Pensate se questa sera il TG1, il TG2, il TG5 e il TG de La7 aprissero tutti insieme con queste confessioni.

(Alessandro Di Battista) – 29 ottobre del 1956, villaggio di Kafr Qasim, Palestina. Quel giorno uomini del MAGAV, un corpo militare di gendarmeria della Polizia Israeliana, entrarono nel villaggio palestinese di Kafr Qasim e uccisero a bruciapelo 49 civili palestinesi totalmente disarmati, tra i quali un neonato di appena pochi giorni. Il plotone guidato dal tenente Gabriele Dahan in pochi minuti uccise 19 uomini, 6 donne, 10 ragazzi, 6 ragazze, 8 bambini e, come detto, un neonato. La scusa è che non avessero rispettato il coprifuoco imposto a tutti i villaggi palestinesi durante la crisi di Suez. Balle. Uccidevano per il gusto di uccidere. Come i nazisti. Ad ammetterlo è stato uno degli assassini, il soldato israeliano Shalom Ofer che, mosso dalla propria coscienza, ammise tutto: “Ci siamo comportati come tedeschi, automaticamente, senza pensare”. Come tedeschi intendeva come nazisti.

Sono passati 70 anni da allora ma non è cambiato nulla per i civili palestinesi. Anzi la situazione è dannatamente peggiorata. Allora in Palestina c’erano palestinesi armati che potevano provare a difendersi. Oggi i palestinesi armati non ci sono praticamente più. Non solo. Oggi le tecnologie in mano ai terroristi israeliani sono infinitamente più sofisticate di quelle utilizzate nel 1956. I massacri si possono fare a distanza, teleguidando droni che inseguono civili.

Ma i massacri si possono anche fare come avveniva allora, nel 1956. Si può sparare a bruciapelo sui civili, torturarli, sputare sui cadaveri o essere costretti dai superiori a vilipendere i corpi straziati dei trucidati palestinesi in caso di pentimento.

È quel che racconta del resto l’ultima inchiesta di Haaretz, giornale israeliano, che ha pubblicato le confessioni di alcuni riservisti israeliani che hanno operato a Gaza, in particolare a Khan Yunis. Sono confessioni sconvolgenti.

“Mi sentivo un mostro” ha detto ad Haaretz un soldato dell’IDF. “Alcuni di loro hanno ucciso civili a Gaza; altri hanno solo assistito, o sono stati testimoni di abusi e insabbiamenti in nome della vendetta. Ora stanno cercando di affrontare qualcosa di un po’ diverso dal semplice disturbo da stress post-traumatico” c’è scritto nell’inchiesta.

E ancora: “Abbiamo ucciso ragazzini, bambini e anziani disarmati. Al primo cenno di rimorso i comandanti ci spingevano a sputare sui cadaveri”.

E ancora: “Stavo usando un drone sopra i cieli di Salah al-Din Road, l’autostrada principale di Gaza. Un plotone ha notato delle figure ‘sospette’. Ho iniziato a sparare come un pazzo, come ti insegnano nelle esercitazioni durante l’addestramento di base. Mi sono avvicinato ai corpi caduti. Un vecchio e tre bambini, di dieci o dodici anni al massimo. I loro corpi erano colmi di proiettili; i loro organi interni si stavano riversando fuori”.

Il testimone racconta di aver avuto un momento di rimorso nel vedere i corpi di bambini dilaniati dai proiettili sparati dal drone israeliano. Ma in quel momento, in un momento di “debolezza”, di rimorso, di consapevolezza forse, il comandante dell’unità li ha spronati a sputare sui cadaveri. Lui stesso ha sputato sui cadaveri dei bambini dicendo questa frase: “questo accade a chi si mette contro Israele”.

E ancora: “Ci venivano incontro con le braccia alzate, vestiti di stracci, visibilmente disarmati. E ogni volta che questo accadeva avevamo l’ordine di sparare. Ci avvicinavamo ai corpi senza vita di ragazzini, donne e anziani senza provare eccessivo rimorso. Se uno di noi mostrava segni di titubanza o di disaccordo, il comandante dell’unità ci mostrava quel che andava fatto scalciando i cadaveri o sputando loro addosso” racconta un altro riservista.

Pensate adesso ai film sui nazisti, sulla Shoah, sui campi di concentramento, sul Ghetto di Varsavia. Pensate alle scene dei soldati della Wehrmacht che sparavano agli ebrei disarmati, poveri, magri, con le braccia alzate. I sionisti hanno fatto le stesse identiche cose, anzi hanno fatto peggio perché hanno utilizzato i droni che, essendo guidati a distanza, ti permettono un distacco mentale che favorisce gli eccidi.

Maya, una studentessa di filosofia all’Università di Tel Aviv che ha prestato servizio come riservista a Gaza, ha detto: “Un giorno, i soldati di guardia hanno notato cinque palestinesi che attraversavano una linea invalicabile, diretti verso il nord di Gaza. Allora il comandante del battaglione ha dato l’ordine di sparare, anche se non erano stati confermati come potenziali minacce. Un carro armato ha iniziato a scaricare su di loro centinaia di proiettili. Quattro dei cinque palestinesi sono morti. Poco dopo un bulldozer ha seppellito i corpi sotto la sabbia, perché non venissero mangiati dai cani e non diffondessero malattie”.

Adesso pensate se questa sera il TG1, il TG2, il TG5 e il TG de La7 aprissero tutti insieme con queste confessioni. Forse la Meloni sarebbe costretta a imporre sanzioni a chi ha fatto questo (e continua a fare questo) a decine di migliaia di civili. Per questo probabilmente gran parte dei media si voltano dall’altra parte.