi ha la fortuna di far parte dell’Ue viene continuamente molestato per regalare soldi e armi all’Ucraina e viene sanzionato se non lo fa, ovviamente non c’entrano. Pare anzi che ogni sera gli islandesi montino di guardia in cima agli igloo di vetro e di ghiaccio, scrutando l’orizzonte in attesa dello sbarco dei cosacchi a Reykjavik.
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“meno di 400mila abitanti, 4 per kmq”
Meglio pochi ma buoni….e bravi. Sicuramente sono più lucidi ed obbiettivi.
Ma se adesso andassimo al voto in Europa, per decidere se restarci o uscirne, come finirebbe ?
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ah ok distinto direttore. Quindi da domani l’hombre vertical Pedro Sanchez diventerà cerebroleso e kattivone anche lui.
giusto per sapere…
Le montagne russe di Markolino
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Calendàti alla riscossa 😄
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Il ragionamento, se così si può chiamare: gli islandesi fanno bene a restare fuori dalla UE (bisogna ribadire che sono già fuori dalla UE), quindi Travaglio dovrebbe dare del cerebroleso a Sanchez, che ipotizza un coinvolgimento straniero, forse anche russo, nei problemi di assalto alla Spagna di migranti. Aggiungerei: Travaglio dovrebbe criticare Sanchez che non vuole uscire dalla UE!
Deliri del genere sono frutto del ragionamento binario, che sicuramente può far presa su menti poco istruite.
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L’ Islanda è al 12° posto nella classifica della libertà di stampa, mette il nostro glorioso paese è scivolato al 56° (era al 48°).
Ed effettivamente ho letto titoli online su Repubblica, secondo giornale per diffusione, che indicavano le cause della vittoria del NO in Islanda: massiccia presenza e diffusione di fake news e interferenze esterne.
Noi al 56°, loro al 12°.
Funziona così in certi ambienti, sono mica nati ieri.
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Dedicato a Capitan Dibba(ck). I bei tempi che si scontrava con Laura Boldrini.
https://youtu.be/SsO_IeXfqf4?si=3V9Zw3kKxcThiHTF
Ride Macedonians, Ride!
https://youtu.be/ugK-O2FU_X8?si=giT_gLyXS2Sen7fv
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Che peccato che gli islandesi non si uniscono alla UE.
Magari mandavano un battaglione di vichinghi a combattere in Ucraina sotto gli auspici della VdL.
Insomma, come fa la Colombia.
Non sono soddisfazioni?
Ultimi arrivati.
Angel Gabriel Sanchez Aguirre, Kevin Olmedo Garcia Varila, Jhonel Ruiz Castro, Esteban Reinoso Lozano, Juan Antonio Beltran Barroso, Julian David Palacio Aguirre, Andres Romero Guagas, Mauricio Laverde Pachon, Jose David Torres Castro, e Asselin Aguja Kumako
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Notare che quasi tutti sono di discendenza india. Era meglio se restavano in Amazzonia invece di vedere le margherite ucraine.
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Premesso per l’ennesima volta che a me la Nato e questa UE fanno schifo, continua il giochetto dell’equivoco di Travaglio a favore degli aficionados. Entrare nella UE non significa entrare automaticamente nella NATO. Bisognerebbe ricordare che tutt’oggi in UE ci sono Nazioni che non vi sono dentro e che uno Stato sovrano democratico ha la libertà di decidere il suo destino (financo il suo padrone) attraverso le libere elezioni. Ossia, possibilmente senza presentare militari armati di mitra dentro i seggi elettorali. O che ti mandino i carri armati in casa se fai una richiesta che non ti piace.
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Non ho capito l’equivoco di Travaglio.
Quale sarebbe? Scrivere che gli islandesi si sentono minacciati in egual modo “…dalle loro demenziali fregole belliciste e russofobe che rendono la Ue una succursale della Nato e stanno distruggendo l’economia europea….”
La Nato è citata solo qui. Come opinione di “UE resa succursale della Nato”. Opinione condivisa da me ma legittimamente non condivisa da altri ( anche se sarei curioso di sapere dove e quando si vede un’autonomia europea dalla Nato).
E quale sarebbe il “giochetto” di Travaglio?
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Pure io mi sento minacciato dalla UE
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Pablero, mi spiace se non cogli il senso. Ovviamente rispetto il tuo pensiero. Un saluto dalla Sardegna
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Ti tocca rispondere o chiedere un fiorino anche a pableronew.
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Ovviamente, puoi anche deviare la risposta con un saluto.
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Flame’, veramente non hai capito nulla sulla questione dei fiorini. Ma trattandosi di te, non avevo dubbi in proposito. Saluto dalla Sardegna.
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Sei tu l’esperto in fiorini, a me piace ragionare e discutere su determinate notizie o argomenti di politica.
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Flame’, manco le basi. Fanciullino. Salutone.
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Ripeti come un’oca zoppa gli stessi discorsi. Libero di non rispondere a chi ti fa delle obiezioni, non siamo in Russia. L’Islanda è già nella Nato ma i cittadini islandesi non vogliono entrare nella UE. A quanto pare, molti qua ci sono rimasti male, perché davano per scontato che tutti vorrebbero entrarci. A quanto pare sono stati gli abitanti delle aree rurali e chi vive di pesca a votare no, probabilmente hanno paura di rimetterci. Anche la “cosidetta” difesa europea non li deve aver convinti. Chi vorrebbe farsi difendere da una comunità che abbaia, ringhia ed è già con un piede in guerra? Non so se questo abbia influito sul voto ma sicuramente non ha aiutato a decidere per il sì.
