Preferenze. FdI vota un emendamento futurista bocciato però ancora dall’aula con il no di FI e leghisti. Oggi l’approvazione dell’intero testo

(estr. di Luca De Carolis e Wanda Marra – ilfattoquotidiano.it) – […] Il giorno prima erano andate sotto, stavolta si sono proprio spaccate. Le destre si fanno pubblicamente del male: ancora sulla legge elettorale, e ancora sulle preferenze. In modo anche più plateale, perché se martedì l’emendamento di FdI era caduto per un voto sotto le forche caudine dello scrutinio segreto, ieri, i meloniani hanno votato il testo di Futuro Nazionale, la creatura di Roberto Vannacci. Ma FI e Lega si sono voltate dall’altra parte. E l’emendamento è stato bocciato con 233 no a fronte di 139 sì. Così per il centrodestra è stato un altro giorno da lunghi coltelli.
[…] Però Giorgia Meloni stavolta se lo aspettava. Ma ha tirato dritto ugualmente, anche se ha dovuto inseguire Vannacci, esibendo con lui un asse inedito, a danno degli alleati traditori. E anche se in poche ore ha permesso alle opposizioni di invocare di nuovo le sue dimissioni. Un prezzo che la presidente del Consiglio ha scelto di pagare, con la testa già alla prossima campagna elettorale. Perché di salire al Colle non ha alcuna voglia, come conferma già in mattinata il ministro Luca Ciriani a Sky: “Intendiamo concludere l’esperienza di governo”. Soprattutto, come riassume un maggiorente meloniano, “Giorgia voleva dimostrare a tutti che quella coerente sulle preferenze è lei, e solo lei”. Non certo FI e Lega. E neppure il Pd, come rivendica anche un post della sorella Arianna, che pubblica una foto dei progressisti che esultano, con commento bellico: “Non dimenticate mai questa foto. La sinistra che esulta come se avesse vinto i Mondiali dopo aver bocciato la proposta diMeloni di restituire agli italiani il diritto di scegliere chi mandare in Parlamento. Sono vergognosi”. È una carta che la premier si giocherà parecchio in futuro. Soprattutto se la legge elettorale si fermasse lì, a Montecitorio, dove oggi verrà approvata. Perché in Senato ci arriverà, il Melonellum. Ma non subito, casomai alla ripresa dopo le ferie. A destra, intanto, tutti giurano non ci saranno vertici tra i leader a breve, “perché sono stati solo due incidenti parlamentari”.
Mentre dal Quirinale spiegano che non ci sono stati contatti con Palazzo Chigi, e che salire al Colle sarebbe una decisione che spetta solo alla premier. Non si percepisce allarme, nel palazzo più alto. Ma qualcosa, anzi molto, è cambiato. Lo racconta la scelta di FdI di votare con Fn, comunque uno spartiacque. Lo conferma l’apparizione a Montecitorio di Gianni Letta, venuto forse a guardare da vicino le macerie di FI: spaccatasi, nei sospetti di molti anche per l’intervento della casa madre di Milano. E lo ribadiscono le facce di pietra nella Lega. Dove avevano voglia di sangue. Raccontano che martedì mattina in una riunione informale alcuni parlamentari del Sud avessero suggerito di adottare cautele contro i franchi tiratori. Una richiesta ignorata.
[…] Intanto si rifanno i conti. E il numero di chi ha tradito sale. Perché nell’opposizione i sei di Iv sono sospettati di aver votato a favore. Così come si parla di almeno venti alleati nel Pd, i “cacicchi”. Dunque, i franchi tiratori a destra sarebbero almeno una cinquantina. Dentro Fratelli d’Italia quelli dati in missione erano almeno in sei. La Lega di voti ne ha fatti mancare parecchi. Come i forzisti.
In aula martedì, quando il renziano Davide Faraone ha detto che “i governi sono caduti per molto meno”, Marta Fascina ha chiamato l’applauso. Onnipresente anche ieri, si è rifiutata di commentare. Ma dentro FdI i sospetti si concentrano su Marina Berlusconi, che dopo il voto sarebbe già pronta a fare le larghe intese con il Pd. Contro Meloni, quella che è andata dritta. Assieme a Vannacci.
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