
(dagospia.com) – Giacciono centinaia di cause di ricorso contro gli esiti, pilotati, dei concorsi universitari, poiché l’Italia è l’unico Paese dove prima si sceglie il candidato, poi si ritaglia il concorso.
I professori già cooptati si credono furbi (perché senza controlli) e fanno bene visto che il Governo viene pure in loro soccorso cancellando l’Abilitazione Scientifica Nazionale – che almeno dava una incompiuta parvenza di merito, sebbene con tendenza a todos caballeros – per reintrodurre i concorsi su scala locale.
E’ il ritorno al baronismo (mai scomparso) più medioevale: se tu, figlio di famiglia benestante, sarai servizievole (magari in tutto) e devoto a me per dieci-quindici anni io e i miei amici poi ti faremo un concorsino per ricercatore (io metto a posto il servo del mio amico e lui il mio) e via salendo. Qualche descrizione simile si ritrova nei libri di Roberto Saviano sulle iniziazioni camorristiche.
Il 36% dei docenti che insegnano nelle università sono a contratto, una specie di paria, una vergogna nazionale: personale anche altamente qualificato in titoli, pubblicazioni e professionalità completamente precarizzato e sottopagato.
La Cgil non riesce ad opporsi per via di una sentenza (molto ingiusta) della Cassazione di qualche anno fa. Alcuni sono chiamati perché molto più qualificati dei docenti stessi che li chiamano, altri perché eccellenti professionisti, altri sono solo “intermediari” con funzione neanche troppo nascosta di portare in aula a far lezione personaggi famosi e attira-studenti allocchi.
C’è chi fa il docente precario o a contratto un anno e poi, ovviamente, saluta a gambe levate. Ma c’è anche chi lo vive con passione: mal gliene incolse! Pare che il Politecnico di Milano sia arrivato a tenerne uno per una trentina d’anni a circa mille euro all’anno quando i limiti di legge erano massimo due e, poi, massimo cinque anni.
No, non ci stiamo sbagliando: mille euro non a conferenza, non al mese, ma all’anno, meno dei raccoglitori di pomodori. Per fare tutto: lezioni, esami, commissioni… ci manca solo la pulizia dei gabinetti.
La giustizia italiana dorme, ma, forse, verrà in soccorso ad essi (molti insegnano da oltre un decennio) la Corte di Giustizia europea.
E per fortuna che le università sono i luoghi, per Costituzione, dove si dovrebbero “sanare le diseguaglianze” anziché crearle. E, come scrive Tomaso Montanari sul “Fatto quotidiano” di oggi, come sani queste distanze?
A partire dalla rimozione degli ostacoli e dal merito, sia per docenti che per studenti, oppure conferendo la laurea honoris causa a un ereditiero trentunenne come Leonardo Maria del Vecchio, alla presenza di due ministri, come è successo la scorsa settimana all’Università romana di Tor Vergata?
Ne segue una domanda: ma le università italiane sono luoghi dove ancora si studia oppure luoghi dove si raccattano ricchi imprenditori o si attraggono ricchi studenti stranieri asiatici e di altrove per far numero e denaro?
Ecco a cosa servono le lezioni in inglese (contro il parere della Crusca), la lingua più colonialista del mondo: per portare soldi stranieri tramite studenti. Per questo le nostre università fanno esami a migliaia di cinesi che tanto poi se ne vanno e frega niente a nessuno, né se sanno né se non sanno un tubo.
E poi c’è l’Erasmus, tanto divertente per gli studenti (anche per accoppiarsi) e utile per creare cittadini europei quando inutilissimo per lo studio: lo sanno tutti che lo studente Erasmus lo si fa passare perché tanto, poi se ne torna nella sua università.
E per fortuna che poi fioccano statistiche del tipo: il 99% dei nostri laureati trova lavoro entro l’anno. Un giovane ingegnere del Politecnico (stanco di cercare e/o per passione) ha aperto una birreria in Portogallo: è conteggiato tra i 99%? E’ un cervello in fuga?
Ci sono università dove si predica la “Libreria zero”, ovvero si sollecita a mettere il materiale di studio solo sul sito del docente e non dare libri che causano deforestazione. Avete capito? Zero libri. Poi, per forza si dice che i giovani non leggono: gli chiedono di non leggere i libri!
Ma la cosa che più ci piacerebbe sapere è dove vanno a finire i laureati in Scienze della Comunicazione ora che i giornali stanno chiudendo e i new media pagano 10/20 euro ad articolo, di nuovo come i raccoglitori di pomodori: cosa comunicano?
E per fortuna che oggi c’è il Governo della meritocrazia e dell’underdog: cosa sarebbe successo, ci chiediamo, se, anziché underdog, il Primo ministro fosse stato un grande “barone” come Mario Monti, oppure un vero conte (come Gentiloni)?



L’eliminazione dell’ASN, un obbrobrio che non esiste in nessun altro Paese al mondo, è una delle poche cose buone di questa riforma. Come scrive il sito ROARS, l’unica consolazione di questa riforma è che il centrosinistra ne avrebbe fatta una ancora peggiore:
https://www.roars.it/de-profundis-asn/
"Mi piace""Mi piace"