La sconfitta di Orban, dopo quella di Meloni al referendum è un segnale politico chiaro: quello di Trump rischia di essere un abbraccio mortale, per chi l’ha sostenuto.

(di Francesco Cancellato – fanpage.it) – Suona beffardo, che mentre il presidente ungherese Victor Orban ammetteva la sua sconfitta contro Peter Magyar dopo un regno ininterrotto di più di quindici anni, Donald Trump annunciava la fine della trattativa con l’Iran e un blocco navale di tutti i porti iraniani contro la chiusura dello stretto di Hormuz, cioè borse a picco, benzina alle stelle, inflazione e disoccupazione.
Perché si ok, l’economia ungherese è un disastro, la riforma della giustizia in Italia era quel che era, e probabilmente pure i candidati conservatori in Canada e Australia non erano granché.
Però c’è un dato che comincia a diventare statistica, da qualche mese a queste parte: chi sta con Trump, chi l’ha sostenuto, chi ha cercato di brillare della sua luce riflessa, o ha sperato di poter godere dello status di partner privilegiato del sovrano americano, oggi paga un prezzo politico salatissimo.
Non è una questione di portare sfortuna, intendiamoci. Parliamo proprio di una chiaro segnale politico, che gli elettori di mezzo mondo stanno dando alle destre: se state con Trump – forse sarebbe meglio dire con Trump e Netanyahu – scordatevi pure il nostro voto.
Ieri è accaduto in Ungheria, con la sconfitta di Victor Orban, l’autocrate che sembrava invincibile. Qualche settimana fa a Giorgia Meloni, la cui riforma costituzionale è stata respinta da 15 milioni di elettori. E se andiamo a vedere i sondaggi, le destre segnano il passo quasi ovunque, nei grandi Paesi Occidentali – dalla Spagna al Regno Unito – se non dove – come in Francia e Germania – avevano apertamente criticato il presidente americano: l’aveva fatto Marine Le Pen già dopo la defenestrazione di Maduro in Venezuela, l’ha fatto Alternative far Deutschland dopo l’attacco americano-israeliano in Iran.
Non vogliamo addentrarci in analisi sociologiche un tanto al chilo, ma è come se la paura con cui le destre avevano educato gli elettorati di mezzo mondo si sia rivolta contro il capo dei suoi stregoni, e con i suoi fedeli apprendisti.
Il problema, per le destre Occidentali, è che oggi non fa più paura lo straniero, il diverso, l’ideologia woke, il centro sociale o il rave party. Meglio: magari lo fanno ancora. Ma fanno più paura le guerre, i dazi, le crisi economiche globali. Perché oggi è questo, banalmente, che minaccia la fine di quella inerte normalità cui le stanche e vecchie società occidentali sono aggrappate con le unghie e coi denti. Quella stessa normalità che le destre hanno offerto come merce politica negli ultimi decenni, illudendo le persone che con loro al governo si poteva tornare indietro, in un mondo tranquillo e felice di nazioni sovrane, purezza etnica e ricchezza per tutti che non è mai esistito.
Trump ha rotto l’incantesimo, mostrando l’agenda della destra e dei nazionalisti per quel che è: un mondo in cui il pesce più grande mangia il pesce più piccolo. E in cui lo Stato agisce sostenendo semprec chi è più grande e forte, siano essere aziende triliardarie, oligarchi con la passione per l’insider trading, regimi che ambiscono a fare strame dei propri nemici. Sulla pelle di quei deboli, ultimi e penultimi, che avevano riposto tutta la loro fiducia negli uomini e nelle donne forti di quella stessa destra .
Questo non vuol dire che il mondo sta aprendo gli occhi, né tantomeno che una stagione progressista sia alle porte. Vuol dire, banalmente, che oggi Trump e i suoi alleati fanno più paura di chiunque altro. Per la speranza, purtroppo, bisognerà aspettare ancora un po’.
Dove sono i commentatori anti Melone? Cominciano a rendersi conto che al referendum Meloni non ha perso e che, prima o poi, le chiacchiere diffuse da chi non capisce una mazza di dati elettorali si dimostreranno solo dei fake?
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Viste le solide amicizie della signora Meloni e le (momentanee) conseguenze di tali rapporti, io consiglierei estrema prudenza nell’ esprimere previsioni o giudizi.
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*amicizie soprattutto internazionali
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Hai saputo del sondaggio del lunedì diffuso da Mentana? Non avete capito niente del perché ha vinto il NO. Forse dovreste ringraziare i “picciotti” siciliani, calabresi, pugliesi e campani.
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Eccoci qui!
Vero anzi verissimo al referendum ha vinto il sí e la melona ne è uscita rafforzata!😁
Adesso però prendi la pastiglietta e torna a letto che fuori piove.
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Al referendum ha vinto il NO perché anziché discutere della riforma tutta la sinistra ha chiamato “alle armi” tutta la marmaglia facendole credere che si votava contro il governo meloni. Conseguentemente i “picciotti” siciliani, calabresi, pugliesi e campani che avevano perso il reddito di cittadinanza sono corsi a votare.
Che piaccia o no i SI sono stati superiori di 650 mila voti rispetto a quelli riportati, nel 2022, dai partiti che sostengono il governo.
Il sondaggio del lunedì di Mentana conferma che il partito di Giorgia è ancora il primo partito con il 29,3% delle preferenze, 3 punti in più rispetto al 2022.
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Sognaaaaa!!!
nemmeno davanti all’evidenza vi arrendete sorci neri!
Tornate nelle fogne!
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Poveretto, la matematica non è decisamente il tuo forte (“tuo”, si fa per dire: so benissimo che queste minchiate non sono farina del tuo sacco, ma di quello di qualche acchiappagonzi a cui per necessità o incapacità hai delegato il tuo pensiero, a tuo perenne detrimento).
Qualche numero non inventato.
Alle elezioni politiche del 2022 le formazioni che sostengono l’attuale Governo hanno riportato 12.305.014 voti (fonte: Wikipedia).
Al referendum, il SI ha riportato 12.447.077 voti (fonte: Ministero dell’Interno).
A casa mia, questo fa una differenza di soli 142.063 voti: un numero decisamente lontano dai “650 mila voti” che stai millantando.
Inoltre non si capisce perché questo “ragionamento” (tra virgolette perché non ha senso confrontare i dati di un’elezione politica con quelli di un referendum), oltre ad essere basato su dei dati completamente errati, debba anche valere soltanto per qualcuno: se la vogliamo mettere su questo piano, allora chi ha visto aumentare i loro voti di oltre seicentomila unità sono state (… rullo di tamburi…) le formazioni attualmente all’opposizione.
Scommetto che ora concorderai con me sul fatto che paragonare politiche e referendum non abbia poi molto senso.
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@Bastiancontrario Comunque
tralasciando le tue definizioni dei votanti “marmaglia” e legati al reddito di cittadinanza perduto (circa 1 milione di percettori nel 2023) oggi sostituito nel nome dall’Assegno di Inclusione (circa 1 milione di percettori nel 2025), sarà dure la Meloni non rivinca le elezioni, non per merito suo ma per demerito degli altri.
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con lo schiaffo che ha preso oggi da Trump meglio che torni a fare la babysitter, ruolo che le compete…
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più che avere perso Trampone, qualcuno afferma che ha vinto Soros
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Ma l’Ungheria non era una dittatura? Perchè non s’era mai visto un dittatore andarsene dopo elezioni regolari e facendo anche le congratulazioni al vincitore. Comunque quando l’UE applaude al risultato di un’elezione, per quel popolo sono c… amari.
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Infatti. Penso lo stesso anche io.
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Classica fallacia dell’argomento fantoccio: nessuno sano di mente ha mai definito l’Ungheria “una dittatura”.
Tuttavia, lo stesso Orbàn la definì “democrazia illiberale”, in un suo celebre discorso.
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