Rischi. Mantovano dà l’input, proteste giallorosa

Blitz a destra: riconoscimento facciale per l’ordine pubblico. La Polizia scavalcherà i giudici

(estr. di Vincenzo Bisbiglia e Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – […]Integrare i sistemi di videosorveglianza con tecnologie di riconoscimento facciale dopo un reato e raccogliere e memorizzare per 7 giorni – quindi in maniera preventiva – i dati biometrici di tutte le persone che accedano a luoghi considerati a rischio di ordine pubblico e sicurezza (sicuramente stadi, teatri, forse anche piazze o strade dove si terranno manifestazioni o cortei). Con un decreto legislativo (l’adeguamento al regolamento Ue del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l’attività di polizia) la destra punta ad ampliare i poteri delle forze dell’ordine sul riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale. Proprio nel momento in cui la “casta” è pronta a vietare il sequestro delle chat dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro con l’ex prestanome del clan Senese.

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A denunciare il blitz è stata ieri l’opposizione in Commissione Affari europei in Senato. “Ennesima forzatura sui diritti e le libertà. Palazzo Chigi ordina, il Parlamento si piega. Il riconoscimento facciale a strascico fa un passo avanti molto pericoloso. Un altro mattoncino verso lo stato di polizia”, ha denunciato il dem Filippo Sensi. Che aveva chiesto al presidente della Commissione, Giulio Terzi di Sant’Agata, di non procedere. Richiesta alla quale ha aderito anche Pietro Lorefice (5 Stelle). Ma la Commissione vota e approva. Oggi voteranno (e approveranno) anche la Commissione Affari europei della Camera e le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali sia di Montecitorio che di Palazzo Madama. A quel punto il provvedimento diventerà legge. Esiste un parere critico della deputata di Forza Italia, Cristina Rossello, ma è presumibile che stamattina verrà cambiato. Perché il governo, su impulso di Alfredo Mantovano, ci tiene a procedere di corsa.

Tra i punti più controversi quello al comma 6 dell’articolo 8. Dove si prevede che “nei casi d’urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare un pregiudizio grave e irreparabile” per la ricerca di persone scomparse, vittime di sequestro e tratta di essere umani, in quel caso “l’utilizzo del sistema di IA può essere avviato (…) dall’organo di polizia procedente, previa comunicazione, anche in forma orale” al magistrato. In sostanza si dà la possibilità agli ufficiali di pubblica sicurezza (polizia e carabinieri) di utilizzare l’intelligenza artificiale solo con una telefonata al pm, senza passare dall’autorizzazione del gip. Un modo per accelerare i tempi, si dirà. Ma anche per ampliare l’autonomia della polizia rispetto alle prerogative autorizzative del giudice. Estendendo così il controllo di massa dei dati biometrici dei cittadini. Senza contare che si tratta di uno sdoganamento dell’IA, sulla quale tutti professano cautela.

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Il “grande fratello” meloniano presenta un altro punto ostico. Se da un lato l’operazione di matching tra i dati biometrici carpiti dalle videocamere di sorveglianza e le foto segnaletiche avverrà sempre “a posteriori”, dunque a reato compiuto, in alcuni casi, di fronte al pericolo di “attacco terroristico”, la raccolta sarà preventiva. E i dati potranno essere conservati per 7 giorni, prima di essere distrutti. La definizione di “attacco terroristico”, allo stato attuale, è ben precisa. Ma cosa succederà se un successivo provvedimento integrerà la fattispecie allargandola alle manifestazioni politiche? Basta leggere George Orwell e Philip Dick per avere risposta.