Ora, grad’uomo puoi rispondermi, chiedermi un fiorino o mandarmi un saluto dalla Sardegna.
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Flame’, veramente chi chiede il fiorino per giustificare la propria esistenza sei tu. Il fatto che te lo deva pure spiegare rende tutto più triste. Ma noi ti è mai venuto il sospetto che a me di discutere con te non interessi proprio nulla? Ci provi, ti ostini, ma a me di discutere con te importa un fico secco. Saluti.
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Siamo in uno spazio libero e intervengo quando mi va ( ti devo sempre ricordare che non siamo in Russia). Puoi evitare di rispondere. Tu invece rispondi sempre. Il problema è tuo.
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Non si se hai capito, di sti fiorini no me ne frega una mazza.
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Flame’, visto che per te sono un’ossessione e mi cerchi sempre, il minimo che posso fare per cortesia e per riempirti la vita è perdere due secondi della mia e risponderti. Saluti.
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Sei libero fi fare quello che ti pare ma poi non ti lamentare.
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Flame’, sei uno spasso. Saluti
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Sono sempre un po’ infastidito da queste analisi del giorno dopo che ci spiegano come fosse ovvio che le cose sarebbero andate così e chi diceva il contrario è un fesso o in cattiva fede.
Sicuramente è tutto giusto (“il senno di poi è una scienza esatta”) ma se eri così convinto perché non dirlo prima?
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Beh, le analisi di un voto, anche di quello islandese sull’ingresso nella UE, si fanno il giorno dopo. E ai tromboni che predicano “le mirabolanti sorti e progressive” di fare parte di QUESTA UE, si può/deve fare le pulci.
Perché infastidirsi?
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Una cosa sono le “analisi”, un’altra sono le saccenti spiegazioni di chi aveva già capito tutto (il giorno dopo) e percula quelli che pronosticavano o speravano nel contrario.
Ormai lo schema di Travaglio è chiaro e collaudato da anni: lui non si sbilancia mai, raccoglie silenziosamente dichiarazioni e articoli vari e il giorno dopo sale in cattedra. Troppo comodo per i miei gusti.
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Dopo le banche (avevano appioppato a ogni abitante 18 mila euro di debito per 15 anni): “te c’hanno mai mannato a quel paeseee”, ritorna il leitmotiv, sarà il pesce che mangiano, sarà l’aria a quelle latitudini, sarà che sono 4 gatti e mettersi d’accordo è più semplice, vatteloapescà (e loro ci vanno).
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Ebbene sì,ha stato Putin anche sta volta . Il plurimorimondo resuscita ogni volta che ce n’è bisogno e infligge colpi mortali ai forti e sani EU.
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A proposito di interferenze straniere.
Se gli islandesi fossero la moldova, avrebbero potuto organizzare una rete capillare di seggi esteri ove conveniente, mandando nel contempo una mazzettina di schede dove sconveniente. E probabilmente avrebbe vinto il si. Ma purtroppo di islandesi all’estero…
Dai Rep, parliamone una buona volta delle ingerenze esterne e dei giochini elettorali, dai dai parliamone una buona volta, voialtri garanti della libertà concessaci a piene mani da quei nobili santi del vostro vincolo esterno…
A proposito. Il colonnello Baud è ancora sotto sanzioni di KKallas: no accesso ai conti bancari, no prelievi, no pagamenti e quindi biglietti di viaggio ecc. ecc…. Tecnicamente per la Kallas dovrebbe morir di fame. E il bello è che non gli è stato contestato alcun reato, nessun giudice ordinario si è mosso contro di lui… ma la nostra alta rappresentante ue deve aver già scritto una sentenza politica, evidentemente, se ha già erogato la pena (strangolamento economico). Chissà, forse in Islanda i giornali ne hanno -giustamente – parlato e gli islandesi si son fatti un’idea un po’ più chiara di come stanno le cose alle nostre latitudini.
E spegnete quelle lampadine bicolori al Quirinale, che non siamo in discoteca.
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I pesci e i molluschi, soprattutto, sono nella testa di Travaglio, che riesce a costruire sulla questione islandese una caterva di fesserie.
L’Islanda è già membro della NATO: quindi non serve entrare nell’UE per schierarsi politicamente e militarmente con l’Occidente. Se il problema fosse la Russia, l’Islanda una scelta l’ha già fatta da parecchio tempo.
L’Islanda non è membro dell’UE, ma fa parte dello Spazio economico europeo (SEE). Questo significa che è profondamente integrata nel mercato unico e deve recepire e applicare una parte molto consistente della normativa europea, pur non essendo uno stato membro e quindi senza avere il diritto di votare direttamente quelle norme nelle istituzioni comunitarie.
Fa inoltre parte dell’area Schengen.
Di conseguenza, libera circolazione delle merci, libera circolazione dei capitali e dei servizi, regole sulla concorrenza e sugli aiuti di stato, appalti pubblici, numerose norme sul diritto societario, sui servizi finanziari, sulla tutela dei consumatori, sull’ambiente e sul lavoro: sono tutti ambiti nei quali l’Islanda è già vincolata dal quadro normativo europeo.
Altro che “Paese che ha scelto di restare da solo”.
Ci sono poi ambiti nei quali l’Islanda mantiene invece una maggiore autonomia perché non rientrano nel SEE: politica agricola, politica della pesca, politica doganale e commerciale, per esempio.
