La disfatta di Meloni tentata dalla crisi: “Ha vinto la palude”. La premier alla vigilia ai vice: se non passa, si va alle urne. Poi la riflessione e i sospetti su “chi vuole il pareggio”

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – «Non mi faccio impallinare così». Cala la sera su Palazzo Chigi ed è l’ora della collera di Giorgia Meloni. Inviperita con leghisti e azzurri (e pure con qualcuno dei suoi, anzi qualcuna, le deputate erano le più scontente per il nuovo meccanismo, che le penalizzava). Da giorni la premier temeva il trappolone degli alleati. Non a caso, l’altro ieri, alla vigilia del voto, in una video call d’emergenza con Matteo Salvini e Antonio Tajani, li aveva messi in guardia, con la minaccia più ruvida e detonante possibile: «Ve lo dico chiaramente: se l’emendamento sulle preferenze non passa, si va al voto».
E ora, dunque, tutti alle urne? Calma. Sul fare della notte, la stessa premier invita i suoi alla prudenza, esclude di salire subito al Quirinale, per l’intoppo su un emendamento. Anche se la frustrazione monta. Nelle prossime settimane, si vedrà. È innegabile però che lo scenario non sia più un’ipotesi dell’irrealtà. Un ragionamento, sottotraccia, si sta facendo. Nel post serale, vergato a ferita sanguinante, Meloni lascia aperto ogni spiraglio. Frasi così, annotate su Facebook: «Ci abbiamo provato, ha vinto di nuovo la palude». Soprattutto, «anche nella maggioranza – scrive Meloni – sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione». Considerazioni decisamente più cariche d’incognite e possibili sviluppi politici di quelle, scontate, contro l’opposizione che chiedendo il voto segreto «non ci ha messo la faccia», come la premier aveva chiesto in via preventiva sempre su Fb, e che all’esito della votazione «ha esultato come se avesse vinto il Mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i parlamentari».
La “riflessione” è già iniziata. Meloni a sera sente i due vice. Mentre nei corridoi del Transatlantico, un paio di ministri, a taccuini rigorosamente chiusi, non si sbilanciano: si vota? «Vediamo». Sibillino il capodelegazione di FdI, Francesco Lollobrigida, che pure, come Bignami e Tajani, sulle prime minimizza sostenendo che si sia trattato di una «cosa puntiforme» non di un dissenso «organizzato», ma aggiunge che se ci saranno conseguenze «lo vedremo quando sarà il momento». Nella cerchia della premier sono ore frenetiche. Si ragiona su pro e contro del clamoroso strappo. Tra i vantaggi, racconta un meloniano di peso, «c’è il fatto che Vannacci ancora non si è organizzato e che le opposizioni, dopo il referendum, hanno perso quella spinta. Ma è presto».
Intanto è l’ora dei veleni. Dei sospetti. Della caccia al franco tiratore. La premier vorrebbe conoscere i nomi, uno per uno. C’è irritazione, ai piani alti di FdI, per l’assenza di Lorenzo Fontana, che non ha presieduto al momento del voto, sguarnendo i meloniani di Fabio Rampelli, subentrato alla guida della Camera. Ma c’è risentimento pure verso i leghisti del Nord, che non volevano le preferenze, così come per gli azzurri “tendenza Marina”, che Tajani non controlla. Tossine sul presunto “partito del pareggio”, che vorrebbe tenersi il Rosatellum puntando a una legislatura senza maggioranze politiche. A proposito di franchi tiratori: nella video-call dell’altro ieri, entrambi i vicepremier hanno risposto così alla premier: «Giorgia, noi ci impegniamo ma con il voto segreto è impossibile escluderli». Salvini, per avere le mani pulite, ha fatto spedire nella chat di gruppo dei deputati un messaggio perentorio: ordine tassativo di essere tutti presenti e di votare sì. Ma il senatore Gianmarco Centinaio, alla festa dell’ambasciata francese, gongolava leggero: «Una serata bellissima, tanto non cambia nulla». Si vedrà.
Certo, Meloni a un certo punto deve avere sperato che la partita si potesse raddrizzare e dribblare l’incidente, se ha deciso di giocarsi il tutto per tutto: il governo, che era intenzionato a “rimettersi all’Aula” sull’emendamento, come annunciava al gruppo forzista Elisabetta Casellati in mattinata, alla fine ha invece espresso “parere favorevole”. Trasformando poi la bocciatura in un caso politico eclatante.
