
(Alessandro Somma – lafionda.org) – Non serve ricorrere alla psichiatria per definire il Presidente degli Stati Uniti un narciso maligno e megalomane: è sotto gli occhi di tutti e parlarne è divenuto un argomento di conversazione soporifero. Più interessante è osservare il comportamento dei molti giullari che lo circondano e che fanno a gara per compiacerlo e ottenere un segno della sua considerazione. Anche perché prima o poi l’adulato si stanca dell’adulatore, e decide che è più divertente ridicolizzarlo e persino bullizzarlo. È allora spassoso osservare l’adulatore mentre tenta goffamente di sottrarsi a questa dinamica perversa e simula un sussulto di dignità, che però giunge fuori tempo massimo: con la considerazione dell’adulato, ha perso anche e soprattutto la faccia.
Un solo personaggio si è finora sottratto alle dinamiche di questo circo. Non nel senso che l’adulato continua a tenerlo in considerazione, bensì nel senso che l’adulatore non si stanca di essere ridicolizzato e bullizzato. Evidentemente gradisce il trattamento, che accetta supino con il sorriso sulle labbra: un sorriso ebete ma pur sempre indicativo di un certo apprezzamento per la situazione.
Parliamo ovviamente del Segretario generale della Nato, che si è dato uno scopo nella vita: ampliare le funzioni di quell’organo mobile definito dalla letteratura medica come formato da muscoli che permettono la fonazione, la masticazione, la deglutizione e la percezione del gusto. Per Mark Rutte la lingua è divenuto lo strumento con cui gratificare Trump e farlo così desistere dal proposito di far implodere l’Alleanza atlantica.
Non si possono spiegare altrimenti le molte uscite imbarazzanti che scandiscono la carriera politica di chi è stato prima un ottuso paladino dell’austerità, e poi lo sponsor più intransigente di un folle incremento della spesa militare.
Resta memorabili la reazione di Rutte alle parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti in occasione del vertice Nato tenutosi all’Aja nel giugno del 2025. Trump definì il conflitto tra Iran e Israele una «lite tra ragazzi nel cortile di scuola» e Rutte non seppe fare di meglio che sganasciarsi dalle risate e affermare: «paparino a volte deve usare toni forti». Lo ha chiamato paparino: come le partecipanti alle celeberrime cene eleganti di Arcore chiamavano Berlusconi…
Ma non è tutto. Poco prima il Segretario generale della Nato aveva scritto un messaggio privato a Trump, complimentandosi per il bombardamento dei siti nucleari iraniani: «congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria e nessun altro avrebbe osato farlo. Ora siamo tutti più al sicuro». E soprattutto aveva espresso la sua ammirazione per essere riuscito a imporre un deciso aumento delle spese militari ai membri dell’Alleanza atlantica: «ci hai portati a un momento davvero, davvero importante per l’America, per l’Europa e per il mondo. Riuscirai in qualcosa che nessun presidente americano è riuscito a ottenere in decenni. L’Europa pagherà in grande misura, come è giusto che sia, e sarà una tua vittoria». Fantozzi non avrebbe saputo fare di meglio.
Il bello è che di questo uso della lingua siamo venuti a conoscenza solo perché l’adulato ha voluto ridicolizzare l’adulatore rendendo pubblico il suo messaggio. Come abbiamo detto, però, Rutte non l’ha presa male. Probabilmente si è anzi sentito appagato per l’eco inaspettato che ha avuto il suo abuso del muscolo di cui sopra.
Anche la recente uscita di Rutte sul massiccio impiego delle basi italiane per condurre la guerra in Iran è stata motivata dalla volontà di compiacere Trump. Non ha svelato nulla che non si sapesse, ma dal punto di vista diplomatico è stato un colpo basso: ha messo la maggioranza in imbarazzo con l’opposizione. Ovviamente non è successo nulla: questa opposizione non ha una politica estera e di difesa davvero alternativa a quella della maggioranza.
Eppure i tempi sarebbero maturi per cambiamenti radicali. Gli Stati Uniti vogliono smontare l’Alleanza atlantica, e accettano di non farlo solo se l’Europa decide di dirottare i soldi spesi per lo Stato sociale, oramai davvero pochi, verso il massiccio acquisto di armi prodotte oltreoceano. La cosa più normale del mondo sarebbe l’apertura di un dialogo serio su chi siano i reali nemici dell’Europa e su come fronteggiare la loro ostilità. E invece si persevera con politiche che costituiscono l’ennesimo riscontro di come l’Unione europea sia un progetto atlantista: nato sulla scia del Piano Marshall per serrare le fila dell’occidente capitalista nello scontro con il socialismo, e divenuto dopo la caduta del Muro di Berlino il cavallo di troia per l’espansone della Nato verso est.
Tutto questo sullo sfondo della litania ben sintetizzata guarda caso proprio da Rutte, che nel febbraio 2026 si è rivolto al Parlamento europeo trasmettendo queste sue granitiche certezze: il Vecchio continente si può difendere solo con gli Stati Uniti, senza i quali si «perderebbe il garante ultimo della nostra libertà, ovvero l’ombrello nucleare».
Parole ovviamente ribadite in occasione del vertice Nato di Ankara appena concluso, dove l’Europa ha confermato l’intenzione di incrementare la spesa militare e di farlo comperando armi made in Usa. Con l’occasione e con piglio fantozziano Rutte ha sottolineato che questo porterà 200mila nuovi posto di lavoro… negli Stati Uniti. E ovviamente ha colto l’occasione per benedire la ripresa della guerra contro l’Iran, affermando che i bombardamenti statunitensi sono «assolutamente necessari». A dimostrazione che la lingua batte dove il dente duole: che l’adulazione di Trump è la fissazione di Rutte e che nessuna umiliazione lo fermerà.
Peraltro, almeno questa volta, Trump non l’ha umiliato. Gli ha anzi dedicato i tre o quattro aggettivi che conosce per descrivere i suoi adulatori preferiti: ha detto che Rutte è straordinario, molto intelligente e un grande leader. Se lo dice lui…
Fantastic, abbiamo un recinto, un pastore e le pecore chee, amano pastore e recinto. Immancabile il lupo, ma ricordatevi, il lupo sarà anche pericoloso, ma è il pastore che conduce il gregge al mattatoio.
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Suggestiva metafora ma in questo momento di transizione occorre identificare meglio i protagonisti.
Chiari i ruoli degli Stati Europei (pecore) e URSS/Russia (il lupo cattivo) il padrone/pastore stanco di puzzare cerca un pastore suo dipendente/prestanome e cani da guardia ancora fedeli a lui che facciano finta che di avviare l’autogestione del gregge.
E i servi fedeli al padrone occulto sono stati formati negli anni, anche nella cooperativa agricola che insiste sugli stessi terreni UE).
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“Ovviamente non è successo nulla: questa opposizione non ha una politica estera e di difesa davvero alternativa a quella della maggioranza”
Drammaticamente vero, da fare piegare le ginocchia per la disperazione.
Vanno a farsi vedere in giro per manifestare unità, anche se non si è capito bene su cosa, vista la totale assenza di discussione riguardante tutti i temi caldi. Hanno già deciso che su ogni capitolo le eventuali “diversità” non rappresentano un ostacolo?
Ma bravi!
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