E per la politica estera e di sicurezza vale, ancora una volta, la NATO.
Insomma, la situazione reale è molto più semplice di come la racconta il pescivendolo: ci sono parti del diritto UE che l’Islanda deve applicare e rispettare e altre nelle quali non è soggetta ai vincoli dell’UE.
E allora la domanda che si sono posti gli islandesi non è quella, caricaturale, raccontata da Travaglio: “Vogliamo stare con l’Europa oppure vogliamo rimanere soli?”
L’Islanda non è sola; è già economicamente integrata nell’Europa attraverso il SEE, è dentro Schengen ed è militarmente integrata nell’occidente attraverso la NATO.
La domanda molto più prosaica è stata una domanda di costi e benefici:
l’Islanda non è un Paese povero che cerca nell’UE il motore della propria modernizzazione. È già un Paese ricco, stabile e fortemente integrato nel mercato europeo.
Il beneficio derivante dall’adesione all’UE è quindi relativamente limitato, mentre alcuni possibili costi (perdita di autonomia in determinati settori, in particolare pesca e agricoltura, e maggiore trasferimento di competenze a livello europeo) sono molto concreti.
Gli islandesi, molto più prosaicamente, hanno quindi potuto ragionare così:
Quello che ci serve dall’Europa lo abbiamo già attraverso il SEE; quello che rischiamo di perdere entrando nell’UE, invece, è qualcosa che oggi controlliamo direttamente; perché dovremmo cambiare?
È un quadro ben diverso da quello descritto oggi dal pescivendolo.
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Ahahahahah!
Grande lion!
Non serve scrivere altro.
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E ti pare poco? Non doversi sorbire tutte le boiate che producono la VdL, la Kallas e il covo di geni al contrario del parlamento europeo. Tutte le fortune questi islandesi. Mettici pure che hanno affidato alla Nato la loro difesa ma non hanno un esercito, così non corrono il rischio di inviare loro soldati nelle mitiche guerre a difesa della libertà e della democrazia. È proprio vero, una dieta di pesce fa bene al cervello.
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E’ praticamente un Alto Adige a nord dell’oceano Atlantico. Ma è lì, bella isolata, beati loro…
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il fatto che VdL e Kallas sparino boiate non autorizza altri a raccontarne di ulteriori.
A maggior ragione risulta ancora meno convincente l’argomentazione (sic) del sardinaio quando scrive dell’Islanda è del suo rapporto con l’UE per ragioni di sicurezza militare, quando non solo è già membro NATO, ma non ha nemmeno un proprio esercito.
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Sulla falsa equivalenza SEE/UE: confondi l’integrazione passiva con la sovranità. Essere nel SEE significa che l’Islanda deve recepire le direttive sul mercato unico decise da altri, senza avere un seggio per votarle. Travaglio parla di ‘regole dirigiste’ perché l’Islanda è costretta a importare normative europee subendole. Spacciare la sottomissione normativa per ‘non essere soli’ è un errore analitico, non un argomento.
Sull’argomento NATO: La NATO copre la difesa cinetica (l’hardware militare a Keflavik), ma l’UE impone il blocco economico e l’allineamento sanzionatorio (il software). Entrare nell’UE significherebbe aderire alla PESC (Politica Estera e di Sicurezza Comune), togliendo a Reykjavik il diritto di deroga commerciale o di neutralità che pure mantiene in alcuni ambiti extra-SEE. Confondere un patto di difesa militare con l’assoggettamento a un’unione politica e sanzionatoria dimostra che non conosci i trattati.
Sulla “prosaicità” della Pesca: derubrichi la Politica Comune della Pesca (PCP) a un dettaglio contabile. I manifesti di export dimostrano che il pesce non è ‘un settore tra tanti’, ma l’infrastruttura biologica ed economica che genera circa il 40% dell’export islandese. Cedere le quote a Bruxelles non è un ‘costo prosaico’, è l’esproprio materiale della principale risorsa nazionale. Difendere la pesca significa difendere l’autonomia economica dell’isola.
Quando un voto popolare smentisce il paradigma dell’espansione inevitabile dell’UE, l’establishment e i suoi difensori non analizzano i vincoli materiali (come la perdita di sovranità ittica), ma attaccano la credibilità del messaggero con insulti. La tua reazione aggressiva è la classica risposta immunitaria di chi non sa spiegare materialmente perché un popolo occidentale, ricco e già ‘integrato’, scelga comunque di rifiutare l’architettura politica di Bruxelles.
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Con il permesso di LH70 volevo rispondere alla new entry Jason che mi sembra viaggi ad un livello superiore alla media…e quindi merita 5 minuti seri di analisi.
Il tuo ragionamento confonde costantemente premesse, inferenze, implicazioni e conclusioni. Dal fatto che l’integrazione comporti una cessione di competenze nn segue, per necessità logica, che essa sia irrazionale: il passaggio dalla “perdita di sovranità” alla “irrazionalità dell’adesione” richiede una premessa maggiore che nn viene dimostrata.
Il SEE impone vincoli, ma chiamarli “sottomissione normativa” non aggiunge alcuna forza inferenziale: è una qualificazione retorica che incorpora già la conclusione nella premessa. Il ragionamento corretto richiede invece una comparazione tra costi e benefici. Senza questa premessa, il nesso causale e normativo resta non dimostrato.
