Solo il 7% degli italiani, secondo l’ultimo sondaggio Youtrend per Sky, approva l’operato del presidente americano nel conflitto con l’Iran, persino tra gli elettori di centrodestra il consenso non supera il 15% di giudizi positivi

(di Giovanni Diamanti – repubblica.it) – Le prese di distanza di Giorgia Meloni da Donald Trump non si spiegano solo con la reazione politica e umana agli attacchi rivolti al Papa dal presidente Usa, ma anche con un elemento più oggettivo, a cui la premier guarda con crescente attenzione dal momento della sconfitta referendaria: i numeri.
Solo il 7% degli italiani, secondo l’ultimo sondaggio Youtrend per Sky, approva l’operato di Trump nel conflitto con l’Iran, persino tra gli elettori di centrodestra il consenso non supera il 15% di giudizi positivi, mentre un altro sondaggio Youtrend sulla popolarità dei leader internazionali in Italia, pubblicato a marzo su L’Espresso, assegna al leader Usa un gradimento netto del 14%. Una zavorra difficilmente sostenibile per il centrodestra in un momento storico in cui la politica estera è tornata centrale nelle dinamiche politiche.
Certo, non è con la politica internazionale che si vincono o si perdono le elezioni in questo Paese, eppure i conflitti e le tensioni geopolitiche degli ultimi anni hanno fatto irruzione improvvisa e plateale anche nel contesto più intimo del portafoglio familiare, generando un aumento dei costi e un’impennata dei prezzi di benzina e diesel che il governo ha solo potuto limitare. Non solo: gli scenari di guerra hanno inevitabilmente dominato l’agenda mediatica di questi anni. E se i media si focalizzano sulla politica internazionale, quest’ultima finisce per incidere, anche solo indirettamente, nella costruzione del consenso e negli scenari politici. Ecco, dunque, una delle ragioni della mossa di Giorgia Meloni.
Con le elezioni politiche in vista, presumibilmente nel 2027, la leader del centrodestra deve oggi risolvere diverse questioni aperte per preparare al meglio una campagna elettorale che sarà più dura rispetto alle aspettative iniziali della destra. In un contesto di conflitti globali e prezzi che volano, le risorse per varare interventi economici importanti, che un tempo avremmo definito “elettorali”, scarseggiano, e il governo ha quindi bisogno di affrontare alcuni nodi critici sul piano del consenso. L’alleanza con Trump, che in questo nuovo mandato sembra voler intervenire anche nelle campagne elettorali dei Paesi alleati, è la prima. E la prossima potrebbe coinvolgere Netanyahu, l’impopolarissimo presidente israeliano, che ultimamente ha avuto diverse tensioni con il nostro esecutivo.
Certo, l’operazione presenta anche dei limiti e dei rischi. Se strategicamente coincide con l’abiura di un caposaldo della propria visione geopolitica, ovvero la funzione esercitata nell’ultimo anno e mezzo da Giorgia Meloni di trait d’union tra il governo americano e l’Unione Europea, il problema maggiore è legato al tempismo di questo allontanamento, che può apparire tardivo agli italiani, e chiaramente legato alla sconfitta elettorale. Il giudizio su Trump in questo Paese non è cambiato con l’attacco al Papa, il suo gradimento in Italia è sempre stato molto basso ed è da tempo ai minimi termini. La posizione della presidente del Consiglio è invece cambiata solo ora: un posizionamento corretto strategicamente ma forse intempestivo, difficile da raccontare come autentico.
Saranno mesi di strategie e pre-tattiche, e per la prima volta da decenni la politica estera e i posizionamenti geopolitici entreranno nel dibattito interno sul posizionamento delle coalizioni. Per il centrosinistra, potrebbe essere un vantaggio competitivo inatteso.
mentre la Elena detta Elly si è affrettata a dichiararle solidarietà.
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E’ Trump ad aver allontanato la Meloni e non viceversa….chissà che promesse le doveva aver fatto costei per essere così incazzato….
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