(Dott. Paolo Caruso) – È trascorso un anno da quel 21 aprile 2025, lunedì dell’ Angelo, quando i media di tutto il mondo riportarono l’ annuncio Vaticano della scomparsa di Papa Francesco, il Papa rivoluzionario della rivoluzione di Cristo. Ci aveva appena salutato il giorno precedente, la domenica di Pasqua, impartendo la benedizione Urbi et Orbi estendendo a tutti un messaggio di pace e di speranza. Quella Speranza che aveva riposto nel cammino giubilare del 2025, e quella pace che aveva sempre cercato di riscoprire nell’ animo umano e per la quale si era impegnato alacremente per porre fine al conflitto russo ucraino ( innalzare la bandiera bianca, sic! ) che non era sinonimo di resa come qualcuno miseramente avrebbe voluto farci intendere, e per fermare il genocidio palestinese. Per questo popolo da sempre martoriato rivolgeva quotidianamente le sue preghiere e la sua attenzione di Padre. Dai giornali mainstream del mondo occidentale era stato accusato di essere putiniano solo perché riteneva la NATO responsabile del conflitto russo ucraino, ( era andata ad abbaiare al confine russo, sic! ). La scelta di chiamarsi “Francesco”, con riferimento al Santo, caratterizzò il suo pontificato, infatti volle essere il Servitore degli Ultimi, il difensore degli oppressi, il protettore del creato, richiamando i potenti della Terra al rispetto della casa comune. Colui che dava voce a quelli che non l’ avevano, gli umili, i poveri, i diseredati, i carcerati. Cercò sempre Gesù nei poveri e li incontrò a Lampedusa per la sua luna di miele appena eletto Papa. Li cercò fino ai confini della Terra, egli che dichiarava di essere venuto proprio da lì. Voleva cambiare la Chiesa, e fino all’ultimo pretese dai suoi preti di “non essere clericali”. Ci provò egli stesso. Il mondo medievale da “cesaropapismo” gli era totalmente estraneo. Non cercò mai la gloria. La sua fu “diakonia”, servizio di Cristo che lava i piedi. Egli fino all’ultimo lo fece con i carcerati. Le sue parole sconvolsero, scandalizzando i parrucconi del conservatorismo, terrorizzando i potenti della Terra, e furono spese solo a beneficio dei popoli. Scongiurò i signori della guerra, e in nome della pace predicò per una fratellanza umana che superi ogni divieto, anche religioso. Cristo ha cercato l’uomo e Papa Francesco ci ha creduto. La sua fede fu il più bel dono alla Chiesa e a noi figli di questo secolo. Papa pieno d’amore e vestito di umiltà, resosi pastore di tutti in nome della Umanità che Cristo aveva fatta sua, espletò prepotentemente la sua opera pastorale legata alla Carità e alla Misericordia. La pace invocata costantemente durante il suo pontificato trova continuità e centralità nell’ operare del suo successore, Papa Leone, suscitando le offese scomposte al di là dell’ oceano. Un nervo scoperto per le mire predatorie di Trump e del mondo MAGA.