(di Massimo Gramellini – corriere.it) – È di nuovo saltata fuori la storia che, durante i suoi bagni di folla, Putin incontra sempre le stesse persone fingendo che siano degli sconosciuti. Si tratta di un cast fisso di funzionari statali che sembrano usciti dalla penna di Gogol. La mia preferita è la direttrice di un’importante fiera dell’est che ogni due anni si trasforma in commessa di gelateria per preparare un cono a Putin con l’emozione della neofita. Un’altra figurante cambia addirittura ruolo: una volta è la madre addolorata che chiede al leader di vendicare il figlio soldato morto in guerra e la volta dopo è la marinaia che fa da fondale sorridente a un selfie di Putin su una nave militare. Il campionario dei travestimenti è vastissimo: poliziotti, contadini, operai che abbordano casualmente l’uomo più inavvicinabile del pianeta per porgergli domande spontanee sul costo degli alimentari o sull’ammontare della pensione di invalidità, a cui lui altrettanto spontaneamente risponde sciorinando cifre al centesimo.

Queste comparsate organizzate sembrano ignorare che la tecnologia è ormai in grado non soltanto di smascherarle, ma di sostituirle: Trump ha appena inondato i social di foto del Monte Rushmore in cui accosta il suo profilo a quelli di Lincoln e Washington, e di proclami in cui paragona la sua popolarità a quella di Elvis Presley. Insomma, lui e Putin passano il loro tempo a manipolare la realtà, convinti di prenderci tutti per fessi. Non vorrei solo che avessero ragione.