Lo stesso errore ricorre sulla pesca. “La pesca è strategica” è una premessa; “quindi ogni gestione sovranazionale è un esproprio” è una conclusione che non è deducibile dalla premessa. Tra le due manca una proposizione decisiva: che il controllo esclusivamente nazionale sia necessariamente superiore alla gestione condivisa. Senza di essa, siamo davanti a un evidente non sequitur.
Anche il voto popolare viene sottoposto a un’inferenza illegittima: “gli islandesi hanno votato contro” descrive un fatto; “hanno votato contro perché rifiutano l’architettura di Bruxelles” introduce invece una spiegazione causale che richiede ulteriori evidenze. Confondere il dato empirico con la causa che lo spiega è un errore di attribuzione causale.
E qui entra in scena un tizio che chiamavano Gödel, che avrebbe probabilmente poca pazienza per questa acrobazia logica: se assumi come assioma che “ogni trasferimento di sovranità è una perdita netta”, hai già definito il sistema in modo che ogni deduzione successiva favorisca la conclusione desiderata. Non hai dimostrato la tesi: hai incorporato la tesi nei presupposti.
La logica chiede la validità del sillogismo e la giustificazione delle inferenze; Gödel ricorda che gli assiomi sono assunzioni, non verità autoevidenti.
Dunque, prima di proclamare la vittoria sulla sovranità europea, sarebbe consigliabile una verifica assai più elementare: che la conclusione segua davvero dalle premesse. Perché chiamare “dimostrazione” una conclusione già contenuta nelle proprie assunzioni è soltanto una petitio principii con un itocco di guasconeria da strada.E qui la guasconeria diventa quasi deliziosa: basta pronunciare “sottomissione”, “esproprio” e “volontà popolare” con sufficiente solennità e, per qualche miracoloso sortilegio retorico, le premesse sembrano improvvisamente diventare prove. Peccato che la logica non applauda: alza semplicemente un sopracciglio, controlla il sillogismo e presenta il conto. E a quel punto il castello costruito si scopre, assai prosaicamente, costruito sulla sabbia delle proprie assunzioni.
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x Carlgen Lspk Gen 1. Sulla ‘Petitio Principii’ L’Islanda utilizza un sistema di quote individuali trasferibili (ITQ) basato su rigorosi dati scientifici sulla biomassa, che ha reso la sua flotta una delle più profittevoli e biologicamente sostenibili al mondo. La Politica Comune della Pesca (PCP) dell’UE è storicamente un algoritmo di compromesso politico che ha portato al sovrasfruttamento (overfishing) nel Mediterraneo e nel Mare del Nord. L’Islanda non sta difendendo un ‘assioma di sovranità’; sta proteggendo un algoritmo di gestione delle risorse che funziona, dall’essere sovrascritto da un algoritmo burocratico centralizzato che ha storicamente fallito (Villasante et al. (2016), “Landing the blame: The influence of EU Member States on quota setting”, Marine Policy, 64, 9–15. /O’Leary & Roberts, “Fishery reform: ban political haggling”, Nature 475, 454 (2011) / Commissione UE → proposta fondata sul parere scientifico → negoziazione tra Stati membri → accordo politico del Consiglio → TAC ). 2. Sulla ‘Sottomissione Normativa’ (Il SEE) Nel SEE, l’Islanda non partecipa al processo decisionale (Consiglio e Parlamento UE) ma è legalmente obbligata dal Comitato Congiunto SEE a recepire le direttive per mantenere l’accesso al mercato. In scienza politica scandinava questo non è un ‘sillogismo’, si chiama letteralmente Democrazia via fax. È un fatto istituzionale documentato, non una qualificazione retorica. 3) Sull’Attribuzione Causale del Voto Dici che attribuire il voto al rifiuto dell’architettura di Bruxelles è un’inferenza illegittima. Io Non sto ‘inferendo’ personalmente la causa dal risultato; sto citando i sondaggi pre-elettorali (es. MMR e Gallup Iceland) in cui, quando viene chiesto agli elettori il motivo principale dell’opposizione all’UE, il ‘controllo sulle risorse naturali/pesca’ si attesta stabilmente al primo posto con percentuali bulgari. Inoltre, i flussi di finanziamento della campagna per il ‘No’ sono stati in larga parte sostenuti dalle associazioni dei pescatori e delle industrie marittime. La causalità non è una mia deduzione logica, è un dato empirico di sociologia elettorale e di lobbying. 4) Il vero ‘Non Sequitur’ L’Islanda ha una Zona Economica Esclusiva (EEZ) di oltre 750.000 kmq e meno di 400.000 abitanti. La PCP europea distribuisce le quote basandosi su negoziati politici tra Stati membri. Cedere la gestione di questa biomassa a un tavolo dove siedono nazioni con interessi confliggenti (es. flotte del sud Europa in crisi) comporta un trasferimento matematico e inevitabile di ricchezza. Non è un ‘assioma’, è un’operazione aritmetica. L’Islanda ha calcolato che l’ingresso nell’UE comporterebbe la cessione fisica di asset biologici (pesce) e algoritmici (sistema ITQ) in cambio di un posto a sedere in un’istituzione di cui già subisce passivamente le regole commerciali. Questa non è ‘guasconeria da strada’, è analisi dei costi-benefici basata sui trattati. Se vuoi smontare questo, dovresti portare dati non sfide sui sillogismi.
