Silvia Salis: «Per sminuire una donna guardano come si veste. Spoiler: non funziona. Sono madre, cattolica, eterosessuale. Ma il mio modello non è l’unico. Il problema dell’Italia è l’evasione fiscale». In pochi giorni la sindaca di Genova è diventata un personaggio internazionale (e un meme). Mentre il mondo ne parla, e si domanda dove arriverà la sua corsa, a noi racconta tutto: dal salario minimo («che lavoro è quello che non ti permette nemmeno di pagare l’affitto?») a Gaza, dai colleghi della politica al padre che non c’è più

(di Simone Marchetti – vanityfair.it) – Foto di Joseph Cardo – Da Genova al mondo. Di Silvia Salis oggi parlano tutti. All’estero, il quotidiano inglese The Guardian le dedica un ritratto da icona progressista italiana. Qualche settimana prima, l’agenzia di stampa Bloomberg News l’ha soprannominata «Anti-Meloni». E mentre in Italia si dibatte di quanto sia progressista, di centro, di centrosinistra oppure di sinistra (per tacere delle consuete valutazioni sul suo aspetto come unico metro di paragone), un concerto di musica techno in piazza Matteotti a Genova l’ha trasformata in un meme, ovvero nella vera consacrazione planetaria di un personaggio politico.
Abbiamo seguito la sindaca del capoluogo ligure a Milano, in una giornata di lavoro nel suo Municipio e infine per una lunga intervista. Quarant’anni anni, ex atleta (è stata una pluripremiata martellista) e dirigente sportiva italiana, ha un figlio di due anni e un marito, Fausto Brizzi, che è regista, scrittore e sceneggiatore. La scorsa domenica ha corso la mezza maratona nel suo comune dopo aver vinto le elezioni da prima cittadina quasi un anno fa, nel maggio del 2025. Sorride, difficilmente si scompone ed è capace di un entusiasmo e di un’empatia che non si piegano nemmeno di fronte agli attacchi più biechi.
Ecco, partiamo da qui. Dagli attacchi più biechi. La chiamano Barbie. E la attaccano per una foto a piedi nudi prendendosela con il marchio di lusso delle sue scarpe.
«Allora, premesso che non c’è niente di male nel comprarsi, con le proprie risorse, quello che più ci piace, ci tengo a dire che quella è una foto di quattro anni fa scattata nel mio ufficio del Comitato Olimpico e spacciata per recente, realizzata nell’ufficio da sindaca. È la solita storia: per sminuire la persona, soprattutto quando si parla di una donna, non entrano nel merito ma guardano a come si veste e a come appare. Ero abituata a tutto questo e mi sembrava normale quando abbiamo fatto le elezioni amministrative. Infatti mi dicevo: accidenti come sono scarsi, come possono pensare di vincere con questi argomenti? E, sbagliando, immaginavo che su un piano più nazionale la destra usasse altri temi. Invece no, il copione è lo stesso. Ma vi faccio uno spoiler: non funziona. Alle persone non interessa. Ora, io mi rendo conto che a una certa parte della politica possa sembrare incredibile, però è arrivato il momento di capire che puoi essere per la giustizia sociale, per i diritti dei lavoratori, per la riduzione delle disuguaglianze sociali e allo stesso tempo non negarti la libertà di spendere per le tue passioni quello che hai guadagnato onestamente. E se il dossieraggio su di me ha prodotto una foto con un paio di scarpe, che dire: per favore, andiamo avanti».

Lei si è scagliata spesso contro l’utilizzo di un linguaggio volgare, basso e populista. In una trasmissione televisiva, con fermezza e senza ideologia, ha difeso Elly Schlein dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che la definiva una «befana» in un post sui social.
«Entriamo di nuovo nel grande tema di cui parlavo prima. Non si tratta solo di sessismo. Il punto è che se Farfallina35 mi dice che sono una Barbie senza cervello tu pensi: vabbè, i social hanno dato voce a milioni di persone e questo è il risultato. Ma se le persone che ti attaccano nello stesso modo hanno una responsabilità amministrativa o comunque rappresentano la Repubblica ti aspetti un altro approccio. Se sei un sindaco, un senatore, un deputato non mi offendi perché mi chiami Barbie o befana, mi offendi perché rappresenti la Repubblica, perché hai accettato la responsabilità che richiede quel ruolo. E il modo in cui ti rapporti nella società deve cambiare per forza».
