Inaccettabile escludere la brigata ebraica, ma i vessilli di Israele non avevano diritto di sfilare

Se la Liberazione è davvero di tutti deve essere una festa senza bandiere

(ANNA FOA – lastampa.it) – La giornata del 25 aprile, con i suoi cortei, è stata segnata da numerosi gravi episodi di intolleranza. Si è sparato a due manifestanti che portavano al collo il fazzoletto dell’Anpi, in alcuni casi sono stati contestati, aggrediti e allontanati dal corteo manifestanti che portavano le bandiere ucraine, cioè le bandiere di un Paese aggredito e tuttora in guerra.

Ma i conflitti più significativi hanno toccato soprattutto, più o meno da vicino, la questione dell’antisemitismo. A Milano, al centro delle contestazioni è stato uno spezzone del corteo, con vessilli della Brigata ebraica, ma anche con bandiere di Israele e degli Stati Uniti e con – sembra – una foto di Trump e bandiere del regime iraniano dello Shah. Lo striscione raggruppava militanti della diaspora iraniana, forse ancora illusi che la salvezza possa venire al loro Paese massacrato da Trump. Con loro, le bandiere della Brigata Ebraica e militanti di Sinistra per Israele, anch’essi contestati dalla folla e allontanati dal corteo dalla polizia per evitare incidenti. Per la prima volta, sia pur in tanti anni di tensione, alla parte di corteo che celebrava la Brigata Ebraica è stato precluso di sfilare. Inaccettabile, almeno per quanto riguarda la Brigata Ebraica, che ha tutto il diritto di essere presente nel corteo, dal momento che si è trattato di un battaglione (chiamato anche brigata palestinese ma composto da 5000 ebrei della Palestina mandataria) che era parte dell’esercito britannico e ha combattuto valorosamente in Emilia Romagna nel 1944. I suoi caduti sono sepolti nel cimitero militare di Piangipane.

Altra cosa sono le bandiere israeliane, che non avevano alcun diritto di essere presenti (e del resto era stato concordato che non lo fossero). Non dobbiamo dimenticarci che il primo ministro Netanyahu è, come del resto Putin, colpito da mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità dalle Corti penali internazionali e non sorvola il territorio italiano perché se per un caso vi dovesse atterrare l’Italia dovrebbe, a norma dello Statuto di Roma del 1998, arrestarlo. Altro che bandiere in un corteo!

Non ho visto nelle foto bandiere di Hamas, può anche essere che ci fossero, in quel caso vale lo stesso discorso fatto per Netanyahu. Hamas è giustamente incriminato dal diritto internazionale come lo è il governo israeliano. C’erano, è vero, moltissime bandiere palestinesi, altra cosa da quelle di Hamas, non avrebbero a rigore dovuto esserci, ci sono state da molti anni e oggi più che mai sono il frutto della grande mobilitazione politica ma anche emotiva al genocidio di Gaza.

In questa guerra di bandiere, riprendo la proposta di Edith Bruck: per il prossimo anno solo bandiere italiane. Mi sembra una proposta molto saggia, che potrebbe diminuire la conflittualità fra le varie parti abolendo i simboli che le rappresentano.

Un ultimo problema, il più importante. L’on. Fiano ha riferito di un insulto terribile rivolto a lui direttamente o forse a lui solo raccontato, secondo cui gli ebrei sarebbero «saponette mancate». È un insulto apertamente antisemita, che si riferisce fra l’altro a una pratica probabilmente mai attuata dai nazisti, quella di trarre il sapone dal grasso umano, in questo caso degli ebrei. Sia che a dirlo sia stato uno solo o più, il solo pronunciare questo insulto avvicina chi lo ha fatto ai nazifascisti. Se a farlo è stato qualcuno di quella variegata fascia di estremisti di quella sinistra estrema che possiamo definire «rosso-bruna», questo dimostra solo la vicinanza raggiunta dagli estremismi. In ogni caso, è totalmente inaccettabile e niente può giustificarlo.

Oltre 40 anni fa, in una scuola media romana di cui era preside la moglie del rabbino Toaff, a mio figlio alcuni compagni dicevano «con tuo nonno abbiamo fatto il sapone», il che non era neanche vero perché mio padre era vivo e vegeto. Non ho protestato perché mio figlio, timoroso delle mie reazioni, non me lo ha riferito che molti anni dopo. Ma allora sarebbe stato un fatto considerato unanimemente da condannare. Non facciamo che oggi sia sdoganato nella mente dei più, come tanti altri slogan non necessariamente solo antisemiti, ma razzisti e violenti nei confronti di tutti.