(di Marcello Veneziani) – Davanti al caso Epstein, gli atteggiamenti prevalenti sono stati di due tipi: voltare la testa dall’altra parte oppure scavare morbosamente dentro quel buco nero dell’inferno in pieno paradiso del potere. Il primo atteggiamento non riguarda solo gli struzzi, i vigliacchi, se non addirittura gli indulgenti e i conniventi nei confronti della terribile vicenda; riguarda anche tanti che hanno schifo, ribrezzo, a entrare nelle viscere del male, come se il male contaminasse anche chi ci entra solo per descriverlo, per parlarne o anche per condannarlo. Confesso che io sono stato tra questi, in tutte queste settimane di vetrina degli orrori. Avvertivo e avverto repulsione, non mi crogiolo nelle dinamiche del male. Ma non pochi amici e lettori mi hanno chiesto di affrontare il tema e qualcuno mi ha ricordato che avendo scritto un libro come La Cappa, questa scabrosa vicenda sembra la conferma di una cupola mondiale e trasversale che domina il mondo. Spinto di queste sollecitazioni e motivazioni, mi sono così avventurato nella selva oscura del finanziere di origine ebraica, impresario di Sodoma e Gomorra nel nostro tempo. Sappiamo che in principio è stata scoperchiata la botola nella speranza di incastrare Donald Trump, ma poi si è rivelato un mondo losco di potentati e affiliati che passava per uomini di stato, leader progressisti e democratici, fino addirittura all’americano più antiamericano che ci sia, il filosofo Noam Chomskij. Naturalmente divergono i livelli e i gradi di coinvolgimento ma il quadro è tristemente ampio ed eterogeneo. E in merito al caso Trump, la vicenda insegna e conferma una cosa: si vuole presentare Trump come la Bestia, il Mostro, il King Kong che si è impossessato della Casa Bianca. E invece i peggiori vizi di Trump non sono quelli che lo distinguono dal potere americano ma quelli che più lo integrano nella scia di quella cupola nefasta. Trump brutalizza ed esplicita tendenze insite nel potere americano.

Ma la vicenda va interpretata in una chiave più profonda e non può nemmeno ridursi alla semplice osservazione che il marcio si estendeva alla “sinistra”, ai dem, e ai poteri conniventi. C’è qualcosa di più importante e strutturale da notare. Così salendo di piano mi sono imbattuto nell’analisi che ha fatto il filosofo russo Alexandr Dugin alcuni giorni fa. Dugin ha spiegato con piglio scientifico e avvalendosi anche di alcune tabelle e mappe, questa sorta di inferno a gironi che coinvolge a vari strati i media, la moda, il cinema, l’istruzione, i mercati, la scienza, i servizi segreti, la politica e i vertici del potere occidentale. L’isola di Epstein era una specie di apoteosi gloriosa di una carriera, il finale approdo all’isola dei famosi, o se volete all’isola dei beati e dannati. Dugin studia la morfologia del potere, e dice che per rappresentare questa cupola non somiglia a una piramide ma bisogna passare da una prospettiva lineare a una gravitazionale. In altri termini il potere funziona come una calamita o un corpo celeste che esercita attrazione verso un nucleo nascosto e centrale. Un nucleo che Dugin ritene non un’anomalia ma il fulcro fondamentale del potere in occidente. E quello, per dirla con Franco Battiato, il centro di gravità permanente dell’Occidente “collettivo”, come lo chiama Dugin. Quel centro coincide con l’élite che comanda in Occidente. Se l’isola caraibica di Little Saint James è l’epicentro, “la terra di Zorro” è il suo cuore invisibile, esoterico. Ogni ambito prima indicato, svolgeva la sua funzione all’interno di questo impero del male, dalla moda alla scienza, culminando nel potere politico ed economico. Il successo professionale in ogni singolo settore era finalizzato a raggiungere la meta finale, dove raggiungevano il fior fiore, l’élite dell’élite. È molto accurata la descrizione del sistema e la sua architettura, i suoi gradi, il suo ruolo di governo-ombra, e poi le sue pratiche terribili, vorrei dire sataniche, tra pedofilia, sacrifici umani, riti sanguinari. La conclusione a cui perviene Dugin è netta: dobbiamo parlare di Epstein incessantemente perché “smaschera le corrotte élite liberali globaliste occidentali e ne mina il potere. Epstein È l’Occidente. Non la vittima, ma la sua essenza stessa. TUTTA la classe dirigente occidentale è Epstein. Epstein è la vera essenza del capitalismo. Il socialismo era fastidioso, crudele e malvagio. Ne ho fatto esperienza e non mi è piaciuto per niente. Ma il capitalismo liberale occidentale moderno è la vera catastrofe. Molto peggio. È Epstein. L’unica via d’uscita dall’inferno in cui si trova l’Occidente moderno è il ritorno alla fede cristiana, alla Chiesa e alla sacra Tradizione. Tolleranza zero verso la modernità. Altrimenti, prima o poi, gli oligarchi satanisti criminali prevarranno”.

