
(Tommaso Merlo) – Trump ha un ciuffo giallo canarino nuovo di pacca ma il problema rimane sotto, in una materia cranica ormai ridotta in poltiglia. Pare se la faccia nei pantaloni e non ci capisca più una emerita mazza al punto che nei corridoi della Casa Bianca circolano voci di un clamoroso avvicendamento. Potrebbe lasciare il posto a JD Vance in cambio di una grazia totale ed eterna per lui e tutto il suo clan malavitoso. Ma se ne parlerà dopo quelle che più che elezioni di mezzo termine, si prefigurano come un bagno di sangue. Secondo i sondaggi più attendibili infatti, in termini di gradimento Trump si colloca tra le ragadi anali e il calpestare feci canine. Manco a Hollywood si sono mai immaginati una fine così tragicomica dell’impero a stelle e strisce anche se nel mondo sano, c’è ben poco da ridere. L’Iran sta siglando un accordo per la gestione dello Stretto di Hormuz con l’Oman come è giusto che sia visto che le acque sono loro. E si pagherà un pedaggio come è giusto che sia visto che avviene anche altrove. E poi in guerra le condizioni le dettano i vincitori e non i vinti, il problema è che nessuno è ancora riuscito a far capire a Trump che ha perso la guerra e pure di brutto. Ormai siamo alla circonvenzione d’incapace d’intendere e pure di volere. Trump ha saputo con settimane di ritardo perfino di avere gli arsenali vuoti a furia di regalare bombe e missili a Zelensky e ai sionisti per sterminare palestinesi e libanesi. Trump ha dato la colpa a quell’alcolizzato che ha piazzato a capo del Pentagono ma il problema è ben più grave. Per rilanciare l’industria bellica gli Stati Uniti hanno bisogno di anni e comunque i loro sistemi missilistici vanno a farfalle contro i bolidi ipersonici russi e iraniani. È questo il clamoroso fatto storico che la propaganda mainstream sta coprendo. Se gli Stati Uniti hanno perso da tempo la supremazia economica ma anche politica per mano della Cina, in Ucraina e soprattutto in Iran hanno perso anche quella militare. E il bello inizia adesso. Dopo aver resistito ad una devastante aggressione aerea in cui americani e sionisti hanno sganciato il meglio dei loro arsenali senza ottenere una mazza, l’Iran è passato al contrattacco cancellando dalla faccia della sabbia le basi militari nemiche nel Golfo e prendendosi lo Stretto, fonte di reddito e leva strategica che fa dell’Iran la potenza egemone della regione alla faccia dei sionisti intenti a sprofondare all’infermo. Già, il karma esiste eccome. Era da decenni che i sionisti lavoravano ai fianchi quei fessi degli americani per fargli attaccare l’Iran e quando alla fine ci sono riusciti si scopre che l’esercito più potente del mondo è in realtà una tigre di carta e l’Iran un leone con attributi granitici che era meglio lasciar dormire. E adesso per loro si mette male perché se a seguito della clamorosa sconfitta gli americani abbandonano l’Asia Occidentale, i sionisti si scordano i deliri da Grande Israele e il loro odio ideologico si potrebbe riversare internamente accelerando l’implosione del progetto coloniale. Non utopia ma una exit strategy che molti analisti americani suggeriscono apertamente, quella di levarsi dai piedi dopo decenni di disastri e miliardi buttati in guerre inutili. America first e che Israele cominci ad assumersi le sue responsabilità storiche. Lo stesso che chiede a gran voce la maggioranza dei cittadini americani anche se per il momento la lobby sionista è ancora potentissima e pretende che Trump continui a buttare miliardi e vite umane nella speranza che a furia di aggressioni e complotti crolli anche il regime iraniano come successo ad esempio in Siria e altrove. Ma il pallino ce l’hanno a Teheran e non a Tel Aviv e nemmeno Washington, gli iraniani stanno decidendo l’agenda ed i tempi della guerra e da quello che trapela non hanno nessuna intenzione di farsi logorare, anzi. L’Iran vuole una soluzione definitiva e il prima possibile anche perché i rapporti di forza possono mutare. Preso lo Stretto, l’Iran vuole che tutte le condizioni del primo Memorandum siano soddisfatte prima di risedersi al tavolo, compreso la restituzione dei soldi rubati e le infami sanzioni. E un nuovo accordo dovrà includere tutto l’asse della resistenza e quindi: liberazione del Libano, dello Yemen e soprattutto della Palestina. Solo a quel punto l’Iran sarà disposto a dare a Trump il contentino sull’atomica in modo che possa correre su social a vantarsi di aver fatto meglio di Obama come un bambino dell’asilo. I sionisti stanno spargendo sangue nel tentativo di far saltare tutto ma l’Iran non cede mentre Trump sta cercando disperatamente un appiglio per dichiarare vittoria e sparire. Non averlo ancora fatto, per molti è la dimostrazione delle porcherie fatte con Epstein. Trump lo continua a ripetere, la sua paura più grande è fare la fine di Herbert Hoover, il presidente della crisi del 1929 e se non riapre in fretta lo Stretto è quello lo scenario che attende lui e tutti noi. Trump ha un ciuffo giallo canarino nuovo ma il problema rimane sotto, in una materia cranica ormai ridotta in poltiglia e in un passato che lo persguita. Manco a Hollywood si sono immaginati una fine così tragicomica dell’impero a stelle e strisce ma nel mondo sano c’è ben poco da ridere.