Arma politica. L’organo che indaga sulla pandemia ha sentito l’ex premier e i suoi uomini. Nessuna notizia sul suo successore

Vaccini, Green pass e Figliuolo, ma la Commissione Covid continua a ignorare Draghi

(di Salvatore Cannavò – ilfattoquotidiano.it) – A giudicare dalla lentezza con cui è stato sentito il presidente del Consiglio, che affrontò per primo l’emergenza Covid, l’audizione del suo successore, Mario Draghi, potrebbe non avvenire mai. Giuseppe Conte è stato sentito dalla “Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione del virus Sars-Cov-2” il 6 agosto e come ha ricordato l’altra sera a Sabaudia, “ci ho messo due anni per farmi ascoltare”. A Meloni che lo aveva accusato di negarsi alla verità, subito dopo l’audizione parlamentare ha replicato: “Io amo la verità, ma dov’era FdI durante la pandemia?”.

Che la Commissione sia servita da arma politica contro il leader del M5S è dimostrato dal modo in cui Conte veniva attaccato ancora ieri dai membri FdI della commissione stessa e dal fatto che ci si è dati da fare per ascoltare tutti gli uomini di cui si era circondato, a cominciare dal primo Commissario per il coordinamento dell’emergenza, Domenico Arcuri. L’allora ministro della Sanità, ad esempio, che sarà confermato poi anche nel governo Draghi a partire dal 2021, Roberto Speranza, non è stato ancora audito e solo ieri il presidente della Commissione, Marco Lisei, ha lasciato intendere che sarà ascoltato in autunno. Di Draghi non si sa ancora nulla.

Eppure da marzo 2021, dopo la crisi di governo del Conte-2, scatenata da Matteo Renzi in piena emergenza vaccinale, è stato lui e il suo entourage a gestire la crisi. Il Commissario Arcuri viene sostituito dal generale Francesco Paolo Figliuolo il 1º marzo 2021 con il mandato di dare una forte spinta alla campagna vaccinale. Ma questa era già attiva a fine 2020 e, secondo un fact checking a cura di Pagella politica, il nostro Paese “nel giorno di entrata in carica del governo Draghi aveva vaccinato con almeno una dose il 2,9 per cento della popolazione, percentuale più bassa di Francia (3,6 per cento), Germania (3,3 per cento) e Spagna (3,2 per cento)”, Paesi tuttavia piuttosto vicini tra loro. Ma, soprattutto, “al 13 febbraio l’Italia aveva vaccinato con due dosi una percentuale della popolazione del 2,2 per cento, all’epoca secondo dato più alto tra i grandi Paesi europei, dietro alla Spagna (2,3 per cento), ma davanti a Francia (0,9 per cento) e Germania (1,7 per cento)”. La scusa della spinta alle vaccinazioni era una balla, si trattava di gestire invece, anche sul piano economico, una delle emergenze più importanti del secolo. Lo stesso viene fatto alla Protezione civile dove l’ex capo Dipartimento, Angelo Borrelli, famoso per le conferenze stampa quotidiane delle 17, viene sostituito da Fabrizio Curcio.

Al momento, sebbene Borrelli sia stato audito a fine 2024, nemmeno Curcio, così come il generale Figliuolo, sono stati sentiti. Per Conte, invece, ci sono voluti più di due anni e dopo il 6 agosto ci sarà un seguito a settembre.

Eppure di questioni da discutere ce ne sarebbero. Anche perché, mentre la commissione ha svolto il suo lavoro, il nuovo Piano pandemico è stato approvato solo un mese fa.

Con Draghi, ad esempio, si potrebbe discutere del Green Pass e della sua efficacia. In una conferenza stampa del 22 luglio 2021 l’allora presidente del Consiglio aveva detto ai giornalisti che il Green pass dava ai cittadini la “garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose”. Eppure, già allora, come è stato verificato, si sapeva che le persone vaccinate potevano contagiarsi e contagiare gli altri, sebbene in misura minore. La Corte costituzionale ha avallato la scelta del certificato decisa dal governo Draghi, e non si tratta di rimetterlo per forza in discussione, ma capire come ha funzionato, perché è stato deciso e quali scelte fare in futuro. Non a caso la Commissione ne ha chiesto conto al presidente del M5S, che al momento della sua introduzione era fuori dal governo.

Si potrebbe capire come sia andata davvero la campagna vaccinale del generale Figliuolo, che appena insediato annunciò 500mila vaccinazioni al giorno salvo poi dover abbassare l’obiettivo. Le 500mila vaccinazioni furono poi raggiunte il 29 e 30 aprile, ma solo per due giorni tornando nella settimana successiva a 400mila. Il Fatto in quei mesi denunciava la superficialità del rendiconto finanziario delle spese fatte dal Commissario il quale resta agli atti come “salvatore della Patria”, ma potrebbe avere invece diverse cose ancora da raccontare.