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risposta in moderazione. Per intanto buona giornata. Saluti ! Il lavoro chiama
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Il punto, temo, continua a sfuggirti: una sequenza di fatti veri non costituisce, per virtù transitiva, una dimostrazione valida.
Che l’ITQ islandese funzioni e che la PCP abbia conosciuto episodi di overfishing non dimostra che l’adesione all’UE ne imporrebbe la demolizione né che produrrebbe necessariamente esiti peggiori.
Per sostenerlo occorre dimostrare proprio ciò che viene dato per acquisito: che la gestione nazionale sia necessariamente superiore a quella condivisa.
Analogamente, l’assenza di un voto islandese nelle istituzioni UE descrive un deficit di rappresentanza; “sottomissione normativa” è invece già l’interpretazione politica di quel fatto.
“Democrazia via fax” è una formula spiritosa, non una categoria analitica.
Quanto ai sondaggi, dimostrare che la pesca figura tra le ragioni principali del No non significa averne dimostrato la causalità esclusiva o decisiva.
Il lobbying prova che certi interessi si sono mobilitati; non che abbiano determinato il comportamento di un intero elettorato.
Ma il vero salto mortale è definire “aritmetico e inevitabile” un trasferimento di ricchezza che dipende da variabili economiche, istituzionali e negoziali ancora da quantificare.
EEZ, conflitti d’interesse e negoziati politici sono dati di partenza, non il risultato di un’equazione.
Per parlare seriamente di costi e benefici occorrerebbe misurare quote, rendite, accesso al mercato, trasferimenti, costi regolatori e conseguenze sull’ITQ.
Perché il ragionamento, in fondo, è come la struttura portante di una casa: prima si controllano fondamenta e travi, poi ci si occupa dell’intonaco.
Puoi ricoprire un’argomentazione di dati, statistiche, citazioni accademiche e riferimenti bibliografici quanto vuoi; ma se la struttura inferenziale non regge, stai semplicemente intonacando una casa che rischia di crollare.
I dati possono corroborare una premessa; non possono magicamente fornire la premessa mancante che dovrebbe collegarla alla conclusione.
La tesi “l’adesione potrebbe essere sconveniente” è dunque perfettamente legittima e verificabile.
La tesi “l’adesione sarebbe necessariamente un esproprio” resta invece una conclusione che sopravvive soltanto grazie alle premesse che la contengono già.
Tra persone abituate a ragionare davvero, per esempio in un esame universitario, a questo punto probabilmente ti inviterebbero a ripresentarti alla sessione successiva: non per la scarsità dei dati, ma per l’insufficienza della dimostrazione.
Naturalmente, se invece l’obiettivo è esprimere semplicemente un’opinione da bar, magari dopo un paio di Campari, il rigore richiesto cambia sensibilmente. Ma in quel caso diventa piuttosto difficile rivendicare il diritto di giudicare come logicamente conclusivo l’intervento di LH70. Nella migliore delle ipotesi, con questo livello di argomentazione, non si porta a casa una vittoria: si strappa un dignitosissimo pareggio al 90’… ma ripeto … nella migliore delle ipotesi.
Saluti !
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X Carlgen:
Tra persone abituate a ragionare davvero, per esempio in un esame universitario, a questo punto probabilmente ti inviterebbero a ripresentarti alla sessione successiva: non per la scarsità dei dati, ma per l’insufficienza della dimostrazione.
Detto da un emerito demente come te è un complimento per il ‘neo-arrivato’.
Stamattina tutti esperti di Islanda eh 😀
Forse vi siete fatti un ripassino alle vongole per riuscire a dare a MARKOLINO la giusta lezione di geopolitica, economia, strategia, finanza ecc.
Intanto gli islandesi hanno votato NO e all’UE della Von der Nazi e della KK, hanno fatto il dito medio.
Come meritate anche te, Loguasto e L-70.
E se vi brucia il sederino, non mi dispiace affatto. 😀
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Ciao Sparvee1/Sbirulino … amore mio ❤️come stai? Vieni qui con noi … dove c’è Carlgenpunkazzone😂 c’è bandiera gialla(senza il blu)… c’è da divertirsi
😂😂😂😂
https://m.youtube.com/watch?v=aMFzlJiJtyU&pp=iggUQAFKEDN4WkowNkk5OEFsQWFxY1E%3D
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Di fatto non facevano parte della UE, di fatto vogliono continuare a starne fuori. Immagino che la von der Leyen e la Kallas, con i loro deliri, abbiano contribuito a tenere lontano gli islandesi.
La Nato non ha una “politica estera” che gli consente di dare armi o soldi per armi ad altri paesi e farne parte non richiede di contribuire economicamente alla guerra in Ucraina. Fare parte della UE vuol dire che, direttamente o indirettamente, parte dei tuoi soldi finiscono in Ucraina!
Poi, vai a convincere gli islandesi che devono farsi dire quanti pesci devono pescare. Magari tu, con un bel papiro, ci riesci.
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Informarsi prima di scrivere è oneroso, vero?
https://euneighbourseast.eu/news/latest-news/icelands-contributions-to-ukraine-energy-support-fund-surpass-e8-4-million
https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/nato-states-pledge-hundreds-millions-ukraine-weapons-push-rutte-says-2026
https://www.president.gov.ua/en/news/ukrayina-j-islandiya-uklali-bezpekovu-ugodu-91245?utm
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Lion, l’ho scritto sopra in due righe: il giochetto dell’equivoco di Travaglio. Ma vallo a spiegare agli aficionados adoranti della sacra parola dell’infallibile Mahatma. Sto ancora aspettando che si avveri la sua ultima centuria sulla imminente fine della guerra in Ucraina (un paio di mesi, ma a sa sarda come diciamo noi da queste parti). Un saluto.