Che fine farà la legge elettorale? Occhio alle parole di Ignazio La Russa. Che alle 21.20 ricorda che si potrà giocare un secondo tempo al Senato, dove sul punto non è previsto il voto segreto e ci sarà la «possibilità concreta di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera». Salvo poi fare parziale retromarcia mezz’ora dopo, precisando con alcuni cronisti a Palazzo Madama: «Se si è trattato di un infortunio, è facile recuperare al Senato, se invece le ragioni fossero diverse, ha ragione Meloni e si apre un momento di riflessione seria che tocca al governo».
Non è crisi …perchè la pacchia è finita… per gli italiani e non per gioggia.
Anzi… la pacchia per lei è iniziata… e vorrete che se ne privi per un emendamento andato male?
E’ solo una regolamentazione al loro interno..lotte intestine che non hanno nulla a che vedere con le istanze dei cittadini…come al solito.
“mi è piasciuta la dichiarazione della duciia….” gli italiani hanno perso unì’occasione !”…. hahahha e si ogni tanto ci si infila il cittadino quando invece è solo interesse di partito!
Su 140 emendamenti uno solo non è passato!
Tranquilli non succederà nulla!Acquisite le poltrone con il ca22o che lasciano!
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La nuova Sibilla genovese ha previsto fine aprile 2027…….!!! “ubi maior…minor cessat….!!!
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premierato, riforma giustizia, blocco navale, cpi albania, rimpatri, accise benzina, stipendi…. vince sempre la palude
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Una curiosità: il 14 luglio di quattro anni fa Draghi si dimise dopo il voto in Senato sul Dl Aiuti. 😀
https://www.ilfattoquotidiano.it/2022/07/14/lannuncio-di-draghi-ai-ministri-sulle-sue-dimissioni-il-discorso-integrale/6661794/
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Giggina Meloni, la palude sei tu!
P.S. la metafora della palude è da anni usata da Trump e dai MAGA. Donnina di scarsissima intelligenza; più vuota di Francesca Cipriani.
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Giggina Meloni, la palude sei tu!
P.S. la metafora della palude è da anni usata da Trump e dai MAGA. Donnina di scarsissima intelligenza; più vuota di Francesca Cipriani.
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Giggina Meloni, la palude sei tu!
P.S. la metafora della palude è da anni usata da Trump e dai MAGA. Donnina di scarsissima intelligenza; più vuota di Francesca Cipriani.
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Si tratta di fare un programma condiviso che accolga ciò che la Gioggia ha distrutto nel frattempo.
Ritornare al RdC partendo nel riformare i Centri per l’impiego;riorganizzare il lavoro abolendo gli appalti;il salario necessario per vivere e non sopravvivere.
Colpire non il”caporalato” ma chi assume i caporali,chi sfrutta questi disgraziati senza assicurali e senza welfar, Riportare la sanità nel suo alveo naturale della Costituzione,assumere medici ed abolire il nr chiuso.Ripristinare l’abuso d’ufficio ed eliminare gli scudi ai politici(vera riforma costituzionale).Riformare la scuola ed adeguarla ai processi informatici in corso(altro che banchi a rotelle)….abolire i ticket farmaceuti e operare per una società farmaceutica italiana.
Togliere la politica dalla RAI eliminare tutte quelle società partecipate che servono solo ai privati,abolire le lobbi in mano ai politici,proibire agli stessi di inserirsi in Banche,Assicurazioni e finanziarie.Costruire una banca Etica/ Pubblica che non operi in speculazioni finanziarie.
Infine un governo che faccia accordi economici Internazionali più convenienti privi di quei limiti ideologici che di solito vengono frapposti per non fare nulla o aderire per chi già ti tiene per il collo(vedi la via della seta)
Solo in questo modo il cittadino potrà ritornare a votare,ma fin tanto si verificheranno i soliti giochetti per le sole poltrone,il cittadino starà lontano da questo suo dovere/diritto purtroppo!