Com’è stato, dopo il famoso concerto in piazza Matteotti a Genova, risvegliarsi il giorno seguente e trovarsi trasformata in un meme planetario?
«Incredibile e divertente. Ma, sono sincera, queste cose devono rimanere sullo sfondo. Come per lo scatto delle scarpe, non mi sono scomodata a fare smentite o commenti perché un sindaco che rappresenta un’istituzione ha solo da perderci a infilarsi in questa melma dove tutto è il contrario di tutto e dove i toni sono da tifoseria. Ci vuole distacco. E poi, sa, anche di fronte agli attacchi personali più strumentali, vedo anche persone che non mi conoscono e che chiedono di guardare ai contenuti, non all’aspetto fisico, alle apparenze, alla vita privata. Io, poi, non attaccherei mai un’altra donna su questi elementi. C’è un partito che ha pubblicato recentemente una mia foto in costume da bagno con mio figlio in braccio senza nemmeno oscurargli il volto. C’è un livello oltre il quale non bisognerebbe andare. Infine, per farla breve: gli insulti qualificano chi li fa, non chi li subisce».
In Italia, si discute molto se lei sia di centro, di centrosinistra, di sinistra. Allora, come dice lei, provo a riportare i fatti del suo operato da sindaca in questi primi dieci mesi. Punto per punto, vorrei un suo commento.
«Va bene, sono pronta».
Ha registrato due madri all’anagrafe nonostante i limiti e la propaganda dell’attuale governo.
«Guardi che non è una concessione ma semplicemente qualcosa che una sentenza ha permesso. Non sono stata magnanima, ho permesso un diritto. E poi, questi bambini, queste bambine di coppie omogenitoriali esistono indipendentemente dal fatto che il Comune firmi o no. La firma del Comune permette di dare le tutele a questi bambini e alle loro famiglie. L’ho sempre detto: sono una madre, sono cattolica, sono sposata, sono eterosessuale ma non credo che il mio sia l’unico modello o che sia migliore degli altri. Il Comune è laico, l’amministrazione è laica, il Paese è laico. E lo dico da cattolica».
Altro suo operato: l’obbligo al salario minimo.
«Ma è evidente: gli effetti positivi del salario minimo sono lampanti in Paesi come la Spagna dove è stato applicato. E, sinceramente, chi può ancora discutere su questo? Con la pressione fiscale che c’è. Con la realtà di queste nuove generazioni che saranno le prime che pur lavorando non potranno permettersi una casa. In quest’ottica, ovviamente, il Comune può fare una piccola parte, perché il tema è nazionale. Però l’abbiamo fatta: in tutti gli appalti abbiamo garantito un obbligo a un salario minimo».
Si è espressa apertamente sulla Palestina e sul genocidio a Gaza.
«E ho fatto bene, visto che anche chi non l’ha fatto si è dovuto rimangiare le parole dette. Ma come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità. Ed è un’idiozia pensare che la tua posizione di sindaco o di città non cambi le cose. Genova, poi, è un simbolo, uno dei più grandi porti del Mediterraneo, la sua posizione è rilevante. Pensi anche a tutta la vertenza Ilva sul mondo del lavoro».
A proposito. Lei è scesa in piazza a fianco degli operai dell’ex Ilva.
«Perché mi riconosco nelle loro lotte. Sono le stesse che hanno fatto i miei genitori quando prendevano il treno e andavano a Roma per gli scioperi generali. Quel senso collettivo si è un po’ perso. E, comunque, una città in cui diminuiscono i posti di lavoro qualificati è una città che si sgretola».
Lei ha anche sostenuto la partenza della Flotilla.
«Anche in quel caso: è l’identità culturale di Genova. Un’identità che non è legata ai partiti politici. Quella sera, poi, nelle strade della città c’erano decine di migliaia di persone. Devi tenerne conto. Le ricordo che al recente Referendum il No è stato votato al 64%, il Sì al 36. È tanto. È importante tenere conto della città e del Paese che ti circondano».
Si è battuta anche per l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, altro argomento spinoso per l’attuale governo.
«Guardi, mi spiace che l’altra parte politica si stracci le vesti per cose che andrebbero fatte senza nemmeno troppo clamore. Da politici, abbiamo la responsabilità di essere consapevoli dei cambiamenti nella società. Queste ore di educazione non sono un obbligo ma uno strumento. Io credo che il buon governo di una città o di un Paese debba fornire alle persone gli strumenti per essere visti, compresi e capiti. Poi tu puoi scegliere se usarli o meno quegli strumenti. E, soprattutto, quando governi devi abbandonare la convinzione che il tuo esempio, la tua vita, la tua
impostazione siano le migliori. Perché così non stai facendo un servizio alla collettività».

Vorrei, ora, un suo commento su alcune figure politiche chiave del panorama contemporaneo. Siamo, infatti, nelle mani di potenti che, nel bene o nel male, stanno sconvolgendo l’ordine mondiale. Inizio dal più controverso, Donald Trump.
«Trump sembra una puntata della serie tv distopica Black Mirror. Credo che nessuno di noi potesse contemplare nella sua vita di vedere un presidente degli Stati Uniti di questo genere».
l’operazione SalisScendi continua…
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Un personaggio si costruisce parlandone… spesso… molto spesso e in qualunque occasione.
In questo modo si è costruito il Renzi anti M5s, il cazzaro verde sulle spalle del M5S, il meraviglioso Draghi in combutta con Grillo e il traditore Di Maio per affossare il M5s e ora… constatando che Conte rischia di tornare a fare il PDC si cerca di creare in laboratorio un chiunque che possa contrastarlo.
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In quel settore lo specialista è Floris, ricordo le trasmissioni per mesi e mesi con la polverini sconosciuta al di fuori del raccordo anulare, per non parlare di renzie. Ora è il turno di Salis
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Ti dirò, non ricordo di avergliela vista incensare… Si concentra molto contro Meloni&co.
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non ricordi perchè sei una pischella,
Floris quando era alla Rai e conduceva Ballarò, con il suo stile “paraqualeggiante” fece diventare famosi vari personaggi, invitandoli constantemente fra i quali l’arrivista sPolverini e il venditore di pentole di Rignano, per cui molti elettori teledipendenti abboccarono. C’era una particolarità, la claque in studio, come nelle soap-opera ‘merikane. Mia moglie lo guardava sempre, perchè pensava di informarsi, la poverina se ne accorse dopo che tipo di operazione veniva costruita, ora preferisce altro.
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Siamo ridotti come l’Ucraina: il futuro proconsole viene preannunciato dalle riviste di lifestyle internazionali come già Zelensky e Zaluzny.
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La Salis sarà inarrestabile se il Campo Santo continuerà a nascondere i problemi e i nodi, sperando che ci siano una marea di Gonzi che votano per loro solo perché non vogliono (più) votare Meloni… Semplicemente per il fatto che i Gonzi fra un Conte di seconda mano con parecchi kilometri che oltretutto fa il pesce in barile e una Schlein ebrea per di più di origini ucraine che amoreggia fra la Meloni e la sua armocromista…Semplicemente sceglieranno una che non dice nulla come loro ma che a differenza ha un’immagine vincente, parla ai ricchi ed è pure bella.
Con buona pace degli Scanzi e dei Travaglio e delle fidanzate di Conte.
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Lo scenario che ci si pone davanti è eloquente esso raffigura un Giuseppi con la schiena addossata alla parete e gli occhi atterriti ben attento a non mostrare le terga. Intorno sono raffigurati i rappresentanti di tutto l’ arco politico italiota allupati come non mai che se lo vonno in©hiappetta’.Tutta la scena è avvolta da un mantello nero dai risvolti rossi alla cui sommita’ spunta una testolina draculina dalle sembianze draghiane che rappresenta le solite manine dei poteri forti.Si comincia ad inculcare nella testa degli elettori questa nuova figura chiamata Salis che salverà la nazione dopo il misero fallimento della signora della Garbatella e della sua squadra di incompetenti.Affinche’ tutto cambi perché nulla cambi.🤔
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A me sembra che la tipa abbia detto le cose scontate dette e stradette da tutti i 3 partiti del csx.
E il salario minimo l’ha introdotto anche la nostra Alessandra Todde.
Quindi anche basta vendercela come chissà quale fenomeno.
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