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Altra cantonata presa da Trasbaglio, secondo migliore giornalista italiano (il primo sta trattando sulle vongole con gli islandesi per conto di un “amico” temporaneamente imppossibilitato).
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Quindi? Fermati cielo! L’Islanda coopera già con l’Ucraina, dandogli pure dei soldi!? L’Ucraina ha accordi bilaterali con decine di paesi europei e non solo. Li ha anche con l’Italia. Ognuno è libero di scegliere e lo fa in base a proprie convenienze. La UE dà miliardi in base a logiche diverse che non sono necessariamente convenienti per i singoli paesi.
Molti paesi UE danno per scontato una guerra contro la Russia. Se ciò accadesse ci sarebbero conseguenze negative per tutti i paesi UE, dirette o indirette.
Ci sono tante ragioni per stare fuori dalla UE, soprattutto a partire dal 2022.
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Questo è il tuo problema: pensare che stare fuori dall’EU (qualinque cosa significhi) per te è la soluzione dei problemi.
A) dire che è fuori dall’EU cosa vuol dire?
L’Islanda è già soggetta a diverse regole UE, non a tutte ovviamente; ma non è certo il Giappone
B) Fino a prova contraria l’Islanda non è fuori da questa guerra, vi contribuisce, almeno in qualità di membro NATO.
Il punto non è cosa fa l’Islanda, ma cosa tu hai capito stia facendo.
Travaglio ha scritto una cosa che ti piace; io a mio modo ed altri a loro modo ti stanno dicendo che quel qualcosa che ti piace è una putt.ta e tu fatichi a accettare che lo sia
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xlionheart70 A)dire che è fuori dall’EU cosa vuole dire?Vuole dire perdere l’autonomia in politica estera che in Islanda significa suicidio economico.
Oggi, tramite il SEE, l’Islanda partecipa al mercato, ma ha il controllo totale della sua politica estera. Se Bruxelles decide un embargo o tariffe punitive contro un mercato extra-UE (es. Cina, Brasile, o mercati asiatici) per motivi ideologici, l’Islanda oggi può dire di no e mantenere i suoi accordi bilaterali per vendere il suo pesce. Entrando nell’UE, l’Islanda cederebbe il diritto di veto. Sarebbe obbligata per trattato ad applicare sanzioni decise a maggioranza qualificata da Parigi o Berlino, subendo le ritorsioni commerciali su Reykjavik senza aver avuto voce in capitolo.
Oltretutto L’Islanda non vive solo di pesce. Le sue fonderie di alluminio (che consumano il 70% dell’energia geotermica dell’isola) dipendono da catene di approvvigionamento globali. L’UE sta usando la politica estera per imporre dazi sui materiali critici e sanzioni secondarie. In UE, l’Islanda non potrebbe più derogare a queste regole per proteggere la sua industria energetica pesante. Le fonderie verrebbero schiacciate dai costi di compliance geopolitica di Bruxelles.
L’Islanda negli ultimi 15 anni ha piu volte unilateralmente alzato le quote di pesca.L’ha fatto perché avevano la sovranità per usare la politica estera come scudo per la loro EEZ (Zona Economica Esclusiva). In UE, la Politica Comune della Pesca (PCP) e la PESC toglierebbero loro le armi legali e diplomatiche per difendere il proprio mare.
Oggi l’Islanda si allinea alle sanzioni occidentali per calcolo (paga il pizzo alla NATO per la difesa fisica), ma mantiene il diritto legale di sfilarsi se una sanzione le distrugge l’export. Entrare nell’UE significa firmare un assegno in bianco: ‘Bruxelles decide i nemici commerciali del giorno, e noi subiamo i dazi di ritorsione’. Il 52,8% ha detto NO a questo suicidio diplomatico, preferendo subire le regole del mercato unico piuttosto che farsi dettare la lista dei propri partner commerciali dai burocrati di Von der Leyen. Travaglio ha descritto la realtà materiale dei trattati. Tu stai ancora confondendo il mercato con la sottomissione geopolitica.
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Si, ma non capisco l’osservazione che fai.Per me è chiaro cosa vuol dire far parte dello SEE o del mercato unico.
Quello che contesto sono le semplificazioni fatte da Travaglio.
Nel momento in cui l’Islanda è membro dello SEE vuol dire che ha ceduto, parte della sua sovranità.
Ne ha ceduta meno di un membro EU? Si, senza dubbio, ma non è il paese isolato che si vuole rappresentare.
Non è, il Giappone, appunto.
Se l’Islanda entrasse nell’UE sarebbe obbligata ad applicare le sanzioni, ma parteciperebbe anche al suo processo decisionale; quindi non è vero che subirebbe le ritorsioni senza aver avuto voce in capitolo.
Quanto all’industria dell’alluminio è vero che per l’Islanda è importante, ma
a) rappresenta l’1% della produzione mondiale
b) Nordural dice espressamente che la maggior parte dei suoi prodotti ha come mercato di destinazione l’EU; quindi non si capisce come e, soprattutto, perché Bruxelles dovrebbe schiacciare.
Al limite potrebbe influire la politica energetica dell’UE, ma, facendola semplice, ti sembra che il costo dell’energia nei paesi UE sia il medesimo?
