All’evento per i 4 anni di governo Giorgia parlerà dopo i ministri, i vice e Fitto: si studia una promessa sulle tasse. Il timore dei contestatori

(di Giacomo Salvini – ilfattoquotidiano.it) – Il discorso non è ancora pronto. I collaboratori di Giorgia Meloni ci inizieranno a lavorare nel fine settimana. Anche confrontandosi con il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per capire quale sarà lo spazio di manovra e i fondi a disposizione. Perché venerdì 4 settembre, per festeggiare il governo più longevo della Repubblica, la presidente del Consiglio non intende limitarsi a fare l’elenco delle cose fatte nei suoi quattro anni di governo. Vuole andare oltre: l’idea è quella di fare un annuncio elettorale in vista dell’ultima legge di Bilancio a tema economico e nello specifico sul taglio delle tasse, dicono due fonti di primo piano a conoscenza della questione. Nessun dettaglio trapela ma niente che non si potrà mantenere, è la linea.
L’evento, al porto di Bari sarà preceduto da un saluto dei ministri, dei due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini (che non hanno ancora confermato ma ci saranno) e probabilmente del vicepresidente della Commissione europea, leccese doc, Raffaele Fitto. Ieri si è tenuto un comitato dell’ordine pubblico: sono previste 10 mila persone, di cui 5 mila da Bari e oltre 60 pullman da tutta Italia. Si temono contestazioni organizzate come a Taranto e per questo la Questura si è già attivata con una lista di possibili contestatori. Poi parlerà Meloni (al tramonto) che ricorderà cosa ha fatto il governo per il Sud, il G7 in Puglia e l’Italia come ponte del Mediterraneo e poi farà anche capire che la legge di Bilancio sarà l’ultimo grosso traguardo politico della legislatura facendo un riferimento alle elezioni anticipate: una volta raggiunto l’obiettivo del record di longevità, la presidente del Consiglio farà capire che su quello che è stato fatto nei quattro anni e mezzo di governo è pronta a chiedere la “conferma degli italiani”.
Un modo per dire che dopo la legge di Bilancio (e l’approvazione della legge elettorale, con passaggio decisivo tra Camera e Senato a settembre e ottobre) Meloni è pronta ad andare al voto in primavera. Il percorso studiato dai consiglieri della premier è segnato: dimissioni a inizio anno e voto a fine marzo, al più tardi ad aprile.
La prima data utile su cui sono state fatte riflessioni a Palazzo Chigi sarebbe quella del 24 marzo ma si sta studiando se nel frattempo i parlamentari avranno o meno maturato i vitalizi e probabilmente così non sarà. Al più tardi l’ipotesi è quella del voto l’11 aprile. In questo modo, si andrebbe a votare prima del voto amministrativo nelle grandi città – Roma, Milano, Torino, Bologna e Napoli – previsto per fine maggio in modo da evitare l’effetto traino della vittoria del centrosinistra, storicamente avvantaggiata nei grandi centri.
L’ostacolo principale a questo disegno è rappresentato dal fatto che Meloni si dovrebbe dimettere a inizio 2027 senza un’apparente motivazione e con una maggioranza ancora solida. Il Quirinale inoltre è pronto a vigilare sulla data del voto: secondo fonti parlamentari, non ha competenze per decidere e lascerà al governo la scelta ma non troverebbe niente di male che si tornasse a votare a giugno – con l’election day – per non fare la campagna elettorale d’estate. A ogni modo, il Colle potrà solo vigilare sulle tempistiche e non ci sarebbero state interlocuzioni con il governo, secondo le stesse fonti. Inoltre con due voti separati si rischierebbe di chiudere le scuole due volte in poche settimane, oltre al mancato risparmio dei costi.
Scenario, quello dell’election day, che Meloni però vuole evitare tanto che preferirebbe, a quel punto, votare a scadenza naturale in autunno sperando che passi la “buriana” del voto nelle città. Tant’è che ieri il vicepremier Matteo Salvini ha messo le mani avanti: “Penso che si voterà tra più di un anno, ad autunno 2027”, ha detto dal Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini.
Qualche dubbio circola anche dentro Fratelli d’Italia e all’interno dei partiti della maggioranza: il leader della Lega Salvini vorrebbe evitare il voto anticipato in primavera, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa non sta spingendo per nessuna opzione specifica, ma non è contrario né all’election day né al voto a scadenza naturale.
Nel frattempo dall’altra parte è già tutto pronto per presentarsi alle urne ?
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