(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Inaugurando un luogo a lui ostile, una biblioteca, Donald Trump ha pronunciato queste solenni e lucide parole: «Vedo i miei due bellissimi figli seduti in prima fila e penso che darò un premio a me stesso e un altro a loro: faremo una cosa a tre… Va bene? Darò loro la medaglia d’onore del Congresso per il loro genio nella caccia. Io invece me ne assegnerò una per avere affrontato la Russia… la Russia… la Russia o qualcosa del genere». In una frase sola è riuscito a vantarsi del suo familismo, a costruire un doppio senso a sfondo erotico che coinvolge i suoi figli e a congratularsi con sé stesso per la coraggiosa campagna contro Putin «o qualcosa del genere», cioè contro l’unico potente della Terra, oltre a Xi Jinping, davanti al quale si è sempre sdraiato con e come un tappeto rosso, anzi arancione.

A questo punto, più che un analista politico servirebbe uno psicanalista, e anche bravo. O forse l’omaccione di Stato sta compiendo un esperimento. Ormai nessuno gli dà più retta, a parte Rutte (e la considero un’aggravante). Dagli ayatollah ai giudici della Corte Suprema, viene preso sistematicamente a ceffoni da tutti, qualunque cosa faccia. Non potendo dunque fare più nulla, si sta divertendo a dire di tutto, soprattutto l’indicibile, in ossequio alla massima del suo intellettuale di riferimento, l’Uomo Ragno, che lui ovviamente ha ribaltato: «Da un grande potere deriva una grande irresponsabilità». O qualcosa del genere.