Il tuo argomento solido rimane l’autonomia nella politica commerciale, ma io non l’ho mai contestata.
Infine, il referendum che li ha interessati non prevedeva se entrare nell’EU o meno, ma se riprendere i negoziati di adesione; con quali vincoli tutti da dimostrare.
Altro volo pindarico del pescivendolo
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Facciamo così, L-70.
Travaglio è un pescivendolo.
Entrare nella UE non è diverso che starne fuori.
Tu sei l’unico che capisce qualcosa di qualsiasi cosa.
Carlgen è l’unico altro che capisce qualcosa di qualsiasi cosa.
Il resto del popolo è ignorante come le capre, anche se avete dei collaborazionisti pure tra le capre, ovvero Davide e Loguasto.
Chi risponde alle tue critiche con argomenti fattuali è solo un dilettante rispetto alla tua onnisghienza e sicuramente sbaglia se non le dice esattamente come piace a te.
Così sei contento, tu, il tuo ego tronfio e gonfio, e idem per l’altro demente.saccente Carletto.
Tanto per smettere di ammorbare l’aria con le critiche che immancabilmente arrivano da gentaglia come te ogni volta che qualcuno scrive qualcosa che confligge con la tua onniscenza per diritto divino 😀
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E’ lei sig. Puente?
Quanto le dà KaKaKallaSS per questo abile F…K-checking?
Stranamente dimentica che l’ingresso nella Unione Europea è la terzultima cessione di sovranità ad un organismo sovranazionale non democratico che uno Stato europeo può accettare prima della penultima e quasi definitiva, la rinuncia alla propria moneta.
Questo voto non è la Brexit (voto riuscito per sbaglio ma vanificato in sostanza, pur in assenza di adesione all’euro) ma il prudente rifiuto di compiere un passo dopo il quale non saranno più concessi altri voti popolari democratici e saranno censurate anche le opinioni divergenti dal pensiero unico EuroUnitario, formulato in sedi misteriose e non democratiche ed enunciato da burattini-portavoce, come la ginecologa di Bruxelles (disoccupata dopo aver smesso di figliare) e la callista baltica.
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X L-70:
Il pescivendolo ha messo in chiaro che l’Islanda non intende asservirsi mani e piedi all’UE della VdL e della KK.
Ma siccome poi ci sono i palloni gonfiati come te e quell’altro ebete giù sotto che ci tengono tanto a far notare la propria spocchia, vai avanti così L-70.
Ti dai la zappa sui piedi già da solo, presunto ‘esperto’ de sto ‘caxxo’.
Quello che ci serve dall’Europa lo abbiamo già attraverso il SEE; quello che rischiamo di perdere entrando nell’UE, invece, è qualcosa che oggi controlliamo direttamente; perché dovremmo cambiare?
E QUELLO HANNO FATTO.
Quando i palloni gonfiati non perdono occasione per stare zitti invece di dimostrare sempre e comunque di essere palloni gonfiati.
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Sei tu che non ci arrivi: L’Islanda coopera con l’Ucraina in quanto Islanda e attraverso accordi bilaterali, non come membro Nato. L’Islanda ha detto no ad entrare nella UE. I giornali tipo Rep. ci sono rimasti male perché non si capacitano della scelta. A quanto pare, la maggioranza degli islandesi non vuole essere soggetta a impegni che la UE richiede. Personaggi come la Kallas, russofobi ignoranti come capre, sono poco attrattivi per chi non è un deficiente.
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Il peggior affare che l’Italia potesse fare nella sua storia repubblicana fu la sciagurata decisione di entrare nell’euro. Purtroppo in NON entrarci è facile, e bene hanno fatto gli islandesi che, forse per effetto delle basse temperature di quelle contrade, hanno mantenuto la mente fredda e razionale, per giunta DEMOCRATICAMENTE (sic). Cosa che non è successa al Belpaese nelle mani di una classe dirigente inefficiente e assai poco lungimirante, a cominciare da Napolitano – il vero deus ex machina dell’impresa – che furbescamente brigò per tenere gli italiani ben lontani dalle urne, lasciandoli facilmente in balia degli effetti della roboante retorica europeistica, buona per infinocchiare il popolino ignaro delle conseguenze nefaste che poi puntualmente si sono avverate. Purtroppo, dicevo, è l’uscita dall’euro il vero problema, e complicato assai risolverlo. Una volta che sei entrato nella GABBIA, è maledettamente difficile uscirne. Ci vogliono i cgln a forma cubica per riuscirci senza troppi danni. Furono anni, quelli, di raddoppio dei prezzi di tutto in un breve lasso di tempo. Mentre la Ghermania (unita), complice la Francia, moltiplicò a dismisura il Pil con una bilancia commerciale esageratamente in attivo, in barba a qualsiasi manuale di politica economica, quindi senza nessun influsso sulla moneta che infatti era UNICA. Se poi aggiungiamo la svendita dell’enorme patrimonio industriale pubblico (panfilo Britannia), col quale avremmo potuto pianificare lo sviluppo industriale (vedi la Cina), il quadro catastrofico (per chi mantenesse gli occhi aperti) risultò completo.
Ciliegina sulla torta, l’abbandono degli interessi nazionali e persino continentali, con l’entrata in un clima di guerra e il definitivo abbandono dello stesso capitalismo industriale a favore nettamente di quello iper-inanziario. Quadro emblematicamente rappresentato dalla seguente pittura di Bruegel con i ciechi che precipitano nel dirupo.
