
(diChiara Appendino * – ilfattoquotidiano.it) – Caro direttore,
Matteo Renzi ha deciso di rispondere alle mie critiche politiche speculando sulla tragedia di Piazza San Carlo. Su quella ferita voglio essere breve, perché merita rispetto e non strumentalizzazione. Poi parliamo di ciò di cui Renzi non vuole parlare: la politica.
Ho sempre affrontato i processi a testa alta, mi sono sempre difesa nei processi e mai dai processi. E il dolore per quanto accadde il 3 giugno 2017 lo porterò con me per sempre. Ma quella vicenda pone una domanda che riguarda tutti i sindaci d’Italia: fino a che punto un primo cittadino può rispondere penalmente di ciò che accade in una piazza, compreso il panico scatenato con lo spray al peperoncino da una banda di ladri? Per questo ho ricevuto la solidarietà di sindaci ed ex sindaci di ogni colore che conoscono bene la “paura della firma”. È di questo che un Paese serio discuterebbe. Tra quegli ex sindaci c’era anche Matteo Renzi. Il 28 gennaio 2021, il giorno dopo la sentenza di primo grado, mi dedicò la sua Enews, dichiarando la sua vicinanza e auspicando la mia assoluzione. Scriveva che lui non è come chi “usa i processi per regolare i conti della politica”. Parole giuste, che sottoscrivo.
La sentenza su Piazza San Carlo, da allora, non è cambiata. È cambiato ciò che conviene a Renzi: nel 2021 poteva farsi bello del garantismo e prendere le distanze dal Movimento, oggi si scopre giustizialista per mettermi a tacere quando dico quello che penso di lui. Ma non mi tocca e di certo non mi zittisce.
Passiamo dunque al terreno che a Renzi è più alieno: la coerenza. Renzi mi sfida a parlare del passato? Parliamone. Noi siamo quelli del Reddito di cittadinanza. Lui quello che l’ha combattuto. Noi quelli del salario minimo. Lui quello che non l’ha voluto. Noi quelli della Spazzacorrotti. Lui quello che l’ha ostacolata. Noi quelli che una legge sul conflitto d’interessi la vogliono. Lui quello che ne è terrorizzato, e sappiamo tutti perché. Noi quelli dei 209 miliardi del Pnrr. Lui quello che ha fatto cadere il governo per non farceli gestire.
Ed eccolo, il vero tema: prima ancora delle idee, l’affidabilità. Renzi – il Loki della politica italiana, il dio dell’inganno e del trasformismo – ha una sola coerenza documentata: distrugge tutto. Ha rottamato Enrico Letta dopo avergli detto di stare sereno, ha stretto il Patto del Nazareno con Berlusconi, ha fatto cadere il governo Conte II in piena pandemia, ha logorato ogni tavolo a cui si è seduto. Un alleato così non è un alleato: è un conto alla rovescia.
E mentre il Paese reale soffre, lui si candida a costruire l’ennesimo finto “centro”, impegnato a barattare emendamenti alla legge elettorale cuciti su misura per la propria sopravvivenza. È lo stesso che, pur di colpire il Movimento 5 Stelle, fa sponda con la destra fino a votare quella vergognosa Commissione d’inchiesta sul Covid: un processo politico a Giuseppe Conte e a chi si è trovato a gestire la più grande crisi dal dopoguerra.
Come ha ricordato Roberto Scarpinato su queste colonne, la bussola del Movimento resta l’articolo 3 della Costituzione: rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano libertà e uguaglianza. La storia politica di Renzi parla la lingua opposta: il Jobs Act, la “Buona Scuola” contro cui scioperò tutta Italia, la vicinanza ai potentati e alle lobby. Chi vuole rimuovere quegli ostacoli non può allearsi con chi li costruisce. E c’è un dato che nessun sondaggio smentisce: Renzi i voti non li fa guadagnare, li fa perdere. Nei territori la gente me lo dice in faccia: se andiamo con Renzi, loro restano a casa. Perché qui il problema non è tanto il passato quanto il futuro. E in futuro, io a casa preferisco lasciarci Renzi. Non i nostri elettori
* Deputata Movimento 5 Stelle
Impeccabile disamina, impeccabile.
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“E in futuro, io a casa preferisco lasciarci Renzi. Non i nostri elettori”
Chiara Appendino ha sicuramente fatto presente questa aspirazione a chi di dovere; come risposta ha ricevuto anche lei una fumosa ed ennesima supercaxxola?
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Che peccato che non sia Chiara a rappresentare il Movimento 5 Stelle, invece di quel democristiano appisolato di Conte, erede politico di Ciriaco de Mita. Che peccato! Che errore storico e strategico
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Questione di punti di vista: io ad esempio, la penso al contrario.
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Per il M5S ci vorrebbe di più, molto di più. Neppure Di Battista basterebbe (pecca solo sui contenuti).
Dovrebbe essere qualcuno di forte, vedi Marco Travaglio, ma anche una diarchia (Di Battista-Gabriele Guzzi) o un triumvirato (Di Battista-Gabriele Guzzi-Appendino\Raggi).
A me spiace per i suoi sostenitori, ma Conte non ha un futuro nella politica, a meno che non passi col PD. Al PD non farebbe schifo un 3% in più portato in dote da Conte.
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