Contatti Tajani-Rubio, contrordine sul 4 luglio: il governo ci sarà. Ma frena sulla missione a Hormuz. La preoccupazione del Colle

(di Lorenzo De Cicco – repubblica.it) – ROMA – E adesso? Rientrata a Roma dalla trasferta brussellese, Giorgia Meloni pesa gli effetti del secondo, sempre più tumultuoso e ispido, senza precedenti, botta e risposta con Donald Trump. Su un piatto della bilancia, c’è un aspetto che più di un ministro della sua cerchia non nasconde, accarezzando il concetto: la «polarizzazione» con The Donald può fare comodo sul piano del consenso interno. Non è certo la vicinanza al tycoon, in questa fase, ad aiutare nei sondaggi, mentre il contrario funziona, eccome. «Vannacci chi? Da due giorni non si parla più di lui», è un esempio tra i tanti citati riservatamente.
Sull’altro piatto, che però è quello più pesante, ci sono i rapporti con il principale alleato del Paese, gli interscambi commerciali da oltre 100 miliardi di euro, che alle imprese interessano di sicuro, Confindustria in primis, i 20 milioni di italo-americani, le basi Nato e Usa strategiche anche per la difesa aerea, che senza il sostegno di Washington rimarrebbe sguarnita, in assenza di investimenti portentosi, come ripete da tempo il ministro Guido Crosetto. Incrinare sul serio, definitivamente, un asse bilaterale ultradecennale avrebbe conseguenze ben più pesanti di uno scambio di cinguettii social avvelenati.
Considerazioni che a palazzo Chigi vengono tenute in conto, al netto di quelle che vengono definite «linee rosse», che il presidente americano avrebbe oltrepassato, cioè il rispetto che si deve all’Italia e a chi la rappresenta al massimo vertice dell’esecutivo. Dunque? Non è un caso se nella cerchia di Meloni, a sera, battono su un passaggio della risposta social a Trump. Non certo quello più “a effetto”. È la parte in cui la premier dice: «Non tornerò più sull’argomento». Ai ministri e i big di FdI con cui si consulta arriva dunque l’ordine di scuderia: ora basta polemiche, non si può continuare così, bisogna anzi cercare di risolvere. Si è reagito a dichiarazioni offensive e «senza senso», ma la posta in palio è troppo importante per consumare fino in fondo quella che Paolo Zampolli, inviato speciale di Trump in Italia, definisce già una vera «rottura».
Non si può arrivare, invece, alla «cesura delle relazioni diplomatiche». Anche il Colle segue l’evoluzione di questo intricato tetris. Il presidente Sergio Mattarella, l’altro ieri, dopo la prima intemerata di Trump, ha telefonato alla premier per esprimerle una doverosa solidarietà. C’è preoccupazione al Quirinale in generale a non rompere con l’America. Una posizione che anche a Palazzo Chigi conoscono bene.
L’esempio più lampante di questo cambio d’approccio sotterraneo, molto diverso dai toni social della premier, riguarda il ricevimento per il 4 luglio, festa nazionale degli Stati Uniti. Come ogni anno, il 2 sarà ospitato a Roma nella sede dell’ambasciata Usa, Villa Taverna. L’altro ieri, dopo le prime randellate di Trump, un po’ tutti i ministri (tranne Crosetto) nelle chat interne sostenevano che no, questa volta non avrebbe avuto alcun senso presentarsi. Pure nelle discussioni di FdI si faceva lo stesso ragionamento. Ora da palazzo Chigi arriva una lettura molto diversa: a Villa Taverna i rappresentanti del governo ci saranno. Tutti? Qualche defezione è ammessa, ma a titolo personale, non in nome dell’esecutivo. Ieri Antonio Tajani, dopo un consulto con Meloni, ha sentito al telefono il segretario di Stato Usa, Marco Rubio. A Villa Taverna ci sarà. E si vedrà come il segnale sarà accolto dall’altro lato dell’Oceano. Anche perché pochi giorni dopo, il 7 e 8 luglio, è in programma il summit della Nato, ad Ankara. Meloni rivedrà Trump. L’appuntamento forse più difficile. Oltre il ruvidissimo battibecco social, si manda insomma qualche segnale in sordina. «Ma chissà come saranno accolti».
Sul piano pratico, dopo l’annullamento della missione di Tajani a Miami, il governo sta frenando intanto sul voto in Parlamento per la missione ad Hormuz. Nessuna smania di fare presto. Fonti autorevoli di governo raccontano che si stava lavorando per far votare la missione dei cacciamine i primi di luglio. Ma da palazzo Chigi è arrivata l’indicazione di rallentare. «Aspettiamo». Un po’ per l’instabilità della regione, vedi le mosse di Israele, nonostante l’accordo. Ma anche perché prima di dare questo input agli Usa è bene capire come e se il quadro potrà minimamente ricomporsi.
il due luglio…..???? sento gia’ arrivare piano…piano e sottovoce, al momento, un…..”obbediremo”….!!!!!! belin….poi mal che vada una visita dall’ otorino l’ avevo gia’ prenotata…..
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Le ritorsioni più temibili sono quelle personali ,vedi Sanchez.
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Voglio vedere se Gigiorgia avrà il coraggio di presentarsi al prossimo vertice NATO ad Ankara.
Voglio proprio vederla.
Prego intensamente che Trump la distrugga davanti a tutti, magari tirando fuori qualche scheletro dall’armadio, facendola scappare in lacrime.
La poveretta susciterebbe empatia negli italioti che per questo la voterebbero? Chi se ne frega.
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E come fanno a rinunciare alla magnata a villa Taverna,l.Chi l’ ha promesso alla moglie,chi all’ amante ,chi alla suocera al suocero e compagnia cantante.Alla fine ce vanno ce vanno tutti🤔
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