Buona catastrofe a tutti!
https://i0.wp.com/www.verrassingenomdehoek.be/wp-content/uploads/2016/11/parabel-van-de-blinde.jpg?resize=768%2C431&ssl=1
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Sarebbe comunque quantomeno interessante, un sondaggio ufficiale su come la pensano attualmente gli europei. Non sento nessuno ( o quasi ), che sarebbe favorevole a proseguire sull’attuale strada delirante. Oltretutto la AI, ha portato e porterà davvero allo sfacelo, noi comuni mortali…
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Grazie…..alla Redazione di Infosannio
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l’Islanda ha una guardia costiera e la polizia (locale). No esercito. È membro Nato, perciò gode di protezione e concede l’utilizzo della base di Keflavik, a rotazione per sorveglianza atlantica. Quindi no spese militari imposte dalla NATO. Utilizza lo spazio economico europeo ma non è membro della comunità, come la Norvegia. Perciò no imposizioni da manicomio made in €u.
È un paese pacifico e le uniche “guerre” le ha scatenate contro l’ UK per la pesca del merluzzo: tre conflitti pacifici e vinti a cavallo anni 50/70, con beneficio per le acque territoriali.
Gli islandesi hanno votato nel modo più ragionevole possibile: tenendo stretto un portafoglio .
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Se hanno indotto un referendum per decidere se entrare o no nella UE, evidentemente qualche differenza fra rimanere fuori o entrare ci dovrebbe essere, altrimenti perché chiedere un Sì od un No……E gli islandesi hanno risposto No! Avranno fatto le loro valutazioni…… ritrovarsi con una classe dirigente europea da avanspettacolo sarà stata una delle prime, ragionevolmente preferiscono scompisciare dalle risate in altro modo! Noi a forza di ridere rischiamo di crepare dalle risate !
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Scopro che il pescivendolo è diventato Travaglio che sostiene che gli Islandesi hanno fatto bene a non entrare nella UE e non i giornalisti dei quotidiani che si rammaricano della decisione dell’Islanda evocando le fake news e le manipolazioni a firma Putin. Vero Lion? Il pescivendolo è Travaglio?
p.s. e noto che la stima assoluta ( avercene…) di Davide verso Travaglio è talmente evidente che mette un “mi piace” a chi gli dà del pescivendolo. Salutando sempre dalla Sardegna ha salutato pure Travaglio come giornalista stimabile ( se è un pescivendolo non è stimabile). Ci sta.
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Pablero, addirittura vai a vedere a chi metto i laiche. Non merito tanto. Per dire di come sei messo, non riesci nemmeno a capire la differenza tra uno che stima Travaglio da più di 25 anni e un suo tifoso adoratore che prende per buone pure le sue (rare) cantonate. E vabbè, il saluto dalla Sardegna non lo tolgo a nessuno.
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Davide, puoi fregartene del mio consiglio, ma credo tu debba fare pace col tuo cervello. Sono anni che leggo che sei un estimatore di Travaglio ma leggo da parte tua solo osservazioni critiche e ironiche su di lui. Assolutamente legittimo. Come legittimo apprezzare chi gli dà del pescivendolo. Però le 2 cose non stanno insieme.
Ad ogni modo io non faccio parte degli “adoratori” di Travaglio. Lo stimo ( io davvero) come Giornalista di livello superiore, per intelligenza, capacità di sintesi, scrittura efficace, uso spietato del suo archivio, ma in molti casi non sono d’accordo con lui. Ad es. sul giudizio che lui dà di Bettino Craxi, come il suo giudizio sulla vicenda di Sigonella, non concordo su quello che pensa di De Luca, non condivido la posizione che ha preso di difesa ad oltranza di Ranucci, addirittura non condivido la sintesi estrema che fa e che traduce la figura di Berlusconi solo e soltanto in un delinquente. La penso più come Santoro che come lui, in merito al cosiddetto Cavaliere. Sia chiaro, quello che dice e scrive è condivisibile. Ma per me è solo una parte del giudizio, che andrebbe a parer mio, decretato con una visione più ampia dei personaggi che tratta.
E su Putin la pensiamo diversamente…
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Pablero, hai problemi o di vista o di memoria. O magari quando scrivo commenti sugli ottimi pezzi di travaglio sei a funghi o a cozze. Chissà. Salutoni
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Pensa tu.
Non sono voluti entrare in un organismo dove a decidere tutto quello che devono fare (e a partire dagli ultimi anni persino pensare) gli islandesi saranno quattro persone a Bruxelles non elette da nessun islandese.
Malati!
E addirittura hanno fatto votare il tutto da quelle bestie ignoranti dette popolo sovrano islandese, invece che da un simpatico parlamento di yesmen in cerca di incarichi futuri a Bruxelles per amici, parenti e affini.
Casi disperati!
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E così, all’indomani del referendum islandese, scopriamo che abbiamo su Infosannio due espertoni di ISLANDA e relativi diritti e organizzazioni correlate.
Minkia, quanto poco basta per diventarlo.
Basta che Travaglio scriva una qualsiasi cosa sull’Islanda, per esempio.
E arriva subito il battaglione di PALLONI GONFI a ribattere qualsiasi cosa.
Gente che sta al mondo giusto per questo, fingendosi dotta e strutta 😀
MARKOLINO, PESCIVENDOLO.
Detto da due amebe a cui rode visibilmente il culetto per come è andato il referendum islandese.
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