Gli oltre 400 membri della missione, intercettati in acque internazionali, sono sbarcati questa mattina al porto di Ashdod. Ben-Gvir pubblica un video e scrive: “È così che accogliamo i sostenitori del terrorismo”. Ci sono anche 29 italiani

(Lorenzo Stasi – lespresso.it) – Mani legate dietro la schiena. Testa fissa contro il pavimento. E poi spintoni, strattonate. Dagli altoparlanti risuona l’inno nazionale. Qualche attivista prova a gridare “Free Palestine”. Israele “accoglie” gli oltre quattrocento membri della Flotilla sequestrati in acque internazionali e sbarcati questa mattina al porto di Ashdod. Il video è stato pubblicato dal ministro della Sicurezza nazionale, l’estremista Itamar Ben-Gvir, accompagnato da una scritta eloquente: “È così che accogliamo i sostenitori del terrorismo”.

“Dopo un primo momento in cui le informazioni riguardanti la posizione, lo status giuridico e il benessere fisico delle persone a bordo sono state fortemente limitate, agli avvocati dello staff di Adalah, insieme a un team di avvocati volontari, è stato concesso l’accesso al porto di Ashdod per condurre consultazioni legali – hanno detto i legali -. Intercettazione, trasferimento forzato in Israele e rifiuto di garantire un passaggio sicuro a una missione che trasporta aiuti umanitari sono una grave violazione del diritto internazionale”.

In ottantasette hanno iniziato lo sciopero della fame per denunciare il “rapimento in acque internazionali” e chiedere il rilascio di tutti quanti, esortando i governi a condannare l’azione come un “atto di pirateria”. A tutti dovrebbe essere applicata la procedura accelerata, con la liberazione e l’espulsione in 24 ore, prevista da un provvedimento approvato dalla Knesset lo scorso marzo. Ma c’è il rischio che per qualcuno le contestazioni siano più pesanti e per questo possano rimanere in cella in Israele per molto tempo. Non c’è solo il precedente di Thiago Avila e Saif Abukeshek a preoccupare, ma anche la presenza di molti “recidivi”. In più, sono diversi gli attivisti con passaporti di Stati ritenuti ostili da Israele. Per chiedere la liberazione degli italiani si è attivato il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, che nella notte ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo israeliano Gideon Saar.