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Raga, è tutto un teatrino. Questa vuole andarsene a Palazzo Berlaymont, mica al Quirinale come tutti pensano… S’è rotta le pallonzole di starsene nell’italietta provinciale col suo villino da un milione e mezzo, pensa tu che bicocca da pezzenti! Lei vuole ai posti fighi, al decimo piano con l’A/C accesa (dall’ottavo in giù è spenta!), è tutta una sciarada, le sorti del nostro paese son lanci di dadi delle lobby della City di Londra e di Wall Street coi boss mondiali che tirano a caso (ma il caso non esiste, ricordiamocelo sempre). Ormai in Italì è giunto il momento di mettersi a parlare di elezioni, è regolare qui dopo addirittura quattro anni (QUATTRO ANNI!) di questi bifolchi che non sanno neanche parlare (ma se parlano, ti dicono – tra un il diritto internazionale vale fino a un certo punto e l’altro – che per evitare problemi coi droni sia saggio chiudere le finestre, eh, capito?! Non s’avesse a diffondere quel brutto odoraccio di bruciato nell’aere del salotto quando fai le cene istitùscional, hai visto mai!), mica si può accettare quel che successe in Romania a fine 2024 che li rimandarono a votare perché a Bruxelles e a Washington non piaceva il voto dei rumeni per Georgescu, per puro caso un filorusso, eh? Qui ci fanno credere di essere in democrazia coi giochini di prestigio, poi alzi lo sguardo e capisci che sei semplicemente rimbecillito di str0nz4t3 micidiali che piacciono al deep state, e se “preferisci i condizionatori alla guerra” che stan facendo loro, sei pure uno str0nz0! È tutta una gigantesca farsa. Io continuerò sto(r)icamente a dare il voto al M5S, ma Conte lo sa che non gli verrà mai permesso di guidare il paese (non oltre un certo punto, comunque)? Lo sa? Lo capisce che altrimenti succede come successe nel 2018, che per colpa di un Paolosavona qualsiasi (parlavano tutti del suo fantomatico “piano B” che prevedeva, secondo la litania mainstream, di uscire dall’Euro, cosa che, col senno di poi, sarebbe invece perfetta almeno oggi come oggi!?), il neoeletto governo ricevette la maledizione del Mr. President MattaMan® e ci rifilarono il guitto Drugy, dopo aver visto coi nostri occhi quel clavicembalo umano che era coso, lì, Cotta-Relly con la cartelletta sotto braccio che la prendeva e la posava varie volte al nanosecondo per mesi, così, come un puffo impazzito…
Eh, caspiterina, sennò la mitica Basile che ulula di “democrature” da anni, che lo ulula a fare?! Eh, ennàmo, eddàje!! Su, torniamo in noi, che sognare troppo fa male a livello neurologico!! Lo dico con estrema amarezza, ma basta poco per capire come stian le cose alla fin fine, quindi tanto vale dirle e basta a beneficio di tutti! 🤷🏼♂️
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📹👉FLOP MELONI E DUE MINORANZE A DESTRA – MELONI/VANNACCI CONTRO LEGA E FI Fratelli d’Italia prova a far rientrare le preferenze dalla finestra, votando alla luce del sole un emendamento del futurista Edoardo Ziello. Ma la maggioranza di centrodestra non c’è più, almeno su questa legge elettorale, che pure tra questa sera e domattina verrà approvata, in qualche modo. Così all’ora di pranzo l’aula di Montecitorio respinge il testo, con 233 no a fronte di 139 sì.
Con un dato politico rumoroso, ossia che FdI si è aggrappata ai vannacciani pur di confermare la sua voglia di preferenze. E Lega e FI sono rimaste ancora dall’altra parte, dopo il tonfo di ieri sera sull’emendamento meloniano. Ergo, per le opposizioni ormai c’è un fatto politico nuovo, ossia “la nascita della nuova minoranza di governo FdI-Vannacci” scandisce il capogruppo dei Cinque Stelle Riccardo Ricciardi, durissimo: “Si è creata la composizione politica di chi ci ha messo la faccia ed ci ha aggiunto la feccia”. Boati, proteste, applausi. “Dovete convocare la capigruppo” esorta la dem Chiara Braga. “Vi siete ancora divisi, per effetto di Vannacci” rilancia il renziano Davide Faraone. E’ caos. Per l’evidente soddisfazione dei vannacciani, che ovviamente imperversano. A emendamento appena bocciato, tirano fuori i cartelli: “Partiti padroni? No! Cittadini sovrani”. Il presidente di turno, il meloniano Fabio Rampelli, li fa ritirare dai commessi. Ma ora, che si fa?
Il presidente del Senato Ignazio La Russa, che FdI l’ha fondata, riconosce: “Questa vicenda sulle preferenze ha un significato politico rilevante e non tocca a me valutarlo. Fa bene Meloni a considerarlo un motivo di riflessione importante, ma mi pare che si stia esagerando sul voto che riguardava un emendamento”. Tradotto, un governo non può cadere per questo. Ma ora la premier chiederà alla sua maggioranza chiarimenti, nel dettaglio. Per capire se e come si può continuare. Mentre le opposizioni continuano a urlarlo: “Dimissioni”.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/15/legge-elettorale-meloni-sbaglia-pure-la-seconda-mossa-ora-il-generale-al-centro-del-villaggio-e-lega-e-forza-italia-nuova-opposizione/8449292
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