È scaduto alle 13 il termine di presentazione degli emendamenti. Arriva la proposta di modifica firmata, oltre che dal partito di Meloni, anche da Noi Moderati e Udc. Il M5s ne presenta un altro sulle preferenze che, tra le altre cose, abolisce l’indicazione del presidente del Consiglio

(lespresso.it) – È scaduto alle 13 il termine di presentazione degli emendamenti sulla legge elettorale alla Camera. E, come preannunciato, Lega e Forza Italia non hanno firmato la proposta – avanzata invece da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc – sulle preferenze, il principale nodo politico che separa ancora i partiti della maggioranza. Dopo giorni di discussioni, bracci di ferro e incontri tra sherpa, alla fine l’emendamento è diventato un compromesso soft. Ma cosa prevede?

I capilista risultano ancora bloccati ma poi si possono esprimere fino a un massimo di tre preferenze su una lista complessiva di sette nomi, con alternanza di genere (il primo dopo il capolista bloccato può essere però dello stesso genere del capolista). È previsto poi un massimo di cinque pluricandidature: l’emendamento di FdI, Nm e Udc afferma che “il deputato eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista e in altra posizione è proclamato nel collegio nel quale è eletto in posizione di capolista. Se eletto in più collegi plurinominali in posizione di capolista, è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale di collegio plurinominale, determinata ai sensi dell’articolo 77, comma 1, lettera e)”.

Lega e Forza Italia si sono prese altro tempo per decidere il da farsi su un punto – le preferenze, appunto – su cui evidentemente non c’è accordo. Ma, assicurano, non faranno mancare il proprio supporto quando il testo arriverà in Aula. Ottimista il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, secondo cui il centrodestra “saprà trovare la sintesi migliore e arrivare in Parlamento domani compatto, presentando una legge elettorale che riavvicini i cittadini al voto. Vogliamo una legge elettorale, ci stiamo lavorando, che dia stabilità e rappresentanza – aggiunge a margine di una conferenza stampa -. Stabilità, dicendo il giorno dopo le elezioni chi ha vinto e deve governare. Rappresentanza, ritornando a dare la possibilità ai cittadini di scegliere direttamente il loro deputato, senatore”.

È il Movimento 5 stelle, invece, ad aver presentato un emendamento meno soft per le preferenze. Si tratta, spiegano fonti pentastellate citate dall’Ansa, “davanti alle forzature del centrodestra che prova a truffare gli italiani con i capolista bloccati”. Nel testo è prevista la possibilità di esprimere una o due preferenze con vincolo di genere. Tra i punti salienti della proposta del M5s, c’è la soppressione del listone: per l’attribuzione dei 70 seggi alla Camera e dei 35 al Senato relativi al premio di governabilità si propone di sopprimere il listone bloccato a livello nazionale e di ricorrere alle liste presentate nei collegi plurinominali, assegnando i seggi secondo le cifre individuali conseguite dai candidati nelle liste, in ordine decrescente, sulla base delle preferenze espresse dagli elettori. C’è anche la riduzione del premio di governabilità: dai 70 seggi per la Camera e 35 per il Senato previsti dal testo della maggioranza, a 50 e 25. Infine, la soppressione dell’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio.

Un emendamento il centrodestra unitario l’ha presentato. E mira a ridurre le circoscrizioni Estero, che diventerebbero due per la Camera e una per il Senato. Attualmente le circoscrizioni sono: Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.