(di Marcello Veneziani) – Silvia Salis è una creatura divina che sembra discesa dal cielo a miracol mostrare. Nelle sue apparizioni in video e tra gli umani rifulge tutto il suo biondo splendore e abbaglia gli astanti. Mi ricorda un detto popolare delle mie parti, a proposito di una favolosa Maria Stella, che era forse la traduzione volgare di Stella Maris: Maristella Maristella, affacciati dal balcone, supplicavano i marinai che passavano in barca sotto casa sua ma poi le chiedevano di tornare nelle sue stanze perché “è tanto lo splendore che la barca non può andare avanti”. Salve o regina della bonaccia miracolosa. Di esser bella è bella, la rea Silvia, la madonna genovese, ma guai a dirlo perché il giudizio estetico delle figure femminili e la confessione di essere attratti dalla sua bellezza, configurano ormai reato di sessismo, sono considerati oltraggio, offesa e un residuo d’inferno maschilista. Eppure, a vederla, verrebbe voglia di dichiararsi suo sostenitore, follower e devoto, e per compiacerla di tifare Sampdoria e sperare perfino di essere colpiti se lancia il martello. Ma a vederla con occhio critico e soprattutto a sentirla parlare, appare quasi una bellezza prodotta dall’Intelligenza artificiale. La sua voce che per taluni magari ha un tono e un timbro particolarmente seduttivo e afrodisiaco, stride col suo viso delicato, ha quasi un’impronta metallica, androgina, quasi trans (e so di farle in complimento), ermafrodita. Ciò conferma la sua origine extraterrestre o la sua provenienza da un’App dell’Intelligenza Artificiale. Anche le cose che dice sembrano a volte da repertorio l’AIexa o IA, non vanno oltre un certo perimetro di frasi woke, programmate e scontate.

Silvia Salis politicamente è nata dal nulla, un 17 febbraio dello scorso anno. Da sportiva si trovò improvvisamente candidata a Sindaco di Genova e subito eletta. E da Sindaco di Genova si trova ora proiettata come possibile Presidente del Consiglio dalla coalizione del centro-sinistra; la madonna del Campo Largo, che offusca col suo splendore Elly Schlein e ogni altro pretendente al trono. Lo sponsor della sua fulminante carriera per imprecisati meriti e appeal iconico, è Matteo Renzi, e da quel punto di vista lui ci vede lungo, è una macchina da guerra, inventa dal nulla governi e presidenti, o li distrugge con una capacità unica che gli va riconosciuta. Si può dire che Renzi sia il suo Pigmalione: secondo il mito greco, Pigmalione che per taluni era re di Cipro e per altri uno scultore, si sarebbe innamorato di una statua della dea Afrodite conservata dai cretesi o scolpita da lui stesso. (Renzi ha precedenti, fu Pigmalione anche di Maria Elena Boschi).

A onor del vero, Silvia Salis non è un caso unico: se consideriamo i leader attuali del centro-sinistra, se mettiamo insieme i tre potenziali contendenti del trono di Giorgia Meloni, abbiamo l’esatta percezione di trovarci di fronte all’invasione degli alieni, o per citare Benedetto Croce, la calata degli Hyksos. Se ci pensate, Giuseppe Conte è un caso senza precedenti nella storia della politica italiana e forse mondiale: iniziò a fare politica da presidente del consiglio, eletto così da un giorno all’altro, i latini direbbero ex-nihilo o ex-abrupto, cioè dal nulla e all’improvviso, senza aver mai fatto un giorno di politica prima. Anche se ora sembra assai più scafato di molti politici di lungo corso. Ed Elly Schlein ebbe una carriera rapidissima dal nulla alla leadership del partito più “strutturato” del Paese, il Pd venuto dal Pci più altre frattaglie. I due, insieme a Silvia Salis, non nascono dalla militanza, dalle sezioni di partito, dall’aver mangiato pane e politica, come la loro concorrente, la pop Giorgia. E tutti e tre hanno goduto (e alcuni anche patito) del Pigmalione Renzi, che ebbe anche lui, a sua volta, una folgorante carriera e diventò leader in pectore del Pd e del governo prima ancora di misurarsi con le urne e la realtà; ma era indubbiamente animale politico nato ed era stato sindaco di Firenze. I tre alieni non hanno fatto carriera di partito, scalando tappa dopo tappa, ma si iscrissero direttamente a capo di movimenti e coalizioni, partiti o governi; ebbero un’investitura dall’alto per l’alto, salvo nel mezzo un passaggio nelle urne. Stiamo dunque al tempo dell’invasione degli alieni nella politica italiana.

La stampa fa già la Ola intorno a loro, molti annunciano con esultanza che c’è già il sorpasso dei Marziani Associati sul partito meloniano e la sua coalizione. In realtà, se la Meloni rischia sul serio il suo futuro non lo deve a loro ma a qualche autogol in casa sua e a un altro alieno disceso da poco in politica: il generale Vannacci. Quel 4 per cento previsto è una spina nel fianco del centro-destra e rischia di crescere nel campo dei delusi del governo Meloni, fino a determinare la sua sconfitta. La volpe Renzi lo ha capito e si è subito fiondato a incontrarlo e a sponsorizzarlo: capisce che può essere lui la chiave per licenziare la Meloni. Per la verità, un’altra navicella si aggira latente e minacciosa nell’etere nostrano: quella degli eredi Berlusconi, Marina e Piersilvio, che sono con la Meloni finché è vincente e governante ma appena s’incrina il suo consenso e vacilla il suo governo, sono pronti a far la giravolta, e già adesso si esercitano con prove tecniche di trasmissione, tra incursioni, invasioni di campo e piccoli terremoti nella loro dependance politica di Forza Italia che considerano la loro magione, o residenza estiva, tipo Villa Certosa. Anche loro, a ben vedere, sono un po’ degli Hyksos rispetto alla politica, reclamano i diritti testamentari e patrimoniali del vecchio Partito-Azienda.

L’invasione degli alieni che si annuncia per i mesi prossimi è l’unica novità della politica dopo un periodo piuttosto stantio. La logica con cui si procede è perfettamente alternata: il governo in carica perde colpi, pezzi e compie passi falsi; e le opposizioni aliene colgono la palla al balzo e fanno manovre di avvicinamento per lo sbarco o l’atterraggio. Un esempio? In questi giorni si assiste a una pantomima grottesca: la destra di governo scarica, attacca e offende quel che convenzionalmente si chiama cultura di destra e la sinistra scopre, esalta e difende la cultura di destra dagli oltraggi del governo di destra. Non si erano mai accorti di loro, non li avevano legittimati come interlocutori, anzi; ma ora sono pronti a incensarli in chiave antimeloniana. Anche perché a destra hanno fatto il contrario: si sono avvalsi di loro per trarre qualche idea e qualche prestigio, ma poi sono stati i primi a tradirli, scaricarli e abbandonarli come zavorra, credendo in questo modo di salvarsi. A destra gli incolti, a sinistra i furbetti, entrambi cinici e opportunisti. Credono da entrambi i versanti di ispirarsi a Machiavelli, in realtà sembrano usciti dal teatro di Pirandello e dai suoi personaggi e maschere.