“La pace non è a misura d’uomo. È solo un intermezzo”

Il filosofò Donà: “Guerre e Garlasco: viviamo in un mondo tarato sulla morte”

(estr. di Antonello Caporale – ilfattoquotidiano.it) – […] Massimo Donà, lei ha amato più la tromba o la filosofia?

Da ragazzo valutavo l’idea di trovarmi un lavoro per poter poi permettermi il piacere.

Filosofare era una noiosa fatica e invece fare jazz una imperdibile gioia terrena.

Ho presto scoperto invece di essere fortunato: mi piace da morire sia insegnare che suonare. E infatti mischio parole e musica, accetto di parlare di filosofia e poi di fare jazz. Stessa sala, ritmi e riflessioni apparentemente distanti. So come avvicinarle.

[…]

Quanti concerti all’anno?

Almeno una quarantina, ora dalla tromba sono passato alla chitarra. Prezzi modici Il giusto per un quartetto come il nostro.

Lei è stato un discepolo modello di Emanuele Severino, il grande pensatore.

Si, il maestro.

Ed è stato l’umile fan di Dizzy Gillespie, l’icona del jazz

Ho trascorso con lui una giornata intera. Sbalordito, entusiasta, perennemente memore di tanta fortuna.

Lei è veneziano quanto Massimo Cacciari che l’ha trascinata nella ricerca filosofica.

L’estetica soprattutto

Ecco, l’estetica del mondo attuale, ciò che lo definisce e lo illustra, è la morte. Le guerre sembrano elementi consuetudinari della narrazione serale, quasi come un interminabile format tv. Bombe, distruzioni, morte.

Shakspeare diceva: l’uomo è capace di fare cose che nessun animale farebbe.

L’uomo è senza limite?

Non conosce il senso del limite, e, nel caso ne sia in qualche modo consapevole, ambisce sempre a superarlo. Non ha vincoli, non sente ragioni. L’essere umano non è affatto meglio degli animali che invece si fermano, trovano un punto da non oltrepassare.

Professore, sto pensando a Donald Trump

Si è chiesto se quest’uomo abbia un limite, se mai fermerà la sua aggressività? Beh, mi metterei l’animo in pace: temo che non ha limiti. Intanto ripensiamo a un fatto: la pace non è a misura d’uomo. La pace, nella storia, è un intermezzo più o meno breve di guerre assai spesso lungamente combattute.

[…]

È la guerra ad essere la cifra identitaria della nostra civiltà

Purtroppo sì. Tutti i vincoli che ci siamo dati, le forme di dissuasione, il multilateralismo, l’Onu, sono limiti provvisori, posticci.

Parlava della naturale pulsione dell’uomo.

Esiste una pulsione (Freud le chiamava “pulsioni inconfessabili”) a superare sempre il limite, ad avvicinarci ancor di più all’impossibile. Se infatti andiamo alla radice del nostro pensiero, scopriremo che esso valuta possibile tutto ciò che si sia ritenuto impossibile.

Restando con i piedi piantati nella realtà, sembra davvero che siano sparite le buone notizie, sembra scomparsa la gioia, sviata altrove la felicità. Solo guai o morte.

L’uomo è più attratto da ciò che si configura come indecifrabile. E la morte (che non dominiamo) possiede il primato dell’indecifrabile.

Della morte non sappiamo nulla

Heidegger ci ricordava che l’essere umano vive per la morte. Diciamocelo: la morte è l’unico vero grande mistero per l’uomo, Perciò attrae così tanto.

Poi ci sono le nostre un po’ sordide piccolezze. Una vicenda di cronaca nera, l’assassinio di Chiara Poggi avvenuto anni fa, diviene uno spettacolo continuo in cui la protagonista sparisce. Chiara esiste solo come elemento accessorio, comparativo.

Il caso Garlasco introduce l’enigma, il gusto di vedere se le cose non stiano invece altrimenti rispetto a come vengono proposte. Naturalmente c’è indifferenza per la morte della ragazza.

[…] Garlasco diviene un gioco mentale.

Si realizza e si compone nella teoria dell’altrimenti. Più che il sospetto è il piacere di immaginare che i fatti possano essersi svolti diversamente.

La filosofia del sospetto. D’altronde l’uomo è cattivo

Molto più degli animali.