Come tutte le radicalizzazioni assolute e apocalittiche, e le semplificazioni globali, è una tesi affascinante. Ma non dobbiamo perdere lo spirito critico e dobbiamo esercitare l’intelligenza e l’amor del vero fino in fondo, senza mai prendere la tangente dei teoremi e degli esorcismi magici allontanandosi dalla realtà. Possiamo dire che la congettura di questa architettura dà per certo e scontato quel che non è certo né scontato. Ci sono molte verità dimezzate, nascoste, incomprensibili e ci sono gradi diversi di coinvolgimento e di conoscenza; aver avuto Jeffrey Epstein come sponsor per un evento culturale non vuol dire che partecipi alle orge pedofili e ai riti di sangue. In secondo luogo non si può pensare al potere globale come una sorta di cabina di regia universale nelle mani del Demonio e dei suoi complici. Esistono cupole, ma non possiamo dedurre che tutto rientri dentro una specie di Grande Complotto e che quel Demiurgo Funesto si identifichi poi con Epstein o chi per lui (resta il mistero se ci sia qualcuno al di sopra di lui, e restano pure ombre sul suo suicidio). Non si può generalizzare ed estendere a tutti i vertici dell’Occidente l’assetto diabolico descritto in questa vicenda, di cui conosciamo frammenti e indizi ma di cui non disponiamo del quadro completo. Ho un giudizio assai critico della Cappa dominante, ma non credo che tutti i leader dell’occidente, non solo politici, siano dentro questa cupola del male, rispondano a quegli input e pratichino quei riti malefici di iniziazione a contrario. In secondo luogo, non credo all’esistenza di un netto spartiacque tra il Bene e il Male, né verticale né orizzontale: ovvero non credo che in alto ci sia il malefico potere delle élite e in basso ci sia il popolo sano e incontaminato; la corruzione magari parte dall’alto ma permea la società. Lasciamo da parte questi ingenui manicheismi di tipo populistico. Ma la stessa cosa, dicevo, obbietterei anche a livello orizzontale, presentando un mondo diabolico e corrotto tutto a Occidente e invece incontaminato e puro a Oriente. Non è così. Non sono un antirusso e nemmeno unantiputiano, come credo si sia capito negli anni; ma non mi sorprenderei che pratiche malefiche come quelle descritte ai Caraibi possano essere praticate anche in Russia e in altre autocrazie dell’Oriente o del mondo arabo-islamico. Altri Epstein asiatici per la gioia di altri dittatori e nomenklature… Diffido delle generalizzazioni ma anche del loro contrario, e cioè che il male sia tutto localizzato e confinato a Occidente. E sapete quanto io sia critico verso l’occidentalismo nichilista e l’americanizzazione del mondo. Insomma non distogliamo mai gli occhi dalla realtà, la mente dall’intelligenza critica e la nostra coscienza